Decreto bollette (Foto Pixabay)
Decreto bollette, via libera. Le (fragili) misure per le famiglie
Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il decreto bollette. Fra le misure per le famiglie, c’è un contributo di 115 euro l’anno per i nuclei vulnerabili e uno su base volontaria da parte delle imprese per famiglie con Isee inferiore a 25 mila euro
Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri l’atteso decreto bollette. Fra le misure per le famiglie, viene previsto un “contributo aggiuntivo di 115 euro all’anno sulla bolletta elettrica per 2,7 milioni di famiglie vulnerabili che già percepiscono il bonus sociale pari a 200 euro annui”. Secondo la nota ufficiale di Palazzo Chigi, il beneficio per le famiglie vulnerabili sarà di 315 euro l’anno.
Per le famiglie con Isee inferiore a 25 mila euro e non titolari di bonus sociali, c’è la possibilità di avere un contributo fino a 60 euro in bolletta elettrica. Le famiglie interessate sarebbero 4 milioni e mezzo ma c’è da considerare che “il contributo è riconosciuto su base volontaria dalle imprese venditrici di energia elettrica a copertura dei costi di acquisto dell’energia del primo bimestre utile dell’anno. Ai venditori che aderiscono al meccanismo è rilasciata una attestazione che può essere utilizzata anche a fini commerciali”. Dipenderà insomma dalla disponibilità delle aziende. Allo stesso tempo, c’è da ricordare che la soglia Isee l’accesso ai bonus sociali è di 9.796 euro, 20 mila euro quella per i nuclei familiari con almeno 4 figli a carico.
“Con questo provvedimento, che vale oltre tre miliardi di euro – ha detto il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto – interveniamo su una priorità assoluta: garantire energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese, con risparmi effettivi. Il governo ha scelto ancora una volta la strada della concretezza, per la competitività del sistema Paese e per la crescita economica”.
UNC: sospeso il giudizio in attesa del testo
“Sospendiamo il giudizio in attesa di vedere il testo – ha commentato Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori – È evidente, infatti, che se, come ha detto la Premier in un video, lo sconto di 115 euro si aggiungesse ai 200 euro del 2025 e non lo sostituisse, sarebbe una novità positiva, un netto miglioramento. Certo resta il giudizio fortemente negativo per il taglio dell’Isee che nel 2025 arrivava a 25 mila euro mentre attualmente non sappiamo ancora se sarà innalzato rispetto ai 9.796 euro di chi già riceve il bonus sociale”.
Inoltre, aggiunge Vignola, “la possibilità per i venditori di poter abbassare i prezzi a chi ha un Isee inferiore a 25 mila euro in cambio di visibilità, non è altro che uno scaricabarile del Governo, che se se ne lava le mani”.
Codacons: bonus palliativo
Insoddisfazione viene invece dal Codacons, per il quale il decreto non è in grado di far scendere le bollette di luce e gas.
“Il bonus deciso in favore delle famiglie meno abbienti è un palliativo che non risolve il problema del caro-energia in Italia, stessa cosa dicasi per il contributo su base volontaria lasciato alla totale discrezione delle aziende energetiche – afferma l’associazione – Interventi questi che incidono solo sul breve periodo senza apportare vantaggi alla intera collettività e al mondo delle imprese. Le altre misure approvate oggi (ieri ndr) non solo non forniscono adeguate certezze circa la capacità di tramutarsi in un reale abbattimento delle tariffe di luce e gas pagate da utenti e imprese, ma potrebbero anche scontrarsi con i veti di Bruxelles”.
Sunia: sussidi una tantum non bastano
I costi energetici fanno sempre più parte degli (alti) costi dell’abitare. E così sul tema interviene il Sunia, il sindacato degli inquilini, che auspica “sostanziali modifiche” durante l’esame parlamentare del testo.
Per il segretario generale Stefano Chiappelli “il decreto bollette, approvato dal Governo, dopo tanti annunci delude molte aspettative e appare una scelta di impatto limitato sui gravi problemi che da tempo assillano tante famiglie italiane alle prese con costi proibitivi dell’energia”.
Per il Sunia le scelte del decreto, con il contributo fino a 115 euro per le famiglie vulnerabili e la facoltà rimessa ai venditori di un contributo per le famiglie con Isee sotto i 25 mila euro, sono “parziali” e sono “l’ennesimo palliativo “una tantum” che non affronta i temi reali e strutturali del caro energia, a partire dalla necessità di privilegiare e non mortificare, ma incentivare il ricorso alle fonti rinnovabili. Appare in questo senso condivisibile l’intendimento di incentivare il ricorso a contratti pluriennali da fonti rinnovabili di lunga durata, ma nel complesso si avverte chiaramente la sostanziale assenza di misure per assicurare riduzioni sensibili e soprattutto stabili sui costi energetici che ormai riguardano fasce molto ampie delle famiglie”.
“Per quanto ci riguarda – conclude il Sunia – apriremo in tutte le nostre sedi un attento confronto con i cittadini che quotidianamente ci sottopongono sollecitazioni in merito alla crescente insostenibilità dei costi energetici, ormai parte integrante dei più complessivi costi dell’abitare”.

