Infanzia a rischio, Save The Children: disuguaglianze e povertà incidono sulla salute dei bambini

Infanzia a rischio, Save The Children: disuguaglianze e povertà incidono sulla salute dei bambini

Infanzia a rischio, Save The Children: disuguaglianze e povertà incidono sulla salute dei bambini

Save The Children ha presentato la XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Come stai?”. Dati, mappe e interviste fotografano l’intreccio tra disuguaglianze e salute e mettono in luce le gravi diseguaglianze territoriali nel servizio sanitario

Poveri di tutto, anche di salute. Le bambine, i bambini e gli adolescenti colpiti dalle disuguaglianze socioeconomiche, educative e territoriali, ne subiscono l’impatto anche sulla salute e il benessere psico-fisico: è quanto emerge dalla XIII edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia “Come stai?” , diffuso oggi da Save the Children in vista della Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

“Dati, mappe e interviste fotografano l’intreccio tra disuguaglianze e salute che la pandemia ha amplificato – spiega l’Organizzazione – e i tanti, troppi volti diversi di un servizio sanitario che spesso è “nazionale” solo sulla carta, per le gravi disuguaglianze territoriali e la distanza che intercorre tra le sue punte di eccellenza e i suoi baratri”.

Ma non è solo il sistema sanitario ad influenzare la salute dei bambini, sulla quale gravano tutti i determinanti sociali legati al contesto territoriale in cui si cresce, alle condizioni economiche, al livello di istruzione, all’ambiente, alle reti sociali e dei servizi.

Infanzia a rischio, i primi anni di vita

Per contrastare le disuguaglianze dei bambini sin dalla nascita è importante intervenire precocemente e in modo integrato, dalla gravidanza alle prime fasi di vita. Da questo punto di vista, consultori e Punti Nascita sono una presenza importantissima sui territori ma purtroppo non abbastanza capillari. In Italia – spiega Save The Children – abbiamo in media 1 consultorio ogni 32 mila abitanti (dati 2018-2019), ben al di sotto dello standard previsto di 1 ogni 20 mila.

Inoltre sono profondamente diseguali a livello territoriale anche le strutture sanitarie e i servizi territoriali dedicati alla prima infanzia. Anche servizi come l’home visiting, cioè visite alle mamme e ai neonati al loro rientro dall’ospedale a casa, sono fondamentali anche per intercettare i disturbi dell’umore delle madri dopo il parto, che spesso in ospedale passano del tutto inosservati.

L’Atlante mette in luce anche le profonde diseguaglianze economiche e territoriali in cure e mortalità. Per quanto i tassi di mortalità infantile siano ormai stati ridotti ai minimi storici, le differenze presenti tra le regioni sono molto significative – osserva Save The Children. – Il divario tra la Toscana, la regione più virtuosa, e la Calabria è enorme: nel 2019 in Calabria il tasso di mortalità infantile era il triplo di quello toscano, 4,42 a fronte di 1,45 per ogni 1000 nati vivi. Questi dati potrebbero essere stati aggravati dal periodo pandemico (non sono ancora disponibili quelli su 2020-2021), visto che molti servizi e visite specialistiche hanno subito interruzioni o pesanti ritardi a causa dell’emergenza Covid-19.

Nell’ambito della salute e del benessere del bambino anche gli asili nido giocano un ruolo fondamentale e sono uno strumento impareggiabile per la riduzione delle disuguaglianze già nella prima infanzia. “Se sommiamo servizi pubblici e privati – osserva l’Organizzazione – l’Italia non è ancora riuscita a raggiungere l’obiettivo di portare negli asili il 33% dei bambini sotto i tre anni, una soglia davvero bassa se si considera che il nuovo obiettivo europeo, fissato al 2030, è di arrivare al 50%”.

L’idea, invece, è che il nido diventi un punto di riferimento territoriale in cui possano convergere le diverse realtà, in modo che diventi un vero e proprio hub territoriale di incontro tra servizi sociosanitari.

 

Consultori familiari ed equipe (Fonte: Atlante dell’infanzia a rischio in Italia)
Consultori familiari ed equipe (Fonte: Atlante dell’infanzia a rischio in Italia)

 

L’inquinamento influisce sulla formazione

L’inquinamento è uno dei fattori che può interferire più significativamente con lo sviluppo dei bambini. Le polveri sottili presenti nell’aria hanno la capacità di penetrare nei polmoni ed entrare in circolazione, aumentando il rischio di asma ma anche di diabete.

