Una delegazione del Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha incontrato oggi le organizzazioni della società civile italiana a Roma per raccogliere i loro pareri e le loro preferenze rispetto ai cinque scenari per il futuro dell’Europa delineati nell’omonimo Libro bianco della Commissione europea. Il dibattito si è incentrato intorno a una serie di interrogativi: Quale dei cinque scenari delineati nel Libro bianco è più adatto per far fronte alle sfide interne ed esterne dell’Unione europea (UE)?; Sarebbe preferibile uno scenario diverso da quelli indicati nel Libro bianco? Come si può promuovere la visibilità dell’UE?; Le aree tematiche descritte nel libro Bianco sono sufficientemente complete?; Quale ruolo dovrebbe svolgere la società civile organizzata nello scenario prescelto?; Quali strumenti fornire ai cittadini affinché siano più coinvolti nella costruzione del futuro dell’Europa?

Beatrice Covassi, Capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, ha affermato: “Il Libro Bianco non è solo un documento di riflessione ma di azione politica. Grazie ad esso, si è avviato un processo per un dibattito di vasta portata non solo con i responsabili politici ma anche con tutti i componenti del tessuto sociale e della società civile. Se vogliamo riconnettere l’Europa ai cittadini, dobbiamo uscire dalla ‘bolla di Bruxelles’ per incontrarli e convincere i politici a non dare ogni volta la colpa all’Europa per ragioni di politica interna”.

La sensazione che le forze populiste anti europee siano sconfitte (visti i risultati in Olanda, Francia e la situazione prevedibile in Germania) non può fermare il necessario cambiamento della politica dell’UE. Non basta il rigore di bilancio se non si creano le condizioni per affrontare insieme le emergenze dell’Europa: dalla disoccupazione giovanile alle migrazioni, dal cambiamento climatico alle politiche per la crescita e lo sviluppo”, ha invece osservato Maurizio Reale (Gruppo Datori di lavoro).

Giulia Barbucci (Gruppo Lavoratori), dal canto suo, ha osservato che “Il Libro Bianco non presenta una visione strategica sul Futuro dell’Europa: appare quasi che si assecondi, invece, la paralisi politica e istituzionale scatenata dalla crisi finanziaria ed economica, accentuata da fenomeni quali l’emergenza rifugiati e le politiche migratorie, il tema del terrorismo e la Brexit. È necessaria un’Unione politica che metta al centro i temi della crescita equa, del lavoro di qualità e dell’inclusività del welfare”.

Antonio Longo (Gruppo Attività diverse) ha rilevato che “L’Europa può ripartire con la chiara presenza di obiettivi che mettano al primo posto l’occupazione, l’inclusione e l’innovazione. I consumatori italiani hanno ricevuto molto dall’UE e devono utilizzare al meglio le opportunità che vengono dalle regole europee”.

Dagli interventi dei rappresentanti della società civile organizzata e delle parti sociali è emersa una forte domanda di una maggiore integrazione politica europea che valorizzi la dimensione sociale.

Il CESE — l’organo dell’UE che rappresenta la società civile — sta organizzando dibattiti sul futuro dell’Europa in ciascuno Stato membro per conoscere le opinioni, le priorità e le preoccupazioni della società civile. Tali dibattiti nazionali si iscrivono in un vasto processo di discussione sulla “via da seguire per l’Europa“, avviato dalle istituzioni europee in tutta l’UE, che coinvolge cittadini, autorità e organizzazioni della società civile. Le idee presentate nel corso dei dibattiti confluiranno nel parere del CESE sul futuro dell’Europa, che sarà adottato in luglio. Il parere mira a influenzare la decisione dell’UE sul futuro corso dell’UE, prima delle elezioni europee del giugno 2019.


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