Influenza aviaria, Efsa: latte vaccino crudo è veicolo di trasmissione (Foto di SamMino da Pixabay)

Il latte vaccino crudo si è rivelato un veicolo di trasmissione dell’influenza aviaria. In modo inaspettato. Nel frattempo l’Europa ha registrato “il più basso numero di casi di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) nel pollame e negli uccelli selvatici dal 2019/2020 e il rischio per la popolazione in genere rimane basso”.

L’aggiornamento viene dalla più  recente relazione sull’influenza aviaria elaborata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dal laboratorio di riferimento dell’Unione europea, sulla base dei dati notificati tra aprile e giugno 2024.

Influenza aviaria, miglioramenti in Europa

L’Efsa spiega che “il miglioramento della situazione in Europa può essere legato a diversi fattori e richiede ulteriori indagini ma tra i fattori determinanti potrebbero esservi l’immunità sviluppata dagli uccelli selvatici in seguito a una precedente infezione, la riduzione nel numero di alcune popolazioni di uccelli selvatici, la diminuzione delle contaminazioni ambientali e variazioni nella composizione dei genotipi virali”.

Il virus dell’influenza aviaria continua però a circolare in tutta Europa fra gli uccelli selvatici, anche se con numeri ridotti. La sorveglianza, raccomandano gli esperti, va rafforzata in vista della prossima stagione influenzale.

Influenza aviaria, le epidemie sono un rischio

Lo scorso anno l’Organizzazione mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme: le continue epidemie di influenza aviaria fra gli animali rappresentano un rischio per gli esseri umani. “Sebbene colpiscano in gran parte gli animali, questi focolai pongono rischi continui per l’uomo”, ha detto l’Oms.

L’attenzione verso questa patologia è alta perché la preoccupazione è che, contagiando i mammiferi, il virus possa mutare facendo emergere nuovi virus più dannosi per gli animali e per l’uomo.  Secondo quanto ha spiegato l’Oms, “i virus dell’influenza aviaria normalmente si diffondono tra gli uccelli, ma il numero crescente di rilevamenti di influenza aviaria H5N1 tra i mammiferi, che sono biologicamente più vicini agli esseri umani rispetto agli uccelli, accresce la preoccupazione che il virus possa adattarsi per infettare gli esseri umani più facilmente”.

Nella relazione dell’Efsa pubblicata nei giorni scorsi si legge che fra il 16 marzo e il 14 giugno 2024 sono stati segnalati 42 rilevamenti di virus A(H5) dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) in volatili domestici (15) e selvatici (27) in 13 paesi europei.

“Sebbene il numero complessivo di rilevamenti in Europa non sia stato così basso dall’anno epidemiologico 2019-2020, i virus HPAI continuano a circolare a un livello molto basso”, prosegue il documento.

L’influenza aviaria fuori dall’Europa

Al di fuori dell’Europa, evidenzia invece la relazione, la situazione dell’influenza aviaria ad alta patogenicità si è intensificata soprattutto negli Stati Uniti, dove è stato trovato un nuovo genotipo del virus A(H5N1) nelle mandrie da latte in 12 Stati.

“L’infezione nei bovini sembra essere centrata sulla mammella, con il latte di animali infetti che mostra un’elevata carica virale e rappresenta un nuovo veicolo di trasmissione”, spiega la relazione.

Oltre ai bovini, i virus HPAI sono stati identificati per la prima volta in altre due specie di mammiferi (alpaca e tricheco).

Fra marzo e giugno 2024 sono stati segnalati 14 casi umani di infezione da virus dell’influenza aviaria in Vietnam, Australia (con storia di viaggio in India), Stati Uniti, Cina, India e Messico, dove c’è stato un caso fatale di A(H5N2).

“Quest’ultimo caso è stata la prima infezione umana confermata in laboratorio con il virus dell’influenza aviaria sottotipo A (H5N2)”, spiega ancora l’Efsa nella relazione.

Per la prima volta da molti anni l’Australia ha segnalato casi di HPAI. I diversi sottotipi che circolano in Australia non sono stati fino ad ora segnalati nel resto del mondo.

La maggior parte dei casi umani, prosegue la relazione, è stato esposto a pollame, mercati di pollame vivo o bovini da latte prima del rilevamento del virus dell’influenza aviaria o dell’insorgenza della malattia.

Il rischio dell’aviaria

“Le infezioni umane da virus dell’influenza aviaria rimangono rare e non è stata osservata alcuna trasmissione da uomo a uomo”, ricorda la relazione.

Il rischio di infezione da virus dell’influenza aviaria rimane basso per la popolazione della Ue mentre è classificato “da basso a moderato” per coloro che sono esposti professionalmente o in altro modo ad animali infetti o ambienti contaminati.

Gli esperti, conclude l’Efsa in una nota, “hanno notato un’inaspettata varietà di specie di mammiferi colpiti dall’HPAI e differenti genotipi virali circolanti tra pollame, uccelli selvatici e mammiferi in Nord America. La trasmissione diretta da bovino a bovino non è ancora stata confermata. D’altra parte, inaspettatamente, il latte vaccino crudo si è rivelato un nuovo veicolo di trasmissione. Le prove attualmente disponibili indicano che la pastorizzazione industriale contribuisce in modo significativo all’inattivazione del virus dell’HPAI nel latte vaccino crudo”.


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