Servizio idrico, MDC: inefficiente, con tariffe alte e 6,6 milioni di italiani senza fognature (Foto Pixabay)

Servizio idrico inefficiente, tariffe alte e milioni di italiani senza fognature. Sono le criticità segnalate dal Movimento Difesa del Cittadino davanti al rapporto Istat “Le statistiche sull’acqua – Anni 2020-2024” che evidenzia carenze e lacune nella gestione dell’acqua in Italia.

Commenta Francesco Luongo, esperto del Movimento Difesa del Cittadino (MDC): «È urgente rafforzare i meccanismi di attuazione e verifica degli standard di qualità già previsti per il servizio idrico integrato, con un maggiore impegno da parte di ARERA nel monitoraggio puntuale delle performance dei gestori e nell’applicazione di sanzioni effettive e proporzionate in caso di inadempienza. Occorre inoltre garantire ai consumatori strumenti concreti di tutela, anche sul piano risarcitorio, per i disservizi subiti e per la mancata corrispondenza tra quanto promesso e quanto effettivamente erogato».

Le criticità del servizio idrico

MDC lancia l’allarme sulla drammatica situazione del servizio idrico integrato in Italia. Il documento dell’Istat, spiega l’associazione, conferma una realtà inaccettabile: nel 2022 il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione – pari a 3,4 miliardi di metri cubi – è andata persa prima ancora di raggiungere le utenze. Ogni cittadino “perde” in media 157 litri d’acqua al giorno, un volume che potrebbe coprire il fabbisogno annuo di oltre 43 milioni di persone.

Ci sono 6,6 milioni di residenti non allacciati alla rete fognaria pubblica. Il servizio pubblico di fognatura comunale, evidenzia il report, è attivo nel 99,5% dei Comuni, con copertura completa o parziale del territorio. In 41 Comuni, dove risiedono 397mila abitanti (0,7% della popolazione nazionale), il servizio è invece completamente assente; 26 di questi sono in Sicilia (6,7% della popolazione regionale).

“Anche laddove è disponibile, il servizio non sempre copre l’intero territorio comunale, in particolare nelle zone con case sparse, montane o difficilmente accessibili, o nei Comuni in cui la rete è stata recentemente attivata – spiega l’Istat – In alcuni casi, la rete fognaria esiste ma non è ancora in esercizio, poiché manca il collegamento a un depuratore. Nelle aree prive di fognatura pubblica, le acque reflue urbane vengono generalmente gestite attraverso sistemi autonomi di smaltimento, come le vasche Imhoff private”.

Prosegue il razionamento dell’acqua a Sud. Nel 2023 un terzo dei capoluoghi di provincia/città metropolitana del Mezzogiorno (14 Comuni) ha adottato misure di razionamento nella distribuzione dell’acqua potabile, attuando riduzioni o sospensioni dell’erogazione idrica. Misure di razionamento sono state adottate nella maggior parte dei capoluoghi della Sicilia (tutti tranne Enna, Ragusa e Siracusa) e della Calabria (tranne Crotone), in uno dell’Abruzzo (Chieti), due della Puglia (Foggia e Bari) e uno della Sardegna (Nuoro). Rispetto al 2019 il numero dei capoluoghi interessati da misure di razionamento passa da 9 a 14, includendo anche Bari e Messina tra i poli delle città metropolitane.

Costi alti per quattro famiglie su dieci

Per quattro famiglie su dieci i costi per l’erogazione dell’acqua sono elevati. Oltre la metà delle famiglie (53,7%) considera adeguati i costi sostenuti per l’erogazione dell’acqua ma ben il 39,8% li giudica elevati. Alti livelli di insoddisfazione per l’entità della spesa si rilevano nelle Isole (55,2%), nel Sud (45,6%) e nel Centro (42,0%); più contenuti nel Nord-ovest (34,2%) e nel Nord-est (29,4%).

Il report evidenzia, fra le altre cose, che c’è ancora poca fiducia nell’acqua del rubinetto. Nel 2024 le famiglie che dichiarano di non fidarsi di bere l’acqua del rubinetto sono il 28,7%, un dato stabile rispetto al 2023, in flessione rispetto venti anni fa (quando era il 401,%) ma con notevoli differenze sul piano territoriale – si passa infatti dal 18,4% nel Nord-est al 49,5% nelle Isole.

Qualità frammentata del servizio idrico

La qualità del servizio idrico, spiega ancora MDC sulla base del rapporto Istat, rimane frammentata e disomogenea. I gestori del servizio idrico civile sono 2.110, di cui l’82,4% in economia diretta da Comuni ed enti locali, una situazione che riguarda in particolare regioni come Calabria, Molise, Sicilia, Campania, Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano.

La frammentazione, spiega l’associazione, “non solo limita l’efficienza, ma impedisce anche il pieno rispetto dei principi di uniformità, equità e continuità del servizio pubblico. Nonostante tutto ciò, le tariffe a carico degli utenti restano elevate, senza che a esse corrisponda un servizio efficiente o investimenti adeguati per la manutenzione e l’ammodernamento delle infrastrutture”.

Alla luce di queste criticità sistemiche, il Movimento Difesa del Cittadino annuncia “l’invio di un parere ufficiale ad ARERA sulla delicata questione dei bandi per l’affidamento del servizio idrico integrato, per promuovere una maggiore trasparenza nelle gare, una reale concorrenza tra operatori e una più solida tutela degli interessi dei cittadini”.

MDC chiede inoltre l’attuazione di un Piano Nazionale di Riduzione delle Perdite, una riforma della governance del settore e un potenziamento degli investimenti per estendere la copertura delle reti fognarie, garantendo il diritto all’acqua e a servizi igienico-sanitari adeguati su tutto il territorio nazionale.

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