I cittadini del Lazio segnalano sempre più spesso criticità e problemi del sistema dell’emergenza e dei Pronto Soccorso. In un anno, dal 2010 al 2011, le segnalazioni arrivate a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Lazio sono passate da poco più dell’1% all’11%. “Un vero e proprio boom, un segnale di allarme per l’intero sistema sanitario regionale, che dal punto di vista dei cittadini appare particolarmente carente”. È quanto denuncia Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato Lazio, che oggi ha presentato il III Rapporto Pit Salute della Regione.
La sanità cambia, gli ospedali rischiano per i debiti accumulati, e i cittadini sono sempre alle prese con la ricerca delle “informazioni perdute” sui loro diritti in sanità. Analizzando le segnalazioni che arrivano da oltre 4 mila contatti ricevuti durante il 2011, emergono ancora al primo posto la richiesta di informazioni e orientamento (che aumenta dall’18,21% nel 2010 al 18,89% nel 2011); al secondo posto c’è la denuncia di presunti errori diagnostico e terapeutici, passata dal 17,21% nel 2010 al 17,89% nel 2011; quindi l’area del Pronto Soccorso e dell’emergenza, che vede una vera e propria impennata nelle segnalazioni dei cittadini, passate dall’1,15% del 2010 all’11,03% del 2011.
“La crisi ormai cronica dei Pronto soccorso e più in generale della rete dell’emergenza urgenza, così come il carico ormai insostenibile che grava su medici e pediatri di base, rende ormai urgente la convocazione di una conferenza regionale sulle cure primarie per riorientare le  professionalità mediche sanitarie, sociali e assistenziali  e partire dall’istituzione, ormai inderogabile, dell’infermiere di famiglia”, afferma Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio.
L’analisi dei dati arrivati all’associazione segnala che i Pronto Soccorso del Lazio stanno finendo in una sorta di “buco nero”. “I cittadini – spiega Cittadinanzattiva – ci hanno chiamato soprattutto per denunciare le difficoltà di accesso e la carenza del servizio (53%), per avere informazioni sul funzionamento della rete dell’emergenza ed urgenza (35%) e per segnalare disservizi e mancato rispetto della persona (12%). Al di là degli episodi limite che “fanno notizia”, richiamando ciclicamente l’attenzione dei media nazionali e dell’opinione pubblica sul tema, nella nostra Regione il sistema dell’emergenza e dei Pronto Soccorso è evidentemente in una situazione di assoluta criticità”.
Altro elemento critico è rappresentato dalla denuncia di presunti errori medici e diagnostici. In questo caso, però, c’è da rilevare che solo in piccola parte si può davvero ipotizzare un errore medico: molto spesso alla base c’è un problema di carenza di comunicazione fra paziente e medico.
Spiega l’associazione: “Solo in una piccola parte dei casi di presunto errore effettivamente sono ravvisabili i presupposti di procedibilità legale in termini di responsabilità medica. Molto spesso, sotto i presunti errori ci sono altre dimensioni: innanzitutto, i pazienti spesso denunciano di non essere ascoltati a sufficienza; e ancora, molto spesso, soprattutto in ambito chirurgico, vi è un uso non efficace dello strumento del consenso informato, che ridotto troppo spesso a “procedura burocratica”, di fatto lascia il paziente in una posizione di ignoranza e debolezza rispetto al suo diritto a scegliere se assumersi o meno determinati rischi. Infine, anche se non meno importante, c’è il tema della compilazione della documentazione clinica che in molti casi ancora avviene a mano, con notevole aumento del ricorso all’interpretazione da parte dei vari lettori e relativo incremento del rischio di errore”.


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