“Non può essere esclusa la pericolosità della ‘cannabis light'”. È questa la conclusione del richiesto dal Ministero della Salute lo scorso febbraio al Consiglio superiore di Sanità (Css), raccomandando dunque che non ne sia consentita la vendita.

Seguo con grande attenzione la questione della commercializzazione della cosiddetta cannabis light”, commenta il Ministro della Salute, Giulia Grillo. “Il precedente ministro della Salute il 19 febbraio scorso ha chiesto un parere interno al Consiglio superiore di sanità sulla eventuale pericolosità per la salute di questa sostanza. Il Consiglio si è espresso il 10 aprile scorso e il ministro ha investito della questione l’Avvocatura generale dello Stato per un parere anche sulla base degli elementi da raccogliere dalle altre amministrazioni competenti (Presidenza del Consiglio e Ministeri dell’Interno, Economia, Sviluppo economico, Agricoltura, Infrastrutture e trasporti). Non appena riceverò tali indicazioni assumerò le decisioni necessarie, d’intesa con gli altri ministri”.

È passato quasi un anno da quando i cosiddetti “canapa shop” sono sbarcati sul mercato italiano e fin da subito hanno fatto registrare incassi da record, tanto che le stime parlavano di un fatturato annuo minimo di circa 44 milioni di euro, creando l’equivalente di almeno 960 posti di lavoro fissi.

Ora, il parere del Consiglio superiore di Sanità sulla cannabis light rischia di determinare la chiusura di migliaia di negozi specializzati nella vendita della canapa. Lo afferma il Codacons, per il quale il parere del Css “apre un delicato fronte che vede coinvolti migliaia di esercizi commerciali”.

“Il Ministero della salute”, specifica Carlo Rienzi, presidente dell’associazione, “dovrà mettere in campo le precauzioni richieste allo scopo di tutelare la salute pubblica. In tal senso la soluzione più adatta per dare riscontro al parere del Css e impedire sia la chiusura dei negozi sia danni per chi acquista prodotti a scopo di collezione, è prevedere una dichiarazione di responsabilità da parte dell’acquirente, nella quale lo stesso si impegna a non fare un uso pericoloso dei prodotti venduti presso tali esercizi”.

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Elena Leoparco
Elena Leoparco
Non sono una nativa digitale ma ho imparato in fretta. Social e tendenze online non smettono mai di stuzzicare la mia curiosità, con un occhio sempre vigile su rischi e pericoli che possono nascondersi nella rete. Una laurea in comunicazione e una in cooperazione internazionale sono la base della mia formazione. Help Consumatori è "casa mia" fin dal praticantato da giornalista, iniziato nel lontano 2012.

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