A un mese dalla chiusura delle scuole, l’Osservatorio Famiglie di Federconsumatori ha effettuato un’indagine sui costi che i genitori affrontano per mandare i figli nei centri estivi che quasi sempre sono privati. Secondo il monitoraggio la spesa media a settimana si attesta sui 158 euro (costo che si dimezza a 83 euro per mezza giornata). C’è anche la variabile pranzo: se la famiglia provvede al pranzo al sacco e alla merenda da casa, il costo della giornata si riduce a 75 euro a bambino.
Ammonta a circa la metà il prezzo dei centri estivi in strutture pubbliche, dove il costo si aggira dai 46 euro per metà giornata a 66 euro per una intera giornata. La differenza tra pubblico e privato è dovuta alle strutture scelte (spesso si tratta di istituti scolastici), nonché alla qualità e soprattutto alla dotazione messa a disposizione per svolgere le attività.
Dallo studio emerge che i corsi di lingue sono quelli maggiormente scelti da parte delle famiglie che possono permettersi di pagare settimanalmente circa 212 euro per bambino. Meno costosi sono i laboratori di scienza-tecnologia-pittura e teatro, che hanno un costo medio di 154 euro settimanali, mentre invece per le giornate in campagna o nelle fattorie limitrofe alla città si può arrivare ad una somma di 139 euro alla settimana. Un altro ambito prediletto dai più piccini è quello sportivo, in cui le attività di basket, pallavolo, calcetto, equitazione possono costare circa 170 euro settimanali.
Considerando quindi una media di 632 euro mensili per ogni bambino per il privato e di 264 per il pubblico diciamo che le tasche delle mamme e dei papà, spesso già in crisi, si svuotano terribilmente durante le vacanze estive.
“Servirebbe dunque che le strutture pubbliche siano messe in condizione di sostenere una ricezione maggiore di bambini e di bambine che restano nelle città nel periodo estivo – auspica Andrea Catizone, Responsabile dell’Osservatorio sulle Famiglie Federconsumatori – La priorità è quella di promuovere una società che attui politiche per l’infanzia e per le famiglie. Troppo spesso, colpevolmente, dimenticate”.

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