Inondazioni nelle aree costiere, a rischio oltre 1 milione di persone (Foto Pixabay)
Inondazioni nelle aree costiere, in Europa a rischio oltre 1 milione di persone
Nasce il primo servizio climatico europeo dedicato alle aree costiere a rischio di inondazione. Partner scientifico per l’Italia è l’Enea. Senza nuove misure, entro il 2050 oltre 1 milione di persone potrebbe essere esposto a inondazioni estreme
Le inondazioni nelle aree costiere sono un pericolo sempre più diffuso. Con la crisi climatica, le aree costiere sono sempre più sotto pressione di intense tempeste, innalzamento del livello del mare, trasformazione della linea costiera. Nasce allora il primo servizio climatico europeo che rende disponibili mappe ad alta definizione e dati geofisici in tempo reale con particolare riferimento alle aree costiere più esposte al rischio di inondazione. Il servizio è stato sviluppato nell’ambito del progetto europeo CoCliCo (Coastal Climate Core Service), al quale partecipa anche l’Enea.
Livello del mare, più 40 cm al 2100. A rischio oltre 1 milione di persone
«Con un livello del mare destinato ad aumentare di almeno 40 cm al 2100, questo strumento ci consentirà di elaborare scenari per enti pubblici e gestori di infrastrutture critiche (porti, reti stradali e ferrovie), in modo da sviluppare strategie di adattamento ai cambiamenti climatici con relativa pianificazione territoriale per la salvaguardia della popolazione e dei servizi essenziali», spiega il referente italiano del progetto Gianmaria Sannino, responsabile della Divisione ENEA Modelli, osservazioni e scenari per il cambiamento climatico e la qualità dell’aria.
Secondo l’ultimo documento del progetto, le “zone costiere richiedono trasformazioni profonde” perché hanno quasi raggiunto un “punto critico” a causa della pressione antropica (urbanizzazione, turismo e sfruttamento delle risorse) e dei cambiamenti climatici, con inondazioni sempre più frequenti.
“Senza nuove misure in campo, entro il 2050 oltre 1 milione di persone potrebbe essere esposto a fenomeni estremi di inondazione” ed è un numero in aumento rispetto a quello del 2010, compreso fra 600 mila e 1 milione.
L’Enea fornisce al servizio climatico mappe di inondazione da risalita del mare per tutta l’area del Mediterraneo e del Mar Nero, con un modello a scala mediterranea che realizza proiezioni climatiche ad altissima risoluzione, fino a 70 metri negli stretti di Gibilterra e dei Dardanelli.
«Questo strumento è in grado anche di simulare nel modo più realistico possibile lo scambio d’acqua e di calore tra Oceano Atlantico e Mediterraneo e tra Mar Nero e Mediterraneo e di rappresentare in modo efficace anche le maree e la loro interazione con le correnti marine», aggiunge Sannino.
Per diventare pienamente operativo, al servizio climatico servono ulteriori sviluppi tecnologici e risorse finanziarie. Fra le raccomandazioni suggerite nell’ultimo policy brief c’è anche l’integrazione del servizio climatico CoCliCo nel programma Ue Copernicus e nel progetto Gemello Digitale dell’Oceano.
Aree costiere e adattamento trasformativo
Nelle zone costiere a rischio inondazione non basteranno azioni “semplici” come costruire barriere o dighe: a volte, spiegano i ricercatori, potrebbe servire lo spostamento di intere comunità.
«Nel report lanciamo un messaggio chiaro: le zone costiere sono sotto pressione a causa dei cambiamenti climatici – afferma Sannino – Per salvaguardare l’integrità del territorio e garantire opportunità di crescita economica e di benessere servono strategie di adattamento trasformativo, ossia risposte profonde e strutturali agli impatti dei cambiamenti climatici. A differenza dell’adattamento convenzionale, che si limita ad apportare modifiche graduali per ridurre i rischi, l’adattamento trasformativo punta a ripensare radicalmente i sistemi sociali, economici e ambientali, per renderli più resilienti e sostenibili nel lungo periodo. Ad esempio, nelle aree costiere soggette all’innalzamento del livello del mare, costruire dighe o barriere può non bastare: in certi casi, potrebbe diventare inevitabile ricollocare intere comunità».

