https://www.pexels.com/it-it/foto/famiglia-che-cammina-sul-sentiero-1682497/a (Foto Vidal Balielo Jr. per Pexels)
Rapporto Istat 2025: famiglie fragili, povertà elevata
In Italia oltre un quinto della popolazione è a rischio di povertà. Sono in povertà assoluta 2 milioni e 200 mila famiglie, circa 1 milione e 300 mila minori. I dati del Rapporto Istat 2025 su famiglie e povertà
Famiglie fragili e con un livello di povertà che rimane alto. In Italia oltre un quinto della popolazione è a rischio di povertà; sono in povertà assoluta 2 milioni e 200 mila famiglie, l’8,4% del totale; più esposte a povertà assoluta sono le famiglie con minori, le famiglie giovani con figli, le famiglie nel Mezzogiorno e quelle composte da soli stranieri. I redditi da lavoro non salvano dalle condizioni di fragilità e di povertà.
È il quadro che emerge dal Rapporto Istat 2025, che riporta la situazione del paese ed “esamina – informa l’Istat – i cambiamenti economici, demografici e sociali che hanno interessato il Paese nell’anno appena trascorso, offrendo un quadro informativo ampio e approfondito sulle principali sfide del nostro tempo e su quelle che l’Italia sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni”.
Italia, famiglie fragili, povertà in aumento rispetto a dieci anni fa
“Le condizioni economiche delle famiglie restano fragili – rileva l’Istat – La povertà assoluta è stabile rispetto all’anno precedente ma in aumento nel confronto con il 2014. Anche tra chi lavora si diffonde la vulnerabilità economica con l’aumento delle persone i cui redditi non sono sufficienti a garantire un livello di vita adeguato.”
Nel 2024, oltre un quinto della popolazione residente in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale. Si tratta del 23,1 per cento della popolazione, sostanzialmente stabile rispetto al 2023. Oltre un quinto della popolazione ricade in almeno una delle tre condizioni che definiscono il rischio di povertà o esclusione sociale: rischio di povertà (18,9 per cento), grave deprivazione materiale e sociale (4,6 per cento), bassa intensità di lavoro (9,2 per cento).
Il Mezzogiorno resta l’area più esposta al rischio di esclusione sociale. L’incidenza raggiunge il 39,8 per cento nel Sud e il 38,1 per cento nelle Isole. L’incidenza è più alta anche per gli individui che vivono in famiglie in cui il principale percettore di reddito ha meno di 35 anni (30,5 per cento).
Le famiglie in povertà assoluta: più a rischio quelle giovani, con figli, al Sud e straniere
Nel 2023 la povertà assoluta resta stabile, ma su livelli elevati. Le famiglie in povertà assoluta sono 2,2 milioni (8,4 per cento del totale), mentre gli individui coinvolti sono circa 5,7 milioni di persone, pari al 9,7 per cento della popolazione residente. Rispetto al 2014, l’incidenza è aumentata di 2,2 punti percentuali a livello familiare e di 2,8 punti a livello individuale.
Le famiglie con minori restano le più esposte alla povertà assoluta. Nel 2023, tra le famiglie con figli minori l’incidenza di povertà assoluta raggiunge il 12,4 per cento, in aumento del 4 per cento rispetto al 2014. Ci sono 1 milione e 300 mila minori in povertà assoluta.
L’incidenza della povertà assoluta varia e diminuisce con l’aumentare dell’età della persona di riferimento della famiglia. È pari al 6,2 per cento tra gli individui di 65 anni e più, e scende al 5,7 per cento tra le famiglie composte di soli anziani, contro l’11,3 per cento delle famiglie di soli giovani in condizione di povertà assoluta, 202mila.
Nel Mezzogiorno il 10,2 per cento delle famiglie è in povertà assoluta, con un’incidenza che al Sud sale al 12,8 per cento per le famiglie composte di soli giovani.
Le famiglie giovani con figli sono tra le più vulnerabili: fra le famiglie giovani con almeno un figlio minore l’incidenza di povertà assoluta sale al 15,2 per cento. Valori elevati si riscontrano anche tra le persone sole e, all’estremo opposto, tra le famiglie numerose. La povertà assoluta colpisce poi in modo marcato le famiglie composte solo da stranieri: nel 2023 l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie di soli cittadini stranieri è pari al 35,1 per cento, contro il 6,3 per cento tra le famiglie composte esclusivamente da cittadini italiani.
Il lavoro non difende dal rischio di povertà
Il lavoro non difende dalla povertà. Come spiega l’Istat, “i redditi da lavoro costituiscono la componente più importante dei redditi familiari per la maggior parte delle famiglie, ma non sempre il reddito proveniente dall’attività lavorativa è sufficiente a eliminare il rischio di povertà per il lavoratore e la sua famiglia. Nel 2023, il 21,0 per cento dei lavoratori risulta essere a rischio di lavoro a basso reddito”.
Questo rischio è più elevato tra le donne (26,6 per cento rispetto al 16,8 per cento degli uomini), fra i giovani in età inferiore a 35 anni (29,5 per cento contro il 17,7 nella classe 55-64 anni) e fra i cittadini stranieri (35,2 per cento contro 19,3 degli italiani).
Assoutenti: aumentano le disuguaglianze
C’è “una Italia divisa in due sul fronte dei redditi, dell’occupazione e delle difficoltà economiche delle famiglie, con alcune aree del Paese che registrano numeri preoccupanti e in netto peggioramento rispetto al passato”, commenta Assoutenti davanti alla fotografia dell’Istat.
«Crescono le disuguaglianze in Italia al punto che nel Mezzogiorno i cittadini a rischio povertà o esclusione sociale salgono nel 2024 al 39,8%, un punto percentuale in più rispetto al 2023, contro il 23,1% della media nazionale – afferma il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – Numeri che purtroppo attestano le grandi differenze economiche esistenti nelle varie aree della Penisola e il peggioramento delle condizioni per chi risiede al Sud, una forbice che purtroppo cresce anno dopo anno aggravata anche dal fenomeno del caro-energia che colpisce soprattutto le famiglie numerose e a reddito medio-basso. Per tale motivo sollecitiamo il governo a studiare la possibilità di istituire i “consumi di cittadinanza”, ossia una quota minima di beni e servizi, dagli alimentari alle forniture energetiche, che devono essere garantita alle famiglie più fragili e in difficoltà, in modo da contrastare la piaga della povertà e bilanciare le gravi disuguaglianze che si registrano in Italia».

