Annegamenti, ISS: ogni anno 350 morti. Non fatalità ma malattia sociale (Foto Pixabay)

Gli annegamenti non come una fatalità inevitabile ma come “malattia sociale” che può essere prevenuta. È l’impostazione del primo rapporto dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione istituito dal Ministero della Salute con il coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità. Il secondo rapporto è in via di pubblicazione.

In Italia ogni anno, spiega l’Iss, si contano circa 350 decessi per annegamento, con 800 ospedalizzazioni e 60.000 salvataggi. Sono numeri che si possono ridurre individuando le cause dell’annegamento (che negli ambienti naturali spesso sono legate a malori, correnti, fondali irregolari, sport acquatici e cadute), i luoghi dove avvengono, le condizioni che li determinano.

Dal 2003 al 2020, in 17 anni, sono morte per annegamento 6.994 persone, con una media annua di 389 decessi, scesa a 342 negli ultimi otto anni (dati Istat). Degli annegamenti avvenuti dal 2016 al 2021, oltre 1300 secondo dati ricavati dalla stampa, 857 sono avvenuti lungo i litorali marini e 470 nelle acque interne (laghi, fiumi, torrenti, eccetera).

Iss: “Non fatalità inevitabile ma malattia sociale”

Numeri importanti, scrivono gli autori del rapporto, ma che si possono ridurre individuando le cause degli annegamenti, i luoghi dove avvengono, le condizioni. E promuovendo, su questa base di informazioni, azioni di prevenzione per affrontare non una “inevitabile fatalità”, come ancora oggi vengono definite le  morti per annegamento,  ma una “malattia sociale”.

I bambini sono particolarmente a rischio. Dal 2017 al 2021 l’Istat riporta 206 decessi per annegamento tra i 0-19 anni, con una media di circa 41 decessi annui. Più dell’80% delle vittime sono maschi e il 47% ha meno di 15 anni.

Ogni anno gli annegamenti in piscina sono fra i 30 e i 40.

Secondo una indagine del Dipartimento Ambiente e salute dell’ISS condotta nel 2024 sul periodo 2019-2023 su un campione di 100 casi di annegamento fatale tra 0-19 anni il 46% di questi eventi è avvenuto in piscine, principalmente piscine domestiche, il 20% in mare e il 34% in acque interne con gli adolescenti immigrati che rappresentano il gruppo principale delle vittime, “perché spesso non sono nuotatori e non conoscono le regole di sicurezza”, spiega l’Iss. Le principale cause degli annegamenti sono la mancata supervisione e l’assenza di barriere e allarmi.

Prevenzione, come farla?

L’Iss parla dunque di prevenzione integrata.

“Per prevenire il fenomeno degli annegamenti occorre un approccio integrato che comprenda azioni quali l’uso di una cartellonistica adeguata, l’installazione di barriere per le piscine, la promozione di corsi di nuoto e campagne di sensibilizzazione per la sicurezza in acqua”.

Dall’Istituto arrivano dunque una serie di consigli e raccomandazioni per tutti e per la fascia dei bambini in particolare.

In estate è fondamentale, per chi va al mare, al lago o in piscina seguire alcuni consigli per prevenire gli annegamenti:

  • Immergersi preferibilmente in acque sorvegliate dove è presente personale qualificato in grado di intervenire in caso di emergenza.
  • Evitare di immergersi in caso di mare mosso o in prossimità di specchi d’acqua dove sono presenti correnti di ritorno.
  • Osservare attentamente la segnaletica e seguire le indicazioni dei sorveglianti. Questo può aiutare a identificare zone pericolose e comportamenti da evitare.
  • Evitare di tuffarsi in acqua dopo aver mangiato o dopo un’esposizione prolungata al sole.
  • Evitare tuffi da scogliere o in zone non protette e prestare attenzione a immergersi solo in acque di profondità adeguata.

Fondamentale la prevenzione degli incidenti in età pediatrica. Per le piscine private, è necessario impedire l’accesso ai bambini con barriere intorno alla piscina, applicare sistemi di allarme e rimuovere scalette o altri dispositivi di accesso. Per le piscine di hotel, agriturismi e strutture simili, i responsabili devono prevedere piani di sicurezza con sorveglianza o in alternativa con recinzioni. Le attività di controllo delle ASL devono estendersi anche alle condizioni di sicurezza, oltre che della qualità delle acque.

In fiumi e laghi vanno segnalati i siti balneabili e quelli pericolosi con adeguati cartelloni. Un altro elemento fondamentale è educare i bambini all’acquaticità sin da piccoli, insegnare loro a nuotare e a comportarsi in acqua in modo sicuro, promuovere corsi di nuoto e acquaticità con particolare attenzione alle famiglie meno abbienti.


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