Report GIMBE: spesa sanitaria privata in aumento, ma il 40% finisce in prestazioni inutili

Report GIMBE: spesa sanitaria privata in aumento, ma il 40% finisce in prestazioni inutili (foto Pixabay)

Report GIMBE: spesa sanitaria privata in aumento, ma il 40% finisce in prestazioni inutili

Secondo il Report GIMBE sulla spesa sanitaria privata in Italia nel 2023, la spesa delle famiglie ha superato i 40 miliardi di euro nel 2023. Cartabellotta: “Aumento della spesa out-of-pocket sintomo di un sottofinanziamento della sanità pubblica e indicatore delle crescenti difficoltà di accesso al SSN”

La spesa sanitaria delle famiglie (out-of-pocket) ha superato i 40 miliardi di euro nel 2023, registrando un incremento del 26,8% tra il 2012 e il 2022. Tuttavia circa il 40% riguarda prestazioni a basso valore, e la spesa risulta comunque frenata dall’incapacità di spesa delle famiglie e dalla rinuncia a prestazioni per reali bisogni di salute.

In particolare, secondo lo studio GIMBE, in Lombardia troviamo la spesa pro-capite più alta: oltre mille euro. Mentre in Sardegna il 13,7% dei cittadini rinuncia alle cure, il dato più alto a livello nazionale.

È quanto emerso dal Report dell’Osservatorio GIMBE sulla spesa sanitaria privata in Italia nel 2023, commissionato dall’Osservatorio Nazionale Welfare & Salute (ONWS) e presentato al CNEL.

“L’aumento della spesa out-of-pocket non è solo il sintomo di un sottofinanziamento della sanità pubblica – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – ma anche un indicatore delle crescenti difficoltà di accesso al SSN. L’impossibilità di accedere a cure necessarie a causa delle interminabili liste di attesa determina un impatto economico sempre maggiore, specie per le fasce socio-economiche più fragili, che spesso non riescono a sostenerlo, limitando le spese o rinunciando alle prestazioni“.

Spesa sanitaria delle famiglie, alcuni dati del Report GIMBE

Secondo i dati ISTAT-SHA, riportati dal Report GIMBE, nel 2023 la spesa sanitaria totale in Italia ha raggiunto € 176,1 miliardi, di cui € 130,3 miliardi di spesa pubblica (74%), € 40,6 miliardi di spesa privata pagata direttamente dalle famiglie (23%) e € 5,2 miliardi di spesa privata intermediata da fondi sanitari e assicurazioni (3%). Considerando solo la spesa privata, l’88,6% è a carico diretto delle famiglie, mentre solo l’11,4% è intermediata.

Valori che – secondo Cartabellotta – “riflettono tre fenomeni chiave: il sottofinanziamento pubblico, l’ipotrofia del sistema di intermediazione e il crescente carico economico sulle famiglie. Siamo molto lontani – sottolinea – dalla soglia suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: per garantire equità e accessibilità alle cure, la spesa out-of-pocket non dovrebbe superare il 15% della spesa sanitaria totale”.

Le principali voci di spesa sanitaria delle famiglie includono l’assistenza sanitaria per cura (comprese le prestazioni odontoiatriche) e riabilitazione, che rappresenta il 44,6% del totale (€ 18,1 miliardi). Seguono i prodotti farmaceutici e apparecchi terapeutici (36,9%, pari a € 15 miliardi) e l’assistenza a lungo termine (LTC), che assorbe il 10,9% della spesa complessiva, per un totale di € 4,4 miliardi.

“Tuttavia – spiega Cartabellotta – le stime effettuate nel report indicano che circa il 40% della spesa delle famiglie è a basso valore, ovvero non apporta reali benefici alla salute. Si tratta di prodotti e servizi il cui acquisto è indotto dal consumismo sanitario o da preferenze individuali, quali ad esempio esami diagnostici e visite specialistiche inappropriati o terapie inefficaci o inappropriate”.

Secondo lo studio, inoltre, la spesa sanitaria delle famiglie è limitata da fenomeni che incidono negativamente sulla salute delle persone: limitazione delle spese sanitarie, che nel 2023 ha coinvolto il 15,7% delle famiglie, indisponibilità economica temporanea per far fronte alle spese mediche (5,1% delle famiglie nel 2023) e rinuncia alle cure.

In particolare, nel 2023 circa 4,5 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a visite o esami diagnostici, di cui 2,5 milioni per motivi economici, con un incremento di quasi 600.000 persone rispetto al 2022. Le differenze regionali sono marcate: 9 Regioni superano la media nazionale (7,6%), con la Sardegna (13,7%) e il Lazio (10,5%) oltre il 10%. Al contrario, 12 Regioni si collocano sotto la media, con la Provincia autonoma di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia che registrano il valore più basso (5,1%).

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