Meta AI su WhatsApp, Antitrust amplia procedimento per abuso di posizione dominante (Foto di Pete Linforth da Pixabay)
Meta AI su WhatsApp, Antitrust amplia procedimento per abuso di posizione dominante
L’Antitrust amplia il procedimento sul caso Meta AI su WhatsApp. Per l’Autorità le nuove condizioni contrattuali possono limitare lo sviluppo nel mercato dei servizi di AI Chatbot
L’Antitrust continua a guardare all’integrazione di Meta AI su WhatsApp. E amplia il procedimento istruttorio che aveva avviato verso Meta perché, secondo l’Autorità, le nuove condizioni contrattuali di WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre scorso, e l’integrazione di nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta AI in WhatsApp “possono limitare produzione, sbocchi o sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot”.
In pratica le imprese che vogliano utilizzare la piattaforma WhatsApp come canale per offrire il proprio servizio di AI Chatbot, devono rispettare nuove condizioni di contratto che ne determinano l’esclusione dalla piattaforma: con effetto immediato, per le imprese non ancora presenti su WhatsApp al 15 ottobre 2025 e, per quelle già presenti, a partire dal 15 gennaio 2026. E fra i servizi di AI Chatbot che già sono presenti sulla piattaforma WhatsApp ci sono sia imprese di grandi dimensioni e verticalmente integrate, o comunque con importanti relazioni finanziarie e commerciali con le big tech sia nuove imprese minori.
L’esclusione delle imprese concorrenti
L’Antitrust ha dunque ampliato il procedimento istruttorio avviato nei confronti di Meta Platforms Inc., Meta Platforms Ireland Limited, WhatsApp Ireland Limited e Facebook Italy S.r.l. (Meta) con riferimento alle condizioni contrattuali WhatsApp Business Solution Terms. Queste condizioni escludono dalla piattaforma WhatsApp, dal 15 ottobre 2025, le imprese concorrenti di Meta AI nel mercato dei servizi di AI Chatbot. L’Autorità ha inoltre avviato il procedimento per adottare eventuali misure cautelari in riferimento alle nuove condizioni contrattuali di WhatsApp Business Solution Terms e all’integrazione di ulteriori nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta AI in WhatsApp.
Le ripercussioni nel mercato dei servizi AI Chatbot
Secondo l’Antitrust la modifica delle condizioni contrattuali “è suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot, a danno dei consumatori, e costituisce una possibile violazione dell’articolo 102 TFUE”.
La violazione della normativa sulla concorrenza, aggiunge l’Autorità, può pregiudicare la contendibilità del mercato a causa della scarsa propensione dei consumatori a cambiare le abitudini, cosa che ostacola il passaggio a servizi concorrenti.
Nel provvedimento l’Antitrust spiega che l’interfaccia di Meta AI in WhatsApp risulta essere modificata rispetto a quanto descritto nella delibera di avvio del procedimento (nel luglio 2025) rendendo Meta AI ancora più integrata nel servizio. Il 15 ottobre 2025, Meta risulta aver modificato, con effetto immediato, le condizioni contrattuali. L’Antitrust spiega che “in forza delle nuove condizioni generali di contratto, alle imprese che forniscono servizi e tecnologie di AI è fatto divieto di accedere al canale WhatsApp ovvero di utilizzarlo allo scopo di fornire agli utenti della piattaforma WhatsApp tali servizi e tecnologie, qualora essi siano la principale funzionalità resa disponibile (c.d. servizi di AI Chatbot o Assistenti AI)”.
Per le imprese che offrono servizi di AI generalista e che non erano già presenti su WhatsApp, questi termini sono immediatamente vigenti, per le altre si applicano dal 15 gennaio 2026.
Gli utenti e la resistenza a servizi AI alternativi
Per l’Autorità questa condotta preclude ai soggetti che offrono sul mercato servizi di intelligenza artificiale alternativi a Meta AI l’accesso al bacino degli utenti WhatsApp, con distorsione della concorrenza a vantaggio di Meta. Tutto questo anche perché Meta detiene una posizione dominante – WhatsApp ha raggiunto nel 2025, spiega l’Antitrust, oltre 2 miliardi di utenti nel mondo e oltre 37 milioni di utenti in Italia.
“Il diniego all’accesso opposto da Meta ai propri concorrenti, attraverso la definizione delle nuove condizioni contrattuali di WhatsApp, è suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico, a danno dei consumatori, nel diverso mercato dei servizi di AI Chatbot, nel quale Meta opera dal marzo 2025, con il lancio di Meta AI sulla piattaforma WhatsApp”.
La condotta di Meta impedisce insomma a imprese che forniscono servizi di AI Chatbot di utilizzare WhatsApp, precludendo dunque l’accesso agli utenti di questa piattaforma. Questi, a loro volta, non saranno spinti a cercare servizi di intelligenza artificiale alternativi a Meta AI. Le distorsioni concorrenziali infatti “potrebbero risultare amplificate dall’effetto di lock-in o di dipendenza funzionale degli utenti di WhatsApp i quali, per il fatto stesso di avere un unico servizio di AI Chatbot disponibile su tale canale (…) , svilupperanno rispetto ad esso una familiarità d’uso potenzialmente suscettibile di determinarne una resistenza allo switching verso servizi alternativi”. Insomma: i consumatori, abituati al servizio che hanno a disposizione, non cercheranno di passare ad altro.

