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Caro prezzi, rinunce e strategie degli italiani nel carrello della spesa (foto pixabay)

Gli italiani sono pronti a rinunciare a viaggi e ristoranti per salvaguardare il carrello della spesa. Di fronte al caro prezzi che pesa sui consumi domestici e alimentari, faranno delle rinunce nelle spese non alimentari e attueranno delle strategie di risparmio diversificate e a più voci.

Ci sarà più “nomadismo” fra i punti vendita: i consumatori andranno a caccia di sconti e promozioni muovendosi fra i negozi. Ci sarà maggiore attenzione a evitare gli sprechi di cibo (per sette famiglie su dieci) e quasi la metà ridurrà gli acquisti superflui. Un’altra strategia indicata da quasi metà delle famiglie è quella di fare più attenzione al rapporto euro/kg dei prodotti e al rapporto qualità prezzo.

Sono alcuni dei risultati che emergono dall’indagine Ismea “I consumi domestici delle famiglie. L’impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani”.

Caro prezzi nel carrello della spesa

I consumatori sono pronti a fare delle rinunce nelle spese generali pur di salvaguardare la qualità della spesa alimentare. Con l’inflazione che corre al +6,2% su base annua, quali saranno gli impatti sugli acquisti alimentari nei prossimi mesi e quali le rinunce e strategie che le famiglie adotteranno per contenere il caro prezzi?

Il punto di partenza è che oltre il 60% delle persone ha una cognizione realistica della situazione che stiamo vivendo e ritiene che, nei prossimi tre mesi, l’inflazione crescerà molto (tra il 3 e il 10%). Sulle cause dell’inflazione, quasi la metà degli intervistati individua le motivazioni principali nell’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi energetici assieme allo scoppio del conflitto in Ucraina, mentre solo il 10% associa la crescita dell’inflazione alle conseguenze della pandemia Covid.

 

dossier ismea
“I consumi domestici delle famiglie. L’impatto dell’inflazione sui consumi degli italiani” Ismea maggio 2022

 

Le rinunce per salvare il carrello della spesa

Le famiglie adotteranno allora rinunce e strategie per limitare il caro prezzi.

Dall’indagine Ismea (condotta su 3 mila famiglie, con il supporto tecnico della Nielsen) emerge che «un italiano su cinque si dichiara pronto a rinunciare agli spostamenti nel tempo libero, il 16% a ridurre le spese di vestiario, il 12% ai consumi fuori casa e all’intrattenimento, mentre solo il 2% a svuotare il carrello della spesa».

A porre i ristoranti in cima alla lista delle spese da tagliare, si legge nel dossier, sono soprattutto persone tra i 55 e i 64 anni (24%) e le coppie con bambini piccoli (30%), mentre i giovani si dicono disposti a rinunciare più a scarpe e vestiti (24%) e viaggi (21%) che ai consumi fuori casa (solo 19%). In generale, comunque, per quasi la totalità del campione emerge l’intenzione di salvaguardare il budget destinato alla spesa alimentare per il consumo domestico.

Tutte le famiglie temono un aumento dei prezzi dei prodotti di prima necessità, mentre circa la metà del campione (52%) esprime preoccupazione sulla diponibilità dei prodotti e la metà sulla diminuzione di sconti e promozioni. Il prodotto “brandizzato” rimane importante nella scelta di pasta (29%), surgelati (27%), passate (24%), mentre per carne, frutta, verdura, uova, olio Evo sia l’origine delle materie prime il primo driver di scelta.

Strategie per proteggere il potere d’acquisto

«Le strategie adottate dagli italiani per fronteggiare il caro vita e proteggere il proprio potere di acquisto sono diverse: da un più marcato nomadismo tra insegne alla ricerca delle promozioni, all’attenta pianificazione degli acquisti per evitare gli sprechi, dalla maggiore attenzione al rapporto qualità prezzo e al rapporto prezzo/peso, in uno scenario molto fluido che cambia a seconda del profilo socio economico del consumatore e del tipo di referenza», spiega ancora Ismea.

Nomadismo fra i punti vendita…

Nella scelta del punto vendita la strategia che emerge a fronte del caro prezzi è quella di una ulteriore mobilità fra brand e insegne alla ricerca di promozioni e prezzi convenienti.

Le famiglie insomma si spostano fra i negozi, indicano (7 su 10) l’ipermercato come il format in cui si può trovare la migliore combinazione possibile di assortimento e offerte ma sono disposte a muoversi e spostarsi fra opzioni. Il 58% prevede infatti di cambiare punto vendita o insegna alla ricerca di maggiori sconti, il 57% di indirizzarsi verso il discount e il 35% verso i mercati rionali. La ricerca della convenienza coinvolgerà anche il web, con il 13% delle famiglie che dichiara di volersi affidare anche all’ e-commerce per fare la spesa.

… pianificazione della spesa e meno sprechi

Le strategie di acquisto davanti al caro prezzi sono diverse. Le famiglie faranno una razionalizzazione della spesa. Ci sarà una maggiore pianificazione degli acquisti. Sette famiglie su dieci eviteranno gli sprechi di cibo. Il 48% ridurrà gli acquisti superflui quando farà la spesa alimentare.

Archiviata la fase di spesa quasi compulsiva del lockdown, evidenzia l’Ismea (la fase delle scorte che hanno riempito le dispense nella primavera 2020) «le parole chiave sono oggi razionalizzazione della spesa, pianificazione degli acquisti, utilizzo delle promo e downgrading di brand. Aumenta l’attitudine verso una spesa attenta e oculata con 7 famiglie su 10 che eviteranno gli sprechi di cibo e quasi la metà del campione che ridurrà gli acquisti superflui e presterà maggiore attenzione al rapporto qualità prezzo e al rapporto prezzo/peso negli acquisti. La spesa si programmerà con la lista per evitare acquisti inutili (il 38% degli intervistati), si farà a meno dei prodotti premium (27%), l’acquisto delle marche avverrà solo se in promozione (22%), ci si orienterà sui marchi dei distributori (14%) e per il 9% degli intervistati si arriverà anche a ridurre le quantità a favore della qualità».

Sono le famiglie di 3 componenti e con responsabili di acquisto sotto ai 54 anni quelle che dichiarano di voler adottare più spesso strategie diversificate di risparmio.

In ogni caso, aggiunge il dossier, non verrà intaccata l’attenzione verso la qualità del cibo che viene portato a tavola.

«Il 70% degli intervistati non rinuncerebbe mai al prodotto 100% italiano, mentre quasi uno su due non farebbe a meno dei prodotti con bollino Dop /Igp, da agricoltura sostenibile o a marchio bio», evidenzia il dossier.

L’impatto del caro prezzi sui prodotti

Quale sarà l’impatto dell’aumento di prezzi sui diversi prodotti? Non sarà grande su pane, latte e olio extravergine di oliva mentre per altri settori ci si aspetta una contrazione della domanda, come per pesce, formaggi, salumi e surgelati.

«Malgrado l’aumento dei prezzi, si continuerà a comprare nella stessa quantità il pane, il latte e l’olio Evo (tutti al 35%) – si legge nel dossier –  Non rinuncerà alle uova e alla frutta fresca il 33% dei consumatori mentre il 22% resta intenzionato ad acquistare le stesse quantità di pesce, una quota che scenda al 20% nel caso dei formaggi, al 19% nel caso del vino e al 18% per i surgelati. Ma se l’aumento del prezzo è contenuto entro il 3% non si cambiano le abitudini nemmeno per il vino (47%), surgelati (45%) e passate (41%)».


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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