I dati sulla presenza di batteri antibiotico-resistenti nel settore avicolo sono preoccupanti: non solo per i batteri riscontrati nei campioni analizzati ma soprattutto per la loro resistenza anche multipla agli antibiotici, compresi quelli importanti per l’uomo. È quanto denuncia il CIWF Italia onlus, associazione che si occupa della protezione e del benessere degli animali negli allevamenti, che ha scritto una lettera al Ministro della Salute sulla base dei dati contenuti in un recente report sulla presenza di batteri antibiotico-resistenti negli avicoli. La direttrice dell’associazione Annamaria Pisapia ha espresso la propria preoccupazione sul massiccio uso di antibiotici negli allevamenti italiani e ha chiesto dati trasparenti sull’uso di antibiotici negli allevamenti e sulle resistenze. Per l’associazione è necessario avviare con urgenza un piano di riduzione obbligatorio che vieti in alcune filiere l’uso degli antibiotici di importanza critica per l’uomo.
polli aviariaL’antibiotico-resistenza è quel fenomeno per cui alcuni batteri stanno sviluppando una resistenza agli antibiotici che utilizziamo per curarci. La preoccupazione è fondata: ogni anno, nell’Unione europea, la resistenza agli antibiotici provoca 25 mila decessi e una spesa sanitaria di 1,5 miliardi. A detta dell’Organizzazione mondiale della sanità questa è “una delle maggiori minacce per la salute globale”. Italia, il 71% degli antibiotici venduti (compresi anche quelli a consumo umano) è destinato agli animali, ricorda il CIWF sintetizzando i dati contenuti nella  “Relazione sulla resistenza agli antimicrobici dei batteri zoonotici e commensali del settore avicolo” per il 2014, pubblicata dal Ministero della Salute. Secondo il report, nei 709 campioni di pollo esaminati sono stati riscontrati il 12,69% positivi alla presenza di Salmonella spp., una delle cause più frequenti di tossinfezioni alimentari nel mondo industrializzato e in Italia;  il 72,92% positivi alla presenza di Campylobacter spp., la prima causa di zoonosi trasmesse dagli animali all’uomo in Europa; il 95,40% positivi alla presenza di Escherichia coli (un microrganismo commensale che vive in simbiosi nell’intestino, ma che in particolari condizioni può divenire un patogeno opportunista). A preoccupare sono soprattutto gli alti livelli di resistenza anche multipla agli antibiotici, compresi quelli di importanza critica per l’uomo: ad esempio, il 90,04% degli isolati di Campylobacter jejuni ha mostrato resistenza ai fluorochinolonici e il 5,36% ha mostrato resistenza multipla.
Ha detto Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus: “L’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti di polli è necessario perché le difese immunitarie degli animali sono estremamente ridotte dalla selezione genetica e dalle condizioni di allevamento, tra cui le altissime densità. Il miglioramento delle condizioni ambientali da solo non basta a risolvere questo problema: solo lavorando anche sugli aspetti di selezione delle razze (optando per animali ad accrescimento più lento) e sulla riduzione delle densità sarà possibile ridurre l’uso di antibiotici e tenere sotto controllo il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, che attualmente rappresenta una vera e propria minaccia per la salute pubblica. Nessun interesse commerciale dovrebbe avere la priorità rispetto alla salute dei cittadini italiani.”
L’associazione ha scritto così una lettera aperta al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Solo nel nostro Paese, secondo dati della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), ogni anno muoiono fra 5000 e 7000 persone a causa dell’antiobiotico-resistenza con un costo annuo superiore a 100 milioni di euro”, denuncia il CIWF, che di fronte ai dati della Relazione sul settore avicolo commenta: “A destare preoccupazione non sono tanto i livelli di presenza di batteri riscontrati nei campioni analizzati, ma la loro resistenza, anche multipla, agli antibiotici, inclusi quelli di importanza critica per l’uomo”.  E prosegue: “In Italia il 71% degli antibiotici venduti è destinato agli animali. Inoltre il nostro Paese è il terzo maggiore utilizzatore di antibiotici negli animali da allevamento in Europa (dopo Spagna e Cipro), con un consumo più alto di quello effettuato da altri paesi di simili dimensioni (il triplo della Francia e cinque volte il Regno Unito)”.
I dati sulla presenza di batteri antibiotico-resistenti, per quanto ancora riferiti solo agli allevamenti avicoli, sono preoccupanti e descrivono una situazione seria, che minaccia la salute dei cittadini e necessita azioni urgenti – si legge nella lettera – Per quello che ci è dato sapere, il Suo Ministero ha attivato in collaborazione con l’industria avicunicola due piani volontari di monitoraggio e riduzione dell’uso degli antibiotici, per conigli e polli. Abbiamo chiesto di poter visionare questi piani al Ministero, ma la nostra richiesta ha avuto risposta negativa e per questo non abbiamo potuto verificarne la potenziale efficacia. Desta in noi grande perplessità il fatto che questi due piani e i relativi dati dei monitoraggi già effettuati non siano pubblici e, vista la gravità dei dati relativi all’antibiotico-resistenza, che i piani siano ancora solo volontari. È grave anche che ad oggi non esistano ancora dati ufficiali sul reale consumo di antibiotici negli allevamenti per le rispettive filiere”.
L’associazione chiede dunque al Ministero della Salute di produrre al più presto “dati affidabili sul consumo di antibiotici e sulle resistenze agli antibiotici nelle diverse filiere e che questi dati siano accessibili ai cittadini”, di prevede un piano obbligatorio di riduzione del consumo di antibiotici per ridurre la resistenza e di attuare urgentemente “strategie per abolire l’uso sistematico e profilattico degli antibiotici, soprattutto negli allevamenti di polli, tacchini, conigli e suini e che sia ridotto sensibilmente l’uso degli antibiotici di importanza critica per l’uomo”.

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