Digital Services Act, le novità spiegate dal CEC Italia (Foto Pixabay)
Digital Services Act, le novità spiegate dal CEC Italia
Dal 17 febbraio sono in vigore le disposizioni previste dal Digital Services Act per tutte le piattaforme online accessibili nella Ue. Il CEC Italia spiega le principali novità delle nuove norme
“Gli obiettivi del regolamento sono sicuramente molto ambiziosi e trasversali e da ora si apre la fase di attuazione pratica delle norme in vigore, che comporterà anche difficoltà. L’Unione Europea diventa quindi pioniera con il Digital Services Act, per provare a regolamentare e garantire uno spazio digitale più sicuro ed equo per tutti, a protezione dei diritti dei consumatori”.
Così il CEC, Centro europeo consumatori Italia, accoglie l’entrata in vigore del Digital Services Act che dal 17 febbraio si applica a tutte le piattaforme online accessibili dall’Unione europea.
Il nuovo regolamento vuole rendere più sicuro l’ambiente digitale. Le piattaforme dovranno infatti attuare una serie di misure per contrastare contenuti e merci illegali, proteggere i minori, dare informazioni trasparenti sulla pubblicità e vietare la pubblicità basata su dati sensibili. Le norme erano già in vigore per le grandi piattaforme (identificate come Vlop -Very Large Online Platforms e Vlose – Very Large Online Search Engines) e sono ora estese a tutti i fornitori di servizi di intermediazione, esclusi solo quelli considerabili micro o piccole imprese.
Come spiega il CEC Italia, con il Digital Services Act vengono introdotti obblighi per le piattaforme di redigere e divulgare, con cadenza annuale, report sulle loro attività di moderazione dei contenuti, così come dati relativi al numero medio di utenti mensili nell’Unione Europea, con cadenza semestrale, nonché di dare accesso alla Commissione Europea a specifici dati, per identificare i rischi sistemici all’interno del settore digitale.
“L’obiettivo è di quello di migliorare la sicurezza dello spazio digitale, combattendo fenomeni quali discorsi di incitamento all’odio, pedopornografia, manipolazione dell’informazione e censura online, pubblicità nascoste o scorrette”, spiega il CEC Italia. Ma insieme a questo, ci sono anche novità che avranno un impatto sulla vita dei consumatori digitali. Quali sono? Ecco la piccola guida che l’associazione ha stilato.
Termini e condizioni dei servizi digitali più chiari
Leggere integralmente le condizioni contrattuali delle principali piattaforme digitali richiede in media un tempo che può variare da decine di minuti fino a un’ora. Il risultato è che la maggior parte di noi le accetta senza leggerle. Ora viene previsto che le condizioni generali devono essere redatte in un linguaggio chiaro, semplice, comprensibile, facilmente fruibile e privo di ambiguità ed essere disponibili al pubblico in un formato facilmente accessibile e leggibile meccanicamente.
La Commissione Europea ha introdotto inoltre un database dei Termini e Condizioni dei Servizi Digitali, includendo nell’archivio oltre 400 differenti servizi. Attraverso il database, che sfrutta meccanismi di indicizzazione automatica, sarà possibile avere una maggiore trasparenza rispetto alle condizioni contrattuali applicate, favorendone la comprensione e tenendo traccia delle revisioni mano a mano apportate dai fornitori.
Moderazione dei contenuti più trasparente
Con l’entrata in vigore del Digital Services Act, le piattaforme online avranno l’obbligo di notificare agli utenti le azioni di rimozione o limitazione dell’accesso ai loro contenuti, fornendo contestualmente motivazioni dettagliate e trasparenti. Agli utenti dunque dovrà essere fornita una panoramica più chiara delle norme di moderazione dei contenuti e sulle ragioni dietro alle singole decisioni di moderazione applicate.
Identificazione degli operatori nei marketplace
Le piattaforme che permettono a terzi di vendere beni o servizi, sono ora obbligate a identificare gli operatori commerciali che vogliono essere ammessi al marketplace, raccogliendo, nomi, recapiti, eventuali dati relativi all’iscrizione a un registro imprese e l’impegno a vendere solo beni conformi alle norme di diritto UE. Un’operazione di trasparenza importantissima per tutti i consumatori (sempre di più) che acquistano beni e servizi attraverso piattaforme online, che ora hanno diritto ad avere a disposizione sulla piattaforma queste informazioni
Restrizioni alla pubblicità online
Per quanto riguarda la pubblicità online vengono introdotte due importanti restrizioni principali. Innanzitutto viene vietata la pubblicità mirata rivolta ai minori basata sulla profilazione personale. In secondo luogo, sempre in un’ottica di rispetto dei diritti fondamentali, viene anche vietata la pubblicità mirata basata sulla profilazione che utilizza categorie specifiche di dati personali, quali l’orientamento sessuale e le convinzioni politiche o religiose.

