MobilitAria 2025: la mobilità sostenibile è ancora lontana (Foto Pixabay)
MobilitAria 2025, mobilità sostenibile in stallo. In Italia oltre 48 mila decessi prematuri per PM2.5
Città ferme e mobilità sostenibile ancora lontana secondo il Rapporto MobilitAria 2025 di Kyoto Club e CNR-IIA. In Italia 48.600 decessi prematuri attribuiti a PM 2.5
L’Italia è in stallo, in alcuni casi in regressione, rispetto alla mobilità sostenibile. La qualità dell’aria nelle città continua ad avere forti criticità. E l’inquinamento atmosferico continua a essere una delle principali minacce alla salute, responsabile di migliaia di decessi prematuri. Quanti? L’Italia è maglia nera in Europa per morti attribuibili all’inquinamento dell’aria. Secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) del 2022, in Italia ci sono 48.600 morti premature per PM2.5, 9.600 per biossido di azoto (NO2) e 13.600 morti per ozono (O₃), numeri che collocano il Paese al primo posto nell’UE27 per PM2.5 e NO2.
L’Italia è uno dei paesi europei con il maggior impatto sulla salute associato all’esposizione da questi inquinanti. Nella Ue a 27, l’esposizione a concentrazioni di PM2,5 superiori ai 5 µg/m³ – il valore guida stabilito dall’OMS – è considerata responsabile di circa 239.000 decessi prematuri in tutta l’Unione.
Sono i numeri ricordati nel Rapporto “MobilitAria 2025”, realizzato da Kyoto Club e dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IIA), che analizza i dati della mobilità e della qualità dell’aria al 2024 nelle 14 città metropolitane italiane.
Mobilità sostenibile vs alto tasso di motorizzazione
“Nel 2024 – informa una nota di sintesi – l’andamento della mobilità nelle principali città italiane è generalmente tornato alla situazione precedente alla pandemia Covid-19. La mobilità urbana è ripresa, l’auto è rimasta protagonista degli spostamenti urbani e il tasso di motorizzazione, il più elevato in UE, ha continuato ad aumentare in Italia e nelle principali città del nostro Paese. Questo contesto di transizione costituisce un elemento di preoccupazione, perché ai necessari obiettivi per ridurre inquinamento, congestione, incidentalità e mortalità sulle strade, diventano sempre più urgenti azioni che permettano di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione”.
Lo studio fotografa un’Italia urbana in stallo, in alcuni casi in regressione, sul fronte della mobilità sostenibile, con criticità diffuse per inquinamento atmosferico e qualità dell’aria.
Spiega Francesco Petracchini, Direttore Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente del CNR e Presidente della Cabina di regia del Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria della Presidenza del Consiglio dei Ministri: “I dati raccolti nel rapporto MobilitAria 2025 confermano che l’inquinamento atmosferico rappresenta una delle minacce per la salute pubblica nelle aree urbane italiane, causando migliaia di morti premature ogni anno. La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria 2024/2881, fornisce una direzione per le politiche ambientali urbane più incisiva: fissa obiettivi più stringenti, introduce nuovi parametri da monitorare e richiede la riorganizzazione della rete per il monitoraggio, al fine di favorire la comprensione scientifica degli effetti degli inquinanti sulla salute umana e sull’ambiente. In questo quadro come CNR si ribadisce l’importanza di proseguire con politiche locali e nazionali ambiziose per ridurre le emissioni, in particolare nel settore dei trasporti e del riscaldamento domestico, che restano le principali fonti inquinanti in ambito urbano”.
Alcuni segnali però sono incoraggianti. A Bologna c’è un netto calo del biossido di azoto (NO₂), con una riduzione del 35% in un solo anno. È questo il miglior risultato tra le 14 grandi città analizzate. Altrove, i miglioramenti sono minimi mentre alcune città, come Bari e Venezia, hanno visto un peggioramento.
Per quanto riguarda il PM10, le concentrazioni medie delle città metropolitane restano nei limiti normativi, ma persistono criticità nell’area padana e in alcune città del sud (Catania, Napoli e Cagliari) per il superamento del limite giornaliero del PM10. Il PM2.5 resta sotto la soglia normativa in tutte le città, ma lontano dai valori raccomandati dall’OMS.
Mobilità e criticità
Una delle possibile cause dello stallo è ancora la “crescita record del tasso di motorizzazione”. Nei grandi centri urbani italiani, spiega MobilitAria, ci sono dalle 2,5 alle 4 volte più auto rispetto a quanto auspicabile per una mobilità sostenibile. Altri fattori critici: lo sviluppo delle infrastrutture ciclabili è praticamente fermo, complice l’esaurimento dei fondi del PNRR, mentre “la mobilità condivisa subisce contraccolpi da scelte politiche restrittive, in particolare contro i monopattini”. La quota delle vetture elettriche cresce lentamente.
“La Legge di Bilancio 2025, infatti, non prevede nuovi fondi per lo sviluppo di metropolitane, tramvie e busvie veloci, né per la mobilità ciclistica e le ciclovie turistiche, con tagli significativi ai fondi esistenti. Al contrario, sono stati stanziati ulteriori 1,5 miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto di Messina, portando il totale a oltre 13 miliardi”.
Spiega Francesco Ferrante, Vicepresidente Kyoto Club: “Procedere rapidamente sulla strada della decarbonizzazione, ricorrere a efficienza energetica e fonti rinnovabili, e togliere veicoli inquinanti dalle nostre strade trasformando il modo in cui ci muoviamo è urgente e necessario se vogliamo risolvere l’emergenza sanitaria dell’inquinamento atmosferico e fermare la crisi climatica”.
Kyoto Club e CNR-IIA: “Agire ora per città più vivibili e aria più pulita”
Alla luce dei dati del Rapporto MobilitAria 2025, Kyoto Club e CNR-IIA propongono una serie di interventi urgenti per rilanciare la mobilità sostenibile e migliorare la qualità dell’aria.
“Se vogliamo davvero città più vivibili e aria più pulita, il momento di agire è ora”, rivendicano.
Quali le proposte? “È necessario un deciso cambio di rotta, a partire da una revisione profonda del Codice della Strada che riconosca il diritto delle città a regolare traffico, velocità e sicurezza, introducendo strumenti efficaci come le “Città 30”, le ZTL dinamiche e una regolazione