Olio d'oliva, in Italia cala la produzione. L'indagine dell'Area Studi Mediobanca (foto Pixabay)
Olio d’oliva, in Italia cala la produzione. L’indagine dell’Area Studi Mediobanca
L’Area Studi Mediobanca ha pubblicato un aggiornamento dell’indagine sull’industria dell’olio d’oliva in Italia: dal 2014 al 2024 la SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale destinata alla coltivazione di olivi si è ridotta del 7,1%
Nel 2024-2025 inversione di marcia per l’olio d’oliva: la produzione mondiale ha toccato il massimo storico di 3,6 milioni di tonnellate (+38% sul 2023- 24). %). In controtendenza l’Italia (-31,8%), che ha dimezzato il proprio peso sulla produzione mondiale dal 12,7% del 2023-24 al 6,3% del 2024-25.
Sono i dati dell’indagine sull’industria dell’olio d’oliva in Italia, pubblicata dall’Area Studi Mediobanca.
Olio d’oliva, tendenze in Italia
In Italia ci sono sempre meno oliveti. Infatti dal 2014 al 2024 la SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale destinata alla coltivazione di olivi si è ridotta del 7,1%.
Spicca la Calabria (30,4% della SAU ragionale, -6,7% sul 2014), seguita dalla Puglia (27,3% della SAU, -2,7%). In crescita del 32,4% la SAU coltivata con olivi della Lombardia, che incide poco sul totale regionale (0,3%). La Puglia, invece, è la prima regione italiana per produzione di olio d’oliva con il 45,1% del totale nazionale. Completano il podio la Sicilia (10,7%) e la Calabria (10,3%); seguono Toscana (8,3%) e Lazio (6,8%).
Secondo quanto rilevato dall’indagine la scarsità dell’offerta italiana continua ad incidere sui prezzi dell’EVO nazionale, più elevati rispetto ai maggiori mercati mondiali. Inoltre in Italia è stato registrato un calo del 4% dei consumi .
In Italia il 70% circa dei consumi di olio d‘oliva è veicolato dal canale della Gdo. Secondo le elaborazioni dell’Area Studi Mediobanca su dati NielsenIQ, le vendite di olio d’oliva nella Gdo nei dodici mesi terminanti con il terzo trimestre 2025 sono calate del 7,1% a valore (+12,6% i volumi).
L’EVO a marchio del distributore (un quarto del totale di categoria) è calato sia a valore (-17,4%) che a volume (- 6,3%), anche in conseguenza dell’attività promozionale, che ha raggiunto il 59,8% (+19,7% sull’anno precedente).

