Spiagge vuote nell’estate 2025. I Consumatori: colpa dei prezzi (Foto Pixabay)
Spiagge vuote nell’estate 2025. I Consumatori: colpa dei prezzi
Si rincorrono le segnalazioni di spiagge vuote nell’estate 2025, con i lidi attrezzati affollati sono nel weekend. Le associazioni dei consumatori sottolineano i rincari e le politiche tariffarie dei gestori
Spiagge vuote in tendenza nell’estate 2025. Si rincorrono le immagini di ombrelloni chiusi, di lidi attrezzati poco affollati, sfottò sui social, analisi di tendenza sulla crescita delle vacanze in montagna, sul calo di vacanzieri in spiaggia e sull’aumento di quanti – guarda un po’ – vacanze non ne fanno e rimangono a casa. Più che una tendenza, un evidente segnale delle difficoltà delle famiglie. Ma spiagge vuote è diventato anche il mantra di quanti denunciano i costi, alti, di una giornata al mare se si decide di affittare ombrellone e lettino in uno stabilimento balneare.
Le associazioni dei balneari denunciano spiagge piene solo nel fine settimana e un calo medio di presenze negli stabilimenti compreso fra il 20% e il 30%. E siamo nel pieno della stagione estiva, con Ferragosto alle porte. Le associazioni dei consumatori sottolineano da più parti il caro lidi e il caro vacanze che porta molti a rinunciare agli stabilimenti attrezzati. Prezzi proibitivi per le famiglie provate già dai rincari.
Spiagge affollate solo di domenica
«È ormai evidente lungo tutta la costa italiana: le spiagge sono affollate soltanto la domenica, mentre per il resto della settimana risultano spesso semideserte. Un segnale chiaro che conferma il difficile momento economico che vivono le famiglie italiane e il calo generalizzato del turismo, anche straniero – ha detto Fabrizio Licordari, presidente nazionale di Assobalneari Italia – Federturismo Confindustria – Secondo una stima condivisa da molti operatori del settore la stagione balneare 2025 sta registrando una contrazione tra il 20% e il 30% rispetto agli anni precedenti, sia in termini di presenze che di consumi» (Fonte: Msn.com)
Pochi giorni fa, il Sib (Sindacato italiano balneari) ha detto che a luglio in spiaggia c’è stato un calo di presenze e consumi del 15%, con punte del 25% in Calabria e in Emilia Romagna e con dati positivi, invece, in Sardegna e in Puglia. Ci sono più turisti stranieri e meno italiani, che arrivano in spiaggia soprattutto nei fine settimana.
UNC: la legge del contrappasso
«È la legge del contrappasso! – commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – Tra le ragioni della mancanza di turisti, infatti, c’è anche quella del caro spiaggia».
Dona ricorda l’impatto del carovita, che colpisce le spese obbligate, e il fatto che ormai secondo l’Istat il 32,3% della famiglie non possa permettersi una settimana di ferie in un anno.
«Ma anche il caro vacanze – prosegue Dona – ha contribuito a ridurre l’affollamento degli stabilimenti balneari o a cercare spiagge libere invece che a pagamento. Gli stabilimenti balneari, piscine e palestre a luglio sono rincarati in appena un mese del 3,7%, collocandosi al sesto posto della top ten dei rialzi congiunturali. Un dato che va di pari passo con i rialzi dei villaggi vacanza, +15,7% o dei pacchetti vacanza, al primo posto con un astronomico +16,1%».
Codacons: “lacrime di coccodrillo”
Per il Codacons “sulle spiagge vuote registrate a luglio in Italia assistiamo in queste ore a “lacrime di coccodrillo” da parte dei gestori degli stabilimenti balneari”.
L’associazione ricorda che “dal 2019 ad oggi le tariffe dei servizi quali lidi e piscine sono aumentate complessivamente del 32,7%, rendendo una giornata al mare sempre più un salasso per le famiglie, al punto che molte, come dimostrano i dati dei balneari, rinunciano del tutto alle spiagge a pagamento”.
Cita poi i prezzi delle spiagge più care, quelle “esclusive” che certo non sono alla portata di una comune famiglia ma che rendono l’idea delle vette di prezzo che si possono raggiungere. I “livelli record”. Codacons spiega che per la “tenda imperiale” del Twiga in Versilia la spesa raggiunge i 1.500 euro al giorno, 600 euro la tenda normale. Qualche altro esempio: all’Augustus Hotel di Forte dei Marmi la spesa per una postazione davanti al mare ad agosto è di 560 euro al giorno, con 2 lettini singoli, uno matrimoniale, 2 sdraio, teli e cassaforte. Al Nikki Beach Costa Smeralda la formula “Letto da spiaggia + divano” (lettini da spiaggia matrimoniali con un divano a due posti e un ombrellone) costa 550 euro al giorno, e include un credito di 230 euro utilizzabile sul menu (ma con servizio di bottiglia ridotto).
Assoutenti: per ombrelloni e due lettini spesa media supera i 32 euro
Anche Assoutenti sottolinea che lo sfollamento degli stabilimenti balneari dipende dai rincari e dalle “politiche tariffarie folli adottate dai gestori dei lidi”.
Spiega il presidente dell’associazione Gabriele Melluso: «Dal Covid in poi i prezzi praticati dai lidi italiani per i servizi offerti ai bagnanti sono saliti costantemente, al punto che per trascorrere una giornata in spiaggia affittando un ombrellone e due lettini la spesa media supera oramai i 32 euro, che arrivano a 90 euro a Gallipoli e toccano i 120 euro in alcune località della Sardegna. Ad aumentare sono stati anche i prezzi di consumazioni e servizi accessori presso gli stabilimenti (parcheggi, bevande, gelati, snack, noleggio pedalò, kayak, ecc.), e la conseguenza naturale di tale stato di cose è stato un progressivo allontanamento dei cittadini dai lidi».

