Editoria scolastica, l'indagine conoscitiva dell'Antitrust (Foto Karola G per Pexels)
Editoria scolastica, Antitrust chiude indagine: le criticità
L’Antitrust ha chiuso l’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica, mercato che interessa quasi 8 milioni di studenti. La spesa media per le famiglie è di 580 euro per l’intero ciclo di secondaria di I grado e di 1.250 euro per quello di II grado. Le risorse digitali sono sottoutilizzate
Libri pesanti, per le famiglie costosi a fronte del calo del potere d’acquisto, con edizioni digitali che non decollano e diverse criticità fra cui l’elevato ricambio fra edizioni. L’Antitrust ha concluso l’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica, avviata nel 2024, condotta con un ampio confronto con vari soggetti fra i quali Ministero dell’Istruzione, editori e associazione di rappresentanza (AIE). Sulla base delle conclusioni pubblicate, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato una segnalazione formale al Ministero e alle altre istituzioni competenti con indicazioni puntuali di intervento e supervisione, riservandosi di continuare a monitorare il settore.
La spesa per i libri scolastici
Diversi gli elementi emersi dall’indagine sull’editoria scolastica. Salta agli occhi, ad esempio, la questione della spesa.
Nel settore le dinamiche di mercato sono particolari perché, spiega l’Antitrust, “chi sceglie il prodotto (i collegi-docenti) non lo paga, mentre chi lo paga (fiscalità generale, famiglie) o lo utilizza (studenti) non lo sceglie”. Un’altra peculiarità deriva dal fatto che nella scuola primaria i libri sono gratuiti mentre a partire dalla secondaria di primo grado (la scuola media) i costi gravano in gran parte sulle famiglie, salvo la presenza di programmi di sostegno economico che variano per efficacia e copertura a seconda delle amministrazioni locali. Detto questo, dall’indagine emerge che le produzioni dell’editoria scolastica interessano ogni anno quasi 8 milioni di studenti e 1 milione di docenti.
La spesa media per famiglia è di 580 euro per l’intero ciclo di secondaria di I grado (la scuola media) e di 1.250 euro per quello di II grado (le superiori). Il mercato dei libri nuovi vale circa 800 milioni annui, l’usato circa 150 milioni.
“Sebbene i prezzi dei libri non siano cresciuti più dell’inflazione, la percezione negativa da parte dei consumatori – spiega l’Antitrust – è aumentata, anche a causa del calo del potere d’acquisto delle famiglie e della scarsa diffusione di pratiche come il comodato d’uso gratuito. Va inoltre considerato che, a differenza di altri Paesi UE, in Italia i costi dei libri per la scuola secondaria restano a carico delle famiglie, con sussidi pubblici variabili a seconda del territorio”.
Nuove edizioni, libri di carta, tetti di spesa
Un problema importante per i consumatori è l’elevato ricambio dei libri: oltre il 35% delle adozioni cambia nelle classi capo-ciclo di secondaria di primo e secondo grado, riducendo le possibilità di riutilizzo e penalizzando così famiglie con più figli o studenti ripetenti.
La produzione editoriale rinnova circa il 10% dei titoli ogni anno, con picchi legati a riforme di vario genere, per cui in cinque anni molti libri vengono sostituiti.
I libri scolastici italiani in versione cartacea sono inoltre, in media, molto più voluminosi di quelli europei, anche il doppio. E questo crea problemi di trasporto (sono pesanti negli zaini) e una diffusa percezione negativa della qualità. Non si è inoltre diffusa la pratica di dividere i libri in parti autonome (teoria, esercizi, aggiornamenti).
Ancora: i tetti di spesa sono “solo un parametro teorico, privo di reale impatto sull’offerta commerciale”. E a volte vengono aggirati indicando alcuni libri come facoltativi quando in realtà sono di fatto obbligatori.
