Influenza aviaria sarà la nuova pandemia? (Foto Pixabay)

La prossima pandemia verrà dall’influenza aviaria? La domanda è sul tavolo da tempo, considerata la diffusione dell’influenza aviaria fra gli uccelli selvatici, la capacità di passare ad altri animali, mammiferi compresi, e il rischio che il virus faccia il salto che lo renda trasmissione fra gli esseri umani (al momento non vi sono evidenze di trasmissione da uomo a uomo). L’aviaria richiama infatti il rischio di sviluppare una nuova pandemia se il virus dovesse fare il salto di specie dagli animali agli esseri umani. E un recente parere scientifico ha evidenziato l’esistenza di 34 mutazioni genetiche che potrebbero aumentare il potenziale di diffusione dei virus dell’influenza aviaria agli esseri umani.

“Rischio basso ma grave minaccia per la salute pubblica”

La comunità scientifica europea è dunque in allerta, da tempo. Qualche giorno fa l’ECDC, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha comunicato che ci sono “epidemie senza precedenti” di influenza aviaria tra gli uccelli e queste “evidenziano la necessità di una diagnosi precoce e di una preparazione tempestiva”.

Durante l’autunno l’Europa ha registrato un forte aumento dei casi di influenza aviaria A(H5N1) negli uccelli selvatici e nel pollame. E, spiega l’ECDC, “la sua ampia diffusione tra gli uccelli aumenta il rischio di esposizione umana ad animali infetti e di successiva trasmissione del virus all’uomo”. Così l’Agenzia ha pubblicato una linea guida e strumenti per aiutare i paesi europei a individuare e rispondere alle alle possibili minacce influenzali legate agli animali, “comprese le pandemie”.

«Sebbene il rischio attuale per la popolazione europea sia basso, l’influenza aviaria rappresenta ancora una grave minaccia per la salute pubblica a causa delle diffuse epidemie tra gli animali in tutta Europa – ha detto Edoardo Colzani, Responsabile del Dipartimento Virus Respiratori dell’ECDC – Dobbiamo garantire che i primi segnali di allarme non passino inosservati e che le azioni di sanità pubblica siano tempestive, coordinate ed efficaci».

A oggi non sono segnalati casi umani in Europa ma il virus dell’influenza aviaria circola ampiamente fra gli animali. La guida illustra questo scenario ma anche scenari più gravi che coinvolgono infezioni umane e persino una potenziale trasmissione da uomo a uomo che potrebbe portare a una pandemia. Ci sono misure di risposta sanitaria pubblica, dal rafforzamento della sorveglianza e dei test di laboratorio alla garanzia della disponibilità di dispositivi di protezione individuale e alla comunicazione chiara con il pubblico.

Nuovi focolai epidemici per tutto l’inverno

Anche l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, avvisa che fino alla fine dell’inverno sono previsti nuovi focolai epidemici di influenza aviaria in Europa. Negli ultimi mesi di quest’anno c’è stato un forte aumento dei casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) negli uccelli selvatici, che ha portato a focolai diffusi negli allevamenti di pollame e a un aumento dei casi rilevati nei mammiferi carnivori.

“Nonostante la continua diffusione tra le popolazioni animali, il rischio per la popolazione generale rimane basso”, evidenzia l’Efsa.

I numeri dicono che fra settembre e novembre 2025 sono stati segnalati 442 focolai di HPAI tra gli uccelli domestici e 2 454 tra gli uccelli selvatici in 29 paesi europei, secondo l’ultimo rapporto trimestrale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del laboratorio di riferimento dell’UE (EURL).

Uccelli acquatici, tacchini, volpi, gatti

Gli uccelli selvatici colpiti sono al livello più alto per il periodo dal 2016 a oggi: i più colpiti sono gli uccelli acquatici, anatre, oche e cigni, insieme a casi di mortalità massiccia tra le gru cenerine. Quasi tutti i casi rilevati in Europa sono collegati a una nuova variante di un determinato genotipo A(H5N1) dell’IAHP che già circolata nella regione. Gli scienziati prevedono che la circolazione del virus tra gli uccelli selvatici rimarrà elevata nelle prossime settimane, per poi diminuire probabilmente verso la fine dell’inverno.

Ci sono state epidemie diffuse fra il pollame delle aziende agricole di tutta Europa: particolarmente colpiti i tacchini. Fra i fattori che contribuiscono all’aumento del numero di casi ci sono la trasmissione da parte degli uccelli selvatici, la pressione infettiva esercitata da ambienti fortemente contaminati in prossimità degli allevamenti di pollame e alcune condizioni meteorologiche quali l’umidità. Fra i mammiferi, poi, l’Efsa segnala un leggero aumento dei casi soprattutto fra le volpi. In due paesi il virus dell’influenza aviaria è ricomparso fra i gatti domestici, probabilmente per il contatto diretto o indiretto con uccelli selvatici, senza alcuna indicazione di trasmissione attraverso alimenti crudi contaminati per animali domestici. Gli esperti consigliano ai proprietari di animali domestici di evitare di dar loro carne cruda o altri prodotti animali crudi. Nel periodo esaminato nessuna nuova specie di mammifero è stata colpita dal virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità.

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