Fatto il sacchetto, ora bisogna fare le etichette. L’anno si è aperto con una furiosa polemica sull’ingresso nei supermercati e nei negozi dei sacchetti biodegradabili e compostabili per imbustare frutta, verdura e alimenti: in favore dell’ambiente ma a pagamento per i consumatori. Ci sono state polemiche vibranti, proteste creative, distinguo sulla ripartizione dei costi effettivi, precisazioni di ogni ordine e grado, tumulti sui social network e altrettanti sfottò. Chi più ne ha più ne metta. Ma c’è ancora un altro aspetto da considerare, e non si tratta di uno scherzo: l’etichetta che viene attaccata sul bioshopper. Questa non è compostabile e va staccata.

Il tema è stato sollevato fra l’altro dal Consorzio Italiano Compostatori (CIC) che nel diffondere una serie di consigli e precisazioni per una migliore raccolta dell’umido domestico ha sottolineato la necessità di un miglioramento delle norme, perché siano rese compostabili le etichette che vengono apposte sui sacchetti.  “L’introduzione dell’obbligo dell’uso di sacchi per ortofrutta compostabili ci consente ancora una volta di tornare sul tema dei sacchetti biodegradabili e compostabili, sulla qualità delle raccolte differenziate e sul compostaggio dei rifiuti organici. Tuttavia, la mancanza di una comunicazione adeguata nei confronti dei cittadini e degli organi di stampa ha creato fraintendimenti e la diffusione di informazioni a nostro avviso non corrette, soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata dell’umido e gli impianti di compostaggio”: così Massimo Centemero, direttore del Consorzio Italiano Compostatori (CIC) commentando l’introduzione dell’obbligo dal 1° gennaio 2018 di utilizzare come imballaggio primario per alimenti sfusi sacchi leggeri e ultraleggeri biodegradabili e compostabili certificati secondo la norma UNI EN 13432. Il CIC ha dunque ribadito la necessità di un intervento migliorativo relativo alle etichette: “è necessario che siano rese compostabili”. E comunque, per fare una buona raccolta della frazione organica, andrebbero rimosse dal sacchetto prima di usarlo.

Spiega il Consorzio: “Le etichette rappresentano effettivamente una criticità a cui sarebbe importante dare una risposta. Vale sia per quelle dei sacchetti ortofrutta che per quelle riportate direttamente su alcuni tipi di frutta e verdura, come ad esempio banane e mele. Gli impianti sono comunque attrezzati a rimuoverle; tuttavia, l’utente sensibile può apporre l’etichetta sul manico, così da toglierla prima di utilizzare il sacchetto per la raccolta dell’umido, senza inficiarne la tenuta”.

Per il resto, va precisato che i sacchetti ortofrutta sono idonei per la raccolta dell’umido – cosa che può far risparmiare qualche centesimo. I sacchetti ortofrutta, che dal primo gennaio di quest’anno devono essere costituiti esclusivamente da materiale biodegradabile e compostabile, “sono compatibili con il sistema impiantistico nazionale e con le modalità di raccolta diffusi sul territorio; pertanto possono essere utilizzati per il contenimento dell’umido domestico”, spiega il Consorzio. Naturalmente per un corretto trattamento dei rifiuti organici è fatto obbligo di utilizzare i sacchetti in materiale biodegradabile e compostabile certificati a NORMA UNI EN 13432 in carta o in bioplastica. Altra indicazione di base: evitare assolutamente l’uso delle buste di plastica tradizionale per la raccolta dell’umido. Si tratta, spiegano dal Consorzio, di “un materiale che risulta “indigesto” ai microorganismi che trasformano gli scarti alimentari e verdi in compost. Non può dunque essere riciclato nella filiera del recupero del rifiuto organico”.

“La Legge recentemente approvata ha un obiettivo condivisibile, in quanto mira a diminuire la presenza di plastica ultraleggera sostituendola con sacchetti compostabili. Un’evoluzione per il CIC importante e preziosa”, sottolinea Centemero, direttore CIC. “Il nostro auspicio per il futuro è un intervento migliorativo per rendere anche le etichette compostabili”.

 

Notizia pubblicata il 11/01/2018 ore 15.59

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

2 thoughts on “TopNews. Bioshopper: fatto il sacchetto, ora bisogna fare le etichette

  1. Buongiorno. E che dire dei guanti usa e getta che si usano per prendere frutta e verdura e che sono tuttora di plastica inquinante? Non sarebbe opportuno sostituire anche questi con altri biodegradabili?
    Cordialità
    Sergio

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