Un mercato concentrato
Il mercato dell’editoria scolastica risulta molto concentrato, con le case editrici Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola che ne detengono complessivamente oltre l’80%. Il restante 20% è diviso tra una trentina di altri operatori, tra cui spiccano alcuni gruppi di dimensioni medie (ELI, GiuntiTreccani). Mondadori è leader con il 32% del totale, seguito da Zanichelli (25%, presente però solo nella secondaria di primo e secondo grado), Sanoma (13,5%) e La Scuola (8%).
Per quanto riguarda lo sconto sui libri scolastici, attualmente la legge lo limita al 15% del prezzo di copertina, riducendo la concorrenza e penalizzando i consumatori. Per altro verso, secondo l’Autorità, la legittimità di contrattazioni collettive editori–rivenditori non può essere di per sé esclusa in quanto può consentire sconti maggiori e dunque migliorare le condizioni per i consumatori. Anche risorse educative open source e autoproduzioni scolastiche possono ridurre i costi a carico delle famiglie e stimolare l’innovazione, favorendo la personalizzazione dei percorsi educativi tramite nuovi strumenti di Intelligenza Artificiale. Tuttavia, spiega l’Antitrust, “la normativa vigente e la mancanza di incentivi concreti ne limitano lo sviluppo e rendono improbabile, senza una revisione delle politiche al riguardo, che queste risorse possano affermarsi come un’alternativa competitiva all’editoria commerciale per stimolare un’effettiva concorrenza sui meriti”.
Digitale e e-book non decollano
L’analisi sul digitale evidenzia che nelle scuole, nonostante i piani di riforma, le risorse digitali rimangono sottoutilizzate.
Oltre il 95% delle classi adotta libri in formato cartaceo+digitale, ma per la parte digitale risulta attivato solo il 16% delle licenze, con 11 accessi medi all’anno nelle scuole secondarie e 4 nelle primarie. Le adozioni di libri solo in formato e-book più contenuti digitali di corredo rimangono marginali, anche se in crescita.
L’indagine evidenzia dunque che la riforma avviata “non ha sin qui raggiunto l’obiettivo di sostituire progressivamente i libri scolastici con risorse educative digitali”.
Per quanto riguarda accessibilità, accessibilità, usabilità e trasferibilità delle risorse digitali, l’indagine sull’editoria scolastica ha accertato “limitazioni riconducibili sia a persistenti inefficienze infrastrutturali che alle condizioni di licenza unilateralmente imposte dagli editori”. È emersa però anche la disponibilità a modificare queste condizioni e ad avviare un processo di revisione.
Futuri cambiamenti con l’AI
Il tutto nella consapevolezza che ci saranno altri cambiamenti, portati dall’intelligenza artificiale. Come spiega l’Antitrust, “dalla diffusione delle applicazioni di intelligenza artificiale (IA) sono attese modifiche profonde e potenzialmente dirompenti sia per le attività editoriali che nelle modalità d’uso delle risorse educative, soprattutto nella direzione di una loro forte personalizzazione, con effetti che al momento non è possibile meglio determinare”.
Il lavoro svolto dall’Antitrust ha evidenziato l’esistenza di condizioni di licenza e di scarsa interoperabilità delle piattaforme che frenano la riforma, penalizzano l’usato e le soluzioni di comodato d’uso. “Nelle ultime fasi dell’indagine – spiega l’Autorità –i principali editori hanno manifestato disponibilità a modificare queste condizioni per consentire una riattivazione delle licenze a costi ridotti, la stampa dei contenuti digitali e accessi più prolungati: l’Autorità auspica che tali soluzioni diventino standard nel settore e che si promuovano interventi istituzionali in tal senso. Da ultimo, il Ministero ha avviato iniziative per favorire accessibilità e interoperabilità attraverso un sistema di autenticazione unificata. Inoltre, editori e AIE si sono resi disponibili a una maggiore trasparenza tra edizioni, anche tramite modifiche al codice di autodisciplina. Sempre dall’indagine è emersa l’opportunità di soluzioni modulari (es. tramite QRCode) per ridurre il peso dei libri, che in Italia è almeno doppio rispetto al resto d’Europa, e favorire una sostituibilità più razionale di parti dei libri”.

