Rispettare il diritto alla salute, investendo nella sanità pubblica e nei professionisti che ci lavorano. E’ quanto chiedono ai Governi i medici ospedalieri europei che oggi hanno indetto una “Giornata d’azione Europea”. L’Anaao Assomed, il principale sindacato italiano dei medici del settore, ha aderito alla manifestazione di protesta promossa dalla Fems (la Federazione dei medici europei), “un’occasione – commenta il segretario nazionale, Costantino Troise – per riportare la sanità anche nell’agenda europea, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. A partire dal profondo disagio dei medici, conseguenza del definanziamento dei sistemi di sanità pubblica, della loro progressiva privatizzazione e delle condizioni di lavoro in cui operano, con la aggiunta della crescente difficoltà di trovare un lavoro, alla altezza della lunghezza e difficoltà del periodo formativo, per le nuove generazioni di camici bianchi”.
Troise ricorda che l’Anaao Assomed ha denunciato i rischi delle ripercussioni della crisi economica sulla tutela della salute dei cittadini e la riduzione del perimetro dell’intervento pubblico fin dalla manifestazione di ottobre 2012. “Alla contrazione delle risorse tutti i Paesi hanno risposto con una governance austera – sottolinea – che ha sacrificato le sanità pubbliche, elementi di coesione sociale, e avviato una migrazione di risorse intellettuali alla ricerca di migliori condizioni di lavoro. Quanto è accaduto in Grecia, con un netto peggioramento degli indicatori di salute, sia una lezione per tutti. Ed è di oggi la notizia dell’ennesimo sciopero dei colleghi greci in difesa del sistema sanitario pubblico”.
“Non si può e non si deve  rinunciare alla sanità pubblica,  al diritto alla salute di tutti , al welfare universale” ha commentato Federconsumatori in occasione della mobilitazione. “I tagli alle risorse destinate alla sanità pubblica e l’impoverimento di  gran parte della popolazione hanno infatti prodotto effetti deleteri sulla salute e hanno ridotto l’offerta sanitaria: più difficile accesso ai servizi socio sanitari, sempre crescenti rinunce a cure e controlli, soprattutto aumento di inaccettabili disuguaglianze. In tal senso è necessario operare attivamente per costruire e condividere a livello comunitario un quadro di regole omogeneo, capace di rispondere alla attuale domanda di salute”.

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