Dopo “Essere o non essere”, la domanda che più suscita perplessità e riflessione in questo periodo sembra essere “Aperto o chiuso?” (il negozio, la domenica). Sulla questione è stato detto tantissimo e anche noi di Help Consumatori abbiamo approfondito il più possibile l’argomento, fino a quando abbiamo pensato che sarebbe stato opportuno chiedere direttamente ai consumatori, ovvero il nostro target di lettori principale, quale fosse la loro opinione.

Il sondaggio lanciato sulla pagina Facebook di Help Consumatori ha avuto un eco che noi stessi non ci aspettavamo. Il 56% dei votanti preferirebbe che i negozi restassero aperti 7 giorni su 7 ma al di là dei voti espressi, in tanti avete commentato e condiviso le nostre notizie sull’argomento. Da qui, si può trarre si sicuramente un primo dato importate: il tema delle aperture domenicali dei negozi è senza ombra di dubbio un tema particolarmente sentito da tutti.

Trovare una risposta che metta d’accordo tutti è invece piuttosto complesso. In molti avete sostenuto la tesi (più che giustificata) del garantire riposo e tempo libero da passare in famiglia ai lavoratori della GdO, ma altrettanti hanno controbattuto che, purtroppo, con la vita frenetica che si fa durante la settimana, la domenica diventa l’unico giorno per fare la spesa o portare i figli a misurare le scarpe nuove.

Poi c’è il fronte dei “sindacalisti” che, altrettanto giustamente, reclama orari più umani e salari adeguati per coprire i turni domenicali. Aperti sì, ma che almeno ne valga la pena per chi lavora.

Interessanti sono state anche le opinioni di coloro che hanno provato a sondare lo scenario dei negozi chiusi la domenica arrivando alla conclusione, più che logica e nient’affatto da trascurare, che ciò significherebbe perdere posti di lavoro che probabilmente determinerebbe un ulteriore riduzione del reddito disponibile che non farebbe incrementare nessun’altra economia alternativa a quella che ruota attorno ai centri commerciali.

Ci sono stati poi alcuni commenti che ci hanno spinto a ragionare sull’ipotesi per la quale tutti, ma proprio tutti, gli esercizi che di solito troviamo aperti la domenica o i festivi restassero improvvisamente chiusi.

È una provocazione, naturalmente, ma come sarebbe una domenica senza un cinema, senza un ristorante, senza bar, senza un museo o un parco divertimenti aperto? Perché ad avere una famiglia, d’altra parte, non sono solo i negozianti o i commessi e quindi immaginiamo che anche un ristoratore vorrebbe poter passare del tempo a casa sua.

Ma poi (e lanciamo un’altra provocazione), siamo sicuri che ci sia davvero tutta questa voglia di stare in casa, andare a trovare i parenti (che magari si odiano da anni), passeggiare al mare o in montagna (che per raggiungerli ci vuole la macchina e quindi devi farti il traffico), fare le torte e le pizze in casa? E se mentre si rompono le uova per fare la crostata da mettere in tavola per il pranzo della domenica, ci si accorge che non c’è abbastanza marmellata, dove la si compra se è tutto chiuso?

Se poi l’intento di tenere i negozi chiusi domenica e festivi è quello di portare la famiglia fuori dalle mura domestiche alla scoperta del territorio circostante o fortificarla grazie al tempo da trascorrere tutti uniti, bisogna considerare il fatto che potrebbe risultare un progetto alquanto complicato da realizzare.

Un esempio? Ecco la sintesi, estremizzata, di una situazione tipo: “Oh, sbrighiamoci col pranzo da tua mamma che alle 15.00 c’è la partita su DAZN”. “Si ma poi ci guardiamo un film su Netflix, anzi recuperiamo le puntate che ci mancano per finire quella serie TV prima che inizi la nuova stagione”, “Ho invitato il vicino a farci una partita con la X-Box”. Ed è subito sera. “E cosa mangiamo per cena? Ordiniamo la pizza su Foodora. E sì, tanto quelli lavorano ancora. O forse no”.

Ma questo è un altro discorso, e magari un altro sondaggio.

@ELeoparco

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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