Fibromialgia, la richiesta: riconoscere la malattia come invalidante

Ci sono pazienti che attendono di essere riconosciuti, perché finora non hanno ricevuto risposta alla loro malattia. Sono in due milioni, secondo le stime, gli italiani che soffrono di fibromialgia, una malattia cronica caratterizzata da dolore diffuso, rigidità muscolare, disturbi del sonno, stanchezza cronica, fatica, mal di testa e molti altri sintomi. Una patologia che ha cause sconosciute, complessa da diagnosticare, al momento senza cura ma con diverse terapie volte ad alleviarne i disturbi (Fonte: ISS). Per un paziente che soffre di fibromialgia diventa molto doloroso, e a volte impossibile, fare azioni comuni come alzarsi dal letto o tenere il braccio il proprio figlio.

Oggi l’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica (Aisf) Odv torna ad accendere i riflettori su questa patologia e chiede un Testo unico che riconosca la malattia quali invalidante.

Fibromialgia, riconoscere il diritto alla salute

Per il riconoscimento della fibromialgia come malattia invalidante, l’inserimento nei Lea e l’istituzione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta) nazionale, AISF Odv durante una conferenza stampa in Senato ha chiesto di riprendere il percorso iniziato nelle sedi istituzionali. L’associazione chiede che proseguano i lavori in Commissione Affari Sociali del Senato affinché venga presto approvato un Testo unico che riconosca la malattia quale invalidante e che sia inserita nei Lea, i Livelli essenziali di assistenza, tutelando il diritto alla salute dei pazienti.

La patologia riguarda una percentuale compresa fra il 2 e il 3% della popolazione anche se il dato probabilmente è sottostimato per la difficoltà di diagnosi. E alla sintomatologia invalidante, spiega l’associazione, si aggiungono la difformità di trattamento della malattia nelle Regioni, la mancanza di centri multidisciplinari e approvazioni farmacologiche, la scarsa sensibilizzazione con cui spesso le persone affette fanno i conti persino fra gli operatori sanitari.

«Non c’è più un minuto da perdere – ha detto il senatore Pietro Patton del Gruppo per le Autonomie – Numerose proposte di legge giacciono da troppo tempo in entrambi i rami del Parlamento. C’è una sensibilità diffusa e politicamente trasversale che il Governo è chiamato ad ascoltare e accogliere, riconoscendo la fibromialgia e inserendola nei LEA. Ne va del diritto costituzionale alle cure e alla salute di due milioni di persone».

Dopo la conferenza l’associazione ha organizzato una manifestazione pubblica, a pochi passi dal Senato, con l’avvio di uno sciopero della fame e della sete che i volontari dell’Aisf e tutti coloro che aderiscono alla causa realizzeranno con modalità a staffetta per non mettere a rischio la salute dei pazienti.

«L’Aisf Odv nasce nel 2005 con l’obiettivo di schierarsi con i pazienti affetti da fibromialgia considerati invisibili e non degni di attenzione da parte del Servizio sanitario nazionale – ha detto il Presidente dell’Aisf, Piercarlo Sarzi Puttini – Per fare questo abbiamo fatto conoscere la patologia al personale sanitario e alla classe politica. La malattia presenta forti ripercussioni sulla qualità di vita del paziente, sia sul piano professionale che su quello personale. Dopo quasi venti anni, speriamo di essere arrivati al momento in cui lo Stato e la classe politica riconoscano la malattia perché la mancata risposta a più di due milioni di malati è insostenibile».

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