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Virus West Nile, la guida dei pediatri per proteggere i bambini
Il virus del West Nile è pericoloso per i bambini? In generale l’infezione da West Nile Virus è un evento raro nei bambini. La guida della Società italiana di pediatria con tutte le informazioni utili per proteggere i più piccoli
Il virus West Nile è pericoloso per i bambini? È la domanda cui cerca di rispondere la Società italiana di pediatria (Sip) che ha pubblicato sul proprio sito una guida con tutte le informazioni utili per proteggere i più piccoli.
Il virus West Nile appartiene alla famiglia degli Arbovirus, un gruppo di virus trasmessi all’uomo attraverso la puntura di artropodi infetti, tra cui zanzare, zecche e flebotomi. Il West Nile si trasmette attraverso le punture di zanzare infette (principalmente del genere Culex). Tuttavia non tutte le zanzare sono portatrici del virus e non tutte le persone punte da una zanzara vengono infettate. Generalmente la patologia si manifesta con l’insorgenza di focolai epidemici nel periodo compreso tra l’estate e l’autunno.
Il virus West Nile è pericoloso per i bambini?
“In generale, l’infezione da West Nile Virus è da considerarsi un evento raro nei bambini – spiega la società di pediatria – La malattia da virus del West Nile colpisce principalmente soggetti anziani e giovani adulti”.
L’infezione nei bambini solitamente decorre in modo asintomatico. Le forme sintomatiche riguarda il 20% dei casi.
I sintomi si manifestano generalmente tra i 2 e i 15 giorni dopo la puntura di una zanzara infetta. Si tratta di quadri simil influenzale, caratterizzati da febbre, dolori muscolari e affaticamento. Può comparire un rash cutaneo maculo-papulare che coinvolge il tronco, il dorso e gli arti e che generalmente dura circa 1 settimana. Più raramente, compaiono sintomi gastrointestinali quali vomito o diarrea e linfoadenopatia. In circa l’1% dei casi l’infezione si manifesta come malattia neuroinvasiva. In questa forma sono presenti anche segni neurologici. Generalmente, proseguono i pediatri, le forme neuroinvasive riguardano soggetti a rischio poiché affetti da malattie gravi o disturbi del sistema immunitario, e pertanto più vulnerabili di sviluppare complicanze.
“L’infezione da West Nile Virus – spiegano i pediatri – deve essere sospettata nei bambini che manifestano febbre di origine sconosciuta associata a segni di allarme indicativi di coinvolgimento neurologico, durante l’intervallo stagionale in presenza di dati epidemiologici compatibili. Al pari di altre forme virali, solo in questi casi è indicata l’esecuzione di approfondimenti biochimici e strumentali”.
Come proteggere i bambini dal contagio?
La protezione migliore contro il virus del West Nile è evitare le punture di zanzara, perché non esistono vaccini per prevenire la malattia.
Una serie di misure si possono adottare per chi vive in zone endemiche e per proteggere i bambini che si trovano all’aperto.
Le zanzare si riproducono nell’acqua stagnante (acqua che non è in movimento), anche in piccole quantità. Bisogna dunque ridurre l’habitat ideale per la loro riproduzione:
- Svuotare frequentemente l’acqua stagnante da oggetti come giocattoli, vasi di fiori, lattine, secchi, barili e coperture per piscine
- Rimuovere oggetti in cui può accumularsi acqua, come vecchi pneumatici
- Pulire e cambiare spesso l’acqua nelle piscine, piscine decorative, piscine gonfiabili per bambini e abbeveratoi per uccelli
- Pulire le grondaie ostruite
- Coprire i barili per la raccolta dell’acqua piovana con reti
Per ridurre le possibilità di essere punti, bisogna attuare una serie di azioni quali apporre zanzariere a porte e finestre che si adattino perfettamente e senza fori; usare zanzariere per passeggini; utilizzare per i bambini abbigliamento protettivo, quando possibile, soprattutto in aree a rischio (abiti di colore chiaro con maniche lunghe e polsini, pantaloni lunghi infilati nelle calze o nelle scarpe e cappelli).
Nell’uso dei repellenti bisogna considerare la composizione dei prodotti (unici prodotti dimostrati efficaci all’aperto e per periodi prolungati sono quelli che contengono una sostanza chimica chiamata N N-dietil-m-toluammide (DEET)) e la concentrazione di questa sostanza in rapporto all’età del bambino. QUI le indicazioni dei pediatri.

