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Pnrr, sanità in ritardo: spesi solo il 18% dei fondi, rischio flop per ospedali e posti letto
Secondo Gimbe, il rispetto delle scadenze non basta: mancano personale, servizi e attivazioni. A un anno dalla fine, il quadro è critico.
Al 30 giugno 2025, tutte le quattro scadenze previste per il Pnrr sanità- Missione 6 risultano formalmente rispettate, comprese due milestone europee. Tuttavia, il monitoraggio indipendente dell’Osservatorio Gimbe lancia l’allarme: solo 5 target su 14 risultano pienamente in linea, e l’82% delle risorse stanziate non è ancora stato speso. Per il presidente Nino Cartabellotta, rispettare le scadenze non significa avere una sanità più forte:
“In questa fase finale, la corsa è contro il tempo, perché le date non bastano a indicare il vero stato di avanzamento dei progetti”.
Case e Ospedali di Comunità: numeri lontani dal target
Uno dei capitoli più critici riguarda la riorganizzazione dell’assistenza territoriale. L’obiettivo del Pnrr prevede, entro il 30 giugno 2026, l’entrata in funzione di 1.038 Case della Comunità con servizi e personale completo. Ma a fine 2024, solo 164 strutture (15,8%) avevano attivato tutti i servizi previsti, e appena 46 (4,4%) disponevano effettivamente di medici e infermieri.
La situazione non è migliore per gli Ospedali di Comunità, pensati per accogliere i pazienti dimessi dagli ospedali acuti. Ne servirebbero almeno 307 pienamente operativi entro il 2026. Ma, alla fine del 2024, solo 124 strutture (40,4%) dichiaravano almeno un servizio attivo, e nessun dato era disponibile sul personale. “L’obiettivo di rafforzare le cure intermedie rischia di naufragare”, commenta Cartabellotta.
Terapie intensive e semi-intensive ancora sotto quota
Altro fronte nevralgico è quello dei posti letto in terapia intensiva e semi-intensiva. Il Pnrr prevede, entro il 2026, 2.692 posti letto in terapia intensiva e 3.230 in semi-intensiva. Ma, al 21 marzo 2025, erano stati attivati solo 890 letti di terapia intensiva (33,1%) e 1.199 di semi-intensiva (37,1%).
Una carenza che pesa doppiamente, considerando le lezioni della pandemia. “È surreale che a cinque anni dal Covid l’Italia non abbia ancora completato un’infrastruttura essenziale per affrontare future emergenze sanitarie”, denuncia Cartabellotta.
Un conto alla rovescia per la sanità pubblica
A un anno dalla fine del Pnrr, il rischio è quello di ritrovarsi con obiettivi formalmente rispettati ma senza un reale miglioramento dei servizi sanitari. Senza personale, strutture pienamente operative e fondi realmente spesi, le promesse di potenziamento della sanità territoriale e ospedaliera rischiano di restare incompiute.
La Missione Salute, pilastro fondamentale del piano post-pandemico, è chiamata ora a recuperare terreno, altrimenti l’Italia si ritroverà con un’occasione persa e un sistema ancora fragile.

