Incendi, Iss: 700 nei primi sette mesi dell’anno (Foto Pixabay)

Nei primi sette mesi dell’anno si contano già 700 incendi in Italia. Le regioni più colpite sono Sicilia e Calabria. Nel pieno della stagione estiva, l’Istituto superiore di sanità fa il punto sulla diffusione degli incendi (boschivi, industriali, urbani) che negli ultimi anni stanno cambiando nella stagionalità, nella tempistica, nelle dimensioni, nell’intensità, nella frequenza e nella gravità e rappresentano dunque “un’emergenza, per la salute di bambini, anziani, cittadini e lavoratori esposti a un rischio maggiore di quanto non fosse nel passato”.

700 incendi nei primi 7 mesi del 2025

“Nel 2024 la superficie interessata dagli incendi, intesi complessivamente, nel nostro Paese è stata di 514 km² che risulta superiore agli anni 2018 e 2019 – spiega Gaetano Settimo, Coordinatore del Gruppo di Studio Nazionale Inquinamento Indoor dell’Istituto superiore di sanità – E nei primi 7 mesi del 2025 si sono verificati circa 700 incendi che hanno mandato in fumo oltre 320 km² di territorio italiano. La Sicilia è la Regione con la maggiore estensione di incendi nell’anno 2024, con una superficie complessiva di 175 km² seguita dalla Calabria con 102 km²”.

La stagionalità degli incendi, prosegue l’Iss, si sta perdendo «per via dei cambiamenti climatici con andamenti delle condizioni meteorologiche più irregolari, di una scarsa attenzione alle azioni di prevenzione e gestione dei territori (dalla pulizia del sottobosco alle fasce tagliafuoco, dalla scarsa attenzione rivolta alla corretta gestione dei rifiuti che coinvolge depositi e stoccaggio dei rifiuti, ai terreni abbandonati solo per citarne alcune delle cause) – prosegue Settimo – Infatti, la stagione si è allungata e si registrano sempre di più eventi distribuiti nell’arco dei 12 mesi. Per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione su questo tema durante tutto l’anno attraverso piani e campagne efficaci di preparazione e prevenzione primaria della salute».

Incendi e sostanze tossiche

Dai roghi deriva una montagna di materiale inquinante, differente anche a seconda di cosa brucia.

L’Iss riporta un elenco: i materiali che bruciano generano fumo, cenere e miscele complesse cariche di centinaia di sostanze inquinanti e velenose tra le più tossiche, come diossine e furani (PCDD/F), policlorobifenili (PCB), idrocarburi policiclici aromatici (IPA), polveri sospese (PM10, PM2,5), polveri ultrafine (UFP), polveri sedimentabili su superfici e suoli, ossidi di azoto (NOx) monossido di carbonio (CO) e composti organici volatili (COV) come formaldeide, benzene, toluene, metalli, acido cianidrico e idrogeno solforato.

«Queste sostanze – aggiunge l’esperto Iss – possono rimanere nell’aria, sia esterna che indoor, cioè l’aria interna degli edifici, per molto tempo: da ore a settimane, sia durante l’incendio (provocando una riduzione della visibilità, odore forte e sgradevole, ecc…), che dopo il suo spegnimento (odori sgradevoli, ecc…), e non solo nelle vicinanze dell’evento, interagendo tra loro per modificare la tossicità dei singoli inquinanti».

La composizione e la concentrazione dei fumi dipendono da cosa sta bruciando – se alberi, rifiuti, auto, abitazioni – dalla quantità dei diversi materiali, dalla vegetazione, dalle condizioni di combustione, dall’umidità, dall’intensità del vento e dalla distanza dall’incendio.

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