L’appuntamento è a settembre, quando ricerca, digitalizzazione e welfare saranno al centro del dibattito su innovazione e salute, sanità e direttrici del cambiamento. Si svolgerà infatti il 20 e 21 settembre a Roma, presso il Centro Congressi Roma Eventi, la terza edizione di S@lute, il Forum dell’Innovazione per la Salute promosso da Forum PA e Allea, con la collaborazione di Paolo Colli Franzone alla direzione scientifica dell’area Digital. Mentre il sistema nazionale della salute attraversa un percorso di profondo cambiamento – in direzione di una innovazione possibile, sostenibile, misurabile e governata – S@lute vuole essere un momento di confronto tra istituzioni, imprese, università e opinion leader.

L’evento metterà al centro del dibattito l’innovazione digitale e il suo impatto sulla sanità, con tre focus specifici (qui il programma degli incontri) dedicati a tre ambiti di lavoro: la ricerca e l’innovazione  nella cura e nel prendersi cura (si parlerà fra l’altro di biotecnologie, terapie personalizzate, malattie rare, vaccini, medicina di genere); la digitalizzazione, con focus su big data, privacy e sicurezza, servizi online e canali social; il welfare e la sicurezza sociale.

“Ci troviamo al crocevia di scelte importanti – dice Carlo Mochi Sismondi, presidente di Forum PA – La sanità del futuro non può più essere una chimera dal lontano orizzonte, ma la piattaforma di rilancio dell’economia, della ricerca, del welfare pubblico e privato, del vivere quotidiano di tutti i cittadini. La sanità del futuro inizia oggi, da una architettura di scelte condivise, di cui abbiamo bisogno di parlare. Lo faremo a S@lute, affrontando i nodi dei modelli assistenziali, della farmaceutica, dei device medicali, delle biotecnologie, della digitalizzazione”.

Il tema dell’innovazione in sanità è ampio e abbraccia diversi aspetti. Basti pensare, solo per fare un esempio, all’impatto della medicina difensiva. Secondo i dati sviluppati da Paolo Colli Franzone, direttore dell’Osservatorio Netics, nel 2015 la spesa sanitaria destinata non a fini terapeutici ma a ridurre i possibili contenziosi con i pazienti è costata lo 0,75% del PIL italiano. Da una simulazione fatta da Netics emerge che se il SSN investisse 18/20 milioni di euro annui per l’adozione diffusa di software CDSS nelle strutture sanitarie e ospedaliere, il risparmio complessivo sarebbe pari a 2,5 miliardi di euro/anno. Questo perché i costi della medicina difensiva calerebbero del 25%. I software CDSS sono soluzioni che aiutano i medici a prendere decisioni cliniche, rielaborando velocemente una enorme mole di evidenze scientifiche.


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