“Si stima che in Italia l’8,4% dei bambini tra i 6 e i 7 anni soffra di asma e l’aria inquinata non è solo capace di acuire i sintomi della patologia respiratoria ma può provocarla ex novo – spiega Save The Children. – Secondo recenti dati, sappiamo che l’81,9% della popolazione italiana (e quindi dei minorenni) vive in zone con inquinamento atmosferico superiore ai valori massimi indicati”.

Ma l’inquinamento non riguarda solo l’aria: ci sono le sostanze chimiche che troviamo nel terreno o nell’acqua (ad esempio i pesticidi o le sostanze perfluoroalchiliche, i cosiddetti PFAS) che possono compromettere metabolismo e funzioni ormonali e interferiscono anche con il neuro-sviluppo dei bambini.

Soprattutto per chi vive in città, dunque, è davvero difficile non esporre i propri bambini all’inquinamento atmosferico, un rimedio però c’è: la “terapia del verde”. Bambini che trascorrono molto tempo a contatto con la natura sono meno stressati e generalmente più sani. Ecco perché – osserva l’Organizzazione – sarebbe importantissimo che soprattutto le strutture dedicate all’infanzia (come le scuole e gli asili nido) fossero dotate di spazi verdi, che purtroppo – nella realtà del nostro Paese – spesso scarseggiano.

Infanzia a rischio, obesità e povertà alimentare

L’obesità infantile è una patologia sempre più diffusa nel nostro Paese ed è spesso collegata a problemi di povertà alimentare (il cibo a basso costo ha un impatto negativo sulla salute) e/o sedentarietà – spiega il Rapporto.

“Secondo le stime dell’OMS – ricorda l’Organizzazione – in Italia è obeso il 17% dei bambini tra i 5 e i 9 anni e a livello internazionale il nostro Paese è ai vertici della classifica europea insieme a Cipro, Spagna, Malta e Grecia”. Secondo i pediatri la situazione sarebbe poi persino peggiorata durante la pandemia, quando tutte le attività sportive sono state sospese e molti bambini/e hanno rinunciato a riprendere l’attività quando questo era nuovamente possibile.

Il modo più efficace per azzerare la povertà alimentare dei bambini dai 3 ai 10 anni – spiega Save The Children – è garantire un pasto proteico di qualità (possibilmente biologico e a kilometro zero) a scuola, cioè avere la possibilità di usufruire di una mensa alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria. Ma la mensa scolastica rappresenta anche un servizio essenziale per garantire opportunità eguali di salute e di apprendimento.

Tuttavia la presenza e la qualità delle mense è molto superiore nei comuni più ricchi. Laddove la povertà socioeconomica e educativa sono più incisive, invece, le mense sono merce rara: ad esempio, le province di Ragusa, Agrigento, Catania registrano percentuali inferiori al 10% di copertura, e Napoli e Palermo sotto al 6%.

“Questo – afferma l’Organizzazione –  è chiaramente causa di ulteriori disuguaglianze, perché il diritto di bambini e bambine di accedere alla mensa dovrebbe essere garantito a prescindere che si trovino ad andare a scuola in un comune ricco o in dissesto finanziario”.

 

Povertà alimentare (Fonte: Atlante dell’infanzia a rischio in Italia)
Povertà alimentare (Fonte: Atlante dell’infanzia a rischio in Italia)

 

Infanzia a rischio, la salute mentale

Uno sguardo, infine, al difficile passaggio dall’infanzia all’adolescenza e alle problematiche legate alla salute mentale, che stanno acquisendo un peso sempre più significativo.

In Europa, infatti, il suicidio è la seconda causa di morte tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali. Nel mondo più di 1 adolescente su 7 tra i 10 e i 19 anni convive con un disturbo legato alla salute mentale, circa il 13% di ragazze e ragazzi di quella fascia d’età, ma a livello nazionale mancano dati certi sulla salute mentale dei più giovani. Eppure – osserva Save The Children – è un problema sempre più impellente che non ha fatto che peggiorare in epoca Covid con l’aumento dei casi di ansia, depressione, solitudine, stress, paura, tensione, rabbia, stanchezza, confusione e preoccupazione.

Inoltre  non sempre la risposta da parte dei servizi pubblici è stata adeguata, ecco perché – spiega l’Organizzazione – anche in questo caso le disuguaglianze socio-economiche delle famiglie di provenienza hanno tracciato una netta separazione tra chi, non avendo risposta adeguata nel pubblico, si è potuto rivolgere al privato, e chi non ha potuto accedervi rimanendo isolato.


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