Farmaci e cosmetici nelle acque delle Isole Svalbard (Kongsfjorden, Isole Svalbard (credits Luisa Patrolecco)

Antibiotici, antipiretici, ormoni, antinfiammatori, disinfettanti: non sono il contenuto di una farmacia casalinga ma farmaci e cosmetici che sono stati trovati nell’Artico, nelle lontane isole Svalbard.

Uno studio, coordinato dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche, con la partecipazione dell’Università Sapienza e dell’istituto Sintef Ocean, ha infatti rilevato tracce di farmaci e prodotti per la cura della persona nelle acque marine superficiali e reflue nel Kongsfjorden, fiordo situato nell’arcipelago artico delle isole Svalbard. È una presenza preoccupante perché dimostra la persistenza di queste sostanze anche a latitudini artiche e la minaccia che rappresentano per l’ecosistema marino artico e gli organismi acquatici. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Science of The Total Environment.

Già una precedente indagine, nel 2023, aveva trovato nella neve artica delle Svalbard e fin sulle cime dei ghiacciai tracce di creme solari e filtri solari, come Benzofenone-3, Octocrilene, Etilesil Metossicinnamato e Etilesil Salicilato.

Farmaci e cosmetici nelle acque artiche: rischi ecologici

Lo studio fornisce i primi dati quantitativi sulla presenza di 17 prodotti farmaceutici e per la cura della persona appartenenti a varie classi terapeutiche nell’acqua marina superficiale di Kongsfjorden e nelle acque reflue provenienti dalle basi di ricerca internazionali a Ny-Ålesund. E conduce una valutazione del rischio ambientale per stimare i rischi ecologici e di resistenza antimicrobica e il rischio cumulativo derivante dalla miscela chimica.

Si tratta di una serie di composti potenzialmente dannosi per l’ecosistema marino artico.

I risultati della ricerca “sottolineano la necessità di un monitoraggio più approfondito dei PPCP (prodotti farmaceutici e per la cura della persona, ndr) e di valutazioni d’impatto ambientale complete delle miscele chimiche per orientare le strategie di gestione e proteggere i sensibili ecosistemi artici”.

Ma cosa è stato trovato nelle acque marine delle Svalbard? Antibiotici, antipiretici, ormoni, antinfiammatori, antiepilettici, stimolanti, disinfettanti, caffeina e repellenti per insetti, sia in mare che nelle acque reflue provenienti dalle basi di ricerca internazionali a Ny-Ålesund.

Gli ecosistemi marini e artici sono sempre più colpiti dalla presenza di prodotti farmaceutici e per la cura della persona, anche se questo tipo di inquinamento rimane ancora poco esplorato. Nell’ultimo secolo c’è stato un forte aumento nell’uso di farmaci e cosmetici ed è cresciuta la preoccupazione relativa all’impatto sugli ecosistemi e sulla salute: molti prodotti possono avere effetti di alterazione endocrina o contribuire all’antibiotico-resistenza.

Anche le regioni artiche sono sempre più colpite dalla presenza di questi inquinanti e meritano ricerche mirate per le loro particolari condizioni. Fra quelle ricordate nella ricerca, ci sono condizioni ambientali uniche quali “l’acqua marina fredda, l’oscurità prolungata e un microbiota distinto” che rallentano la degradazione di prodotti farmaceutici e per la cura della persona, prolungandone la persistenza, e il cambiamento climatico che potrebbe spostare le fonti di contaminazione. Questo il contesto nel quale si colloca la ricerca e la scoperta di tracce di farmaci e cosmetici nelle acque artiche delle Svalbard.

«Questi composti hanno mostrato un’elevata persistenza nell’ambiente marino, acutizzata dalle condizioni artiche che rallentano i processi di degradazione naturale – afferma Jasmin Rauseo, ricercatrice del Cnr-Isp – Eseguendo una valutazione del rischio ecologico, abbiamo scoperto che la miscela di questi contaminanti può compromettere la salute degli organismi acquatici a diversi livelli della catena trofica, alterando le funzionalità del sistema endocrino e ormonale, con un potenziale aumento della resistenza agli antibiotici. La distribuzione spaziale e temporale dei composti ci ha fatto capire che, oltre all’afflusso proveniente dalle emissioni locali, il trasporto oceanico e atmosferico contribuisce alla confluenza di questi contaminanti nel fiordo».

Questa presenza, spiega lo studio, dipende anche dalla mancanza di adeguati sistemi di trattamento delle acque reflue. Basse temperature e scarsa luce solare favoriscono la persistenza ambientale di questi contaminati.

Spiega Luisa Patrolecco, ricercatrice del Cnr-Isp responsabile del gruppo di ricerca: «Queste evidenze mostrano il potenziale rischio a lungo termine per gli ecosistemi artici e, conseguentemente, per le popolazioni locali. L’Artico sta attualmente affrontando sfide ambientali legate alla presenza di nuovi inquinanti, nei confronti dei quali non sono state ancora adottate misure di contenimento a livello mondiale. Per questo motivo, è urgente intensificare i programmi di monitoraggio, dando priorità a studi che possano contribuire a promuovere politiche globali per limitare la contaminazione dei mari artici, salvaguardandone la loro biodiversità, così unica e fragile».

Parliamone ;-)