Apple contro l’UE: “Abrogate il DMA, rende gli europei cittadini digitali di serie B”
Cupertino accusa Bruxelles: “Il Digital Markets Act danneggia la sicurezza e penalizza gli utenti europei”
La tensione tra Apple e Unione Europea è arrivata a un punto di svolta. In una risposta formale alla consultazione pubblica di settembre 2025, l’azienda di Cupertino ha chiesto l’abrogazione del Digital Markets Act (DMA), la legge che da un anno e mezzo regola l’operato delle Big Tech in Europa.
In un documento di 25 pagine, Apple definisce il DMA “dannoso per gli utenti europei, discriminatorio nell’applicazione e pericoloso per la sicurezza”. Secondo l’azienda, le norme introdotte hanno creato più problemi di quanti ne abbiano risolti, costringendola a stravolgere i suoi sistemi e a rinunciare a offrire alcune delle sue tecnologie più innovative nel Vecchio Continente.
Che cos’è il Digital Markets Act
Il DMA, entrato in vigore il 7 marzo 2024, mira a regolare i cosiddetti “gatekeeper”, le piattaforme digitali con almeno 45 milioni di utenti attivi in Europa e una capitalizzazione superiore ai 75 miliardi di euro.
Oltre ad Apple, rientrano nel perimetro della legge Google, Meta, Microsoft, Amazon e ByteDance. Le norme impongono obblighi come l’apertura degli ecosistemi a sviluppatori terzi, l’interoperabilità tra dispositivi e la possibilità di utilizzare sistemi di pagamento alternativi.
Sicurezza e privacy: la principale accusa di Apple
Apple sostiene che l’obbligo di apertura imposto dal DMA abbia indebolito la sicurezza e la privacy di milioni di utenti. Cupertino denuncia di essere stata costretta a condividere con sviluppatori di terze parti dati sensibili come notifiche iOS e cronologia delle reti Wi-Fi, fino a ieri protetti da crittografia end-to-end.
Questo, secondo Apple, ha portato all’arrivo sull’App Store europeo di categorie di app – come pornografia e gioco d’azzardo – che prima erano escluse, aumentando i rischi soprattutto per i minori.
Funzionalità in ritardo e utenti penalizzati
Uno degli effetti più visibili del conflitto è il ritardo con cui alcune funzioni arrivano in Europa. Apple Intelligence, la suite di AI di Cupertino, è stata lanciata mesi dopo rispetto al resto del mondo. Funzionalità come iPhone Mirroring, Live Translation con AirPods e le Live Activities su MacBook sono state bloccate o ritardate, perché le regole del DMA impongono di garantire contemporaneamente l’accesso anche ai competitor, costringendo Apple a rivedere i propri processi di sicurezza. Risultato: gli utenti europei finiscono per ricevere innovazioni più tardi o, in alcuni casi, non le ricevono affatto.
Accuse di trattamento discriminatorio
Apple sottolinea anche un presunto squilibrio nell’applicazione della legge. Nonostante la quota di mercato di Android sia tre volte superiore a quella di iOS, Cupertino è stata oggetto di cinque delle otto indagini avviate sotto il DMA, ricevendo la sanzione più alta mai comminata.
L’azienda parla di “interpretazioni mutevoli” della normativa e accusa la Commissione di aver ceduto a pressioni di competitor come Meta e Spotify, trasformando il DMA in uno strumento per favorire alcuni player del mercato a scapito di altri.
La richiesta: abrogare o riscrivere il DMA
Nel documento inviato a Bruxelles, Apple non si limita alla critica ma propone modifiche radicali: abrogazione degli articoli più controversi (interoperabilità, pagamenti alternativi, pluralità di browser), introduzione di un test di proporzionalità che tenga conto della sicurezza e della privacy e istituzione di un’agenzia indipendente per l’applicazione del DMA, separata dalla Commissione Europea. Cupertino chiede inoltre il coinvolgimento delle agenzie per la privacy e la cybersicurezza in tutte le decisioni che impattano questi ambiti.
Una partita che può cambiare il futuro tech in Europa
La consultazione pubblica in corso sarà decisiva per il futuro del rapporto tra Big Tech e istituzioni europee. Bruxelles sostiene che il DMA tuteli la concorrenza e i consumatori, ma Apple parla di un “sipario digitale” che rischia di isolare l’Europa dall’innovazione globale.
Per ora, gli utenti del Vecchio Continente continuano a ricevere meno funzioni, più tardi e con maggiori limitazioni rispetto al resto del mondo: un paradosso per una legge che, almeno sulla carta, dovrebbe ampliare la scelta e tutelare la sicurezza.

