Green economy, Italia in chiaroscuro. Non si ferma il consumo di suolo, non decolla l’e-car (Foto Giovanni per Pexels)

Aumenta il biologico ma aumenta anche il consumo di suolo. Le emissioni di gas serra sono in calo, ma poco. Le città fanno passi avanti nella transizione ecologica ma la mobilità green si scontra con l’alto ricorso all’auto privata. In Italia ci sono 701 auto ogni mille abitanti e l’auto elettrica non decolla, si ferma a una quota di mercato del 7,6%, in calo. È una fotografia in chiaroscuro quella sulla green economy in Italia, restituita oggi dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2025.

Il dossier è stato presentato in apertura degli Stati Generali della Green Economy, il summit verde promosso dal Consiglio Nazionale della Green Economy e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Green economy a luci e ombre, dicono i promotori, ma all’Italia non conviene fare retromarcia sulla transizione. Dati negativi vengono dall’aumento dei consumi finali di energia per edifici e trasporti e dall’impatto della crisi climatica; dati positivi dalla produzione di energia elettrica da rinnovabili, arrivata al 49% di tutta la generazione nazionale di elettricità, dall’economia circolare e dalla crescita del 24% dell’agricoltura biologica.

Green economy, non tornare indietro

Ma di fronte alla transizione alla green economy “decarbonizzata, circolare e che tutela il capitale naturale”, all’Italia conviene tornare indietro? È la domanda al centro dell’edizione degli Stati generali della green economy. Nessun dubbio per Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile: «Noi riteniamo di no, anche alla luce dell’impatto positivo sull’economia italiana avuto con i progetti del PNRR, nei quali è stato rilevante l’aspetto della sostenibilità ambientale. Senza il PNRR, il PIL italiano sarebbe stato in stagnazione o, addirittura, in recessione e sarebbe stato molto difficile contenere il deficit al 3%. Per l’Italia, al centro dell’hot-spot climatico del Mediterraneo, con un aumento delle temperature che corre il doppio della media mondiale, la transizione energetica e climatica è di vitale importanza».

Crisi climatica ed eventi estremi

Ecco dunque qualche numero sulla green economy in Italia. Sul versante della crisi climatica, dal 1990 al 2024 l’Italia ha ridotto le emissioni complessivamente del 28%, ma nel solo 2024 il taglio delle emissioni di gas serra è stato di poco più di 7 milioni di tonnellate, neanche un meno 2% su base annua, un quarto della diminuzione registrata nel 2023. Per raggiungere l’obiettivo assegnato all’Italia nell’ambito del burden sharing europeo del 43% al 2030, occorre tagliarle di un altro 15% nei rimanenti 6 anni.

Il paese soffre, e molto, la crisi climatica. In Italia il 2024 è stato l’anno più caldo di sempre con oltre 3.600 eventi climatici estremi, quattro volte quelli del 2018. Tra il 1980 e il 2023 in Italia i danni causati all’agricoltura da eventi atmosferici estremi sono stati pari a 135 miliardi di euro, il più elevato in Europa.

Energia e rinnovabili

L’Italia rimane fra i paesi europei con la più alta dipendenza energetica dall’estero. Per i consumi finali di energia, le stime per il 2024 non sono positive: i consumi registrano un aumento di circa l’1,5%, da ricondursi interamente ai settori degli edifici e dei trasporti, che si confermano i veri settori “hard to abate”.

Bene invece le rinnovabili: la produzione di elettricità da rinnovabili ha superato i 130 miliardi di kWh, al 49% della generazione di elettricità, in traiettoria col target del PNIEC, del 70% al 2030. Nei primi sei mesi 2025 è però possibile un nuovo rallentamento, stimato nel 17% per le nuove installazioni di eolico e fotovoltaico rispetto al primo semestre del 2024, probabilmente per la fine del superbonus del 110% e per la frenata attivata da alcune Regioni.

L’Italia ha buoni numeri sull’economia circolare, con le migliori performance di circolarità fra i grandi paesi europei (ad esempio per tasso di utilizzo circolare dei materiali, di riciclo e riciclo degli imballaggi).

Auto elettrica ferma

Non decolla invece l’auto elettrica. Nel 2024 l’Italia ha raggiunto il record europeo di 701 auto ogni 1000 abitanti (571 la media UE di 571), mentre la produzione di auto è scesa ai minimi storici, a 310 mila unità, con una quota, ormai marginale, del 2,1%, della produzione di auto in Europa. “Dopo aver perso il treno dell’industria automobilistica tradizionale, – si legge nella sintesi sulla green economy – si stanno accumulando ritardi anche nell’industria automobilistica del futuro, quella delle auto elettriche, calate del 13% nel 2024, con una quota di mercato in diminuzione dall’8,6% al 7,6%, un terzo della media UE che è al 22,7%. Benzina e diesel alimentano ancora l’82,5% del parco e il parco auto invecchia ogni anno di più, è arrivato a una media di 12,8 anni”.

Prosegue il consumo di suolo

Altri numeri sulla green economy segnalano la crescita del biologico. Il 28% di tutta la superficie biologica nazionale si concentra in Sicilia, Puglia e Toscana. Non si ferma però il consumo di suolo. Fra il 2022 e il 2023 è stato di 64,4 km2, circa 17,6 ettari al giorno, il terzo valore più alto dal 2012. E un suolo impermeabile contribuisce ad aumentare l’impatto degli eventi meteo estremi.

Le città italiane sono molto esposte ai rischi della crisi climatica e, nei mesi estivi del 2024, il 90,6% della popolazione residente nelle città italiane è stata esposta a temperature medie superiori a 40°C. Fanno però passi avanti nella transizione ecologica. “Grazie alla partecipazione ad iniziative europee e ai fondi del PNRR, – spiega la nota degli Stati generali – molte città hanno realizzato interventi di mitigazione e di adattamento alla crisi climatica e iniziative dedicate alla transizione ecologica: impianti innovativi per la gestione rifiuti urbani, aumento di piste ciclabili e potenziamento del trasporto pubblico, rinnovo delle flotte di bus, tutela e valorizzazione del verde urbano, ecc. Nel 2026, terminati i fondi del PNRR, occorrerà attivare nuove forme di finanziamento per continuare a sostenere la grande vivacità e qualità delle iniziative per la transizione ecologica avviate nelle città”.

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