Indice Globale della Fame 2020, resta alto l'allarme fame e malnutrizione (Fonte: Cesvi)

Indice Globale della Fame 2020, resta alto l'allarme fame e malnutrizione (Fonte: Cesvi)

Resta alto l’allarme fame e malnutrizione: 11 Paesi registrano livelli di fame allarmanti e 40 Paesi appartengono alla categoria grave. È quanto emerge dall’Indice Globale della Fame 2020 realizzato da Welthungerhilfe e Concern Worldwide e curato da Cesvi per l’edizione italiana.

Uno strumento sviluppato per misurare e monitorare complessivamente la fame a livello mondiale, regionale e nazionale, sulla base dell’analisi di quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i cinque anni.

“L’Indice Globale della Fame 2020 – sottolinea la presidente di CesviGloria Zavatta – mostra che la lotta alla fame globale deve essere sempre di più un impegno comune e una sfida sempre più urgente, resa ancora più complessa dalla pandemia di Covid-19 e dalle sempre più drammatiche conseguenze del cambiamento climatico”.

Indice Globale della Fame 2020: difficile raggiungere l’obiettivo Fame Zero

Secondo le agenzie delle Nazioni Unite, inclusa l’Organizzazione Mondiale della Sanità, e la Banca Mondiale quasi 690 milioni di persone sono denutrite; 144 milioni di bambini soffrono di arresto della crescita, 47 milioni soffrono di deperimento e 5,3 milioni sono morti prima dei cinque anni nel 2018, in molti casi a causa della malnutrizione.

Dall’edizione 2020 dell‘Indice Globale della fame emerge che il secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG), conosciuto come Fame Zero, fissato per il 2030, rischia di non essere raggiunto.

“Al ritmo attuale – spiega Cesvi37 Paesi non riusciranno nemmeno a raggiungere un livello di fame basso nella Scala di Gravità. Inoltre, la pandemia di COVID-19 e la relativa recessione economica, e le devastanti conseguenze del cambiamento climatico, stanno aggravando l’insicurezza alimentare e nutrizionale di milioni di persone”.

 

Indice Globale della Fame, scala di misurazione (Fonte: Cesvi)
Indice Globale della Fame, scala di misurazione (Fonte: Cesvi)

Indice in lieve miglioramento ma progresso lento

Secondo l’indagine, il livello di fame globale (punteggio di 18,2) si colloca ad un livello moderato, mostrando un miglioramento rispetto al 2000 in cui si registrava un livello globale grave. “Tuttavia – avverte Cesvi – in molte zone il progresso è troppo lento e la fame rimane acuta”.

Secondo i dati FAO, la percentuale di persone denutrite nel mondo è stabile, ma il numero assoluto è in aumento: nel 2019 la popolazione mondiale denutrita era all’8,9%, invariata rispetto al 2018, ma nel 2019 questa percentuale corrispondeva a quasi 690milioni di persone, ovvero 10milioni in più rispetto al 2018 e quasi 60milioni in più rispetto al 2014 (FAO et al. 2020).

Le Regioni più colpite

L’Asia meridionale e l’Africa a Sud del Sahara sono le regioni con i livelli di fame più elevata, i cui punteggi di GHI 2020 sono rispettivamente di 27,8 e 26. In entrambe le aree la fame è di livello grave, a causa dell’elevata percentuale di persone denutrite (rispettivamente 230 e 255 milioni) e dell’alto tasso di arresto della crescita infantile (1 bambino su 3). Inoltre, l’Africa a sud del Sahara ha il più alto tasso di mortalità infantile al mondo, mentre l’Asia meridionale ha il più alto tasso mondiale di deperimento infantile.

Ciad, Timor Est e Madagascar, tra i 107 Paesi che hanno dati sufficienti per il calcolo dei punteggi di GHI, registrano livelli di fame allarmanti. Altri 31 presentano livelli gravi.

Inoltre, la fame è considerata allarmante in altri 8 Paesi – Burundi, Comore, Repubblica Centrafricana,Repubblica Democratica del Congo, Siria, Somalia, Sud Sudan e Yemen – e grave in altri 9 sulla base di classificazioni provvisorie, tra cui Haiti, Mozambico, Myanmar e Zimbabwe.

L’impatto del Covid sulla fame

“I punteggi dell’Indice Globale della Fame 2020, basandosi su dati antecedenti alla crisi sanitaria, non riflettono ancora l’impatto del COVID-19 sulla fame e sulla malnutrizione”, spiega Cesvi. Tuttavia, secondo le previsioni, la pandemia e le sue conseguenze economiche potrebbero raddoppiare il numero di persone colpite da crisi alimentari acute.

Secondo quanto emerso dallo studio, “la pandemia sta avendo effetti anche sulla nutrizione: nel 2020, ad esempio, le scuole hanno chiuso in varie parti del mondo, impedendo spesso ai bambini di ricevere un pasto giornaliero nutriente”.

“Inoltre – prosegue – la contrazione economica associata alla pandemia potrebbe aumentare di 6,7 milioni i bambini che soffrono di deperimento, indice di malnutrizione acuta, nei Paesi a basso e medio reddito. Potrebbero inoltre verificarsi 130.000 decessi di bambini in più, a causa di questo aumento del deperimento infantile e alle riduzioni dei servizi nutrizionali e sanitari provocate dalla pandemia”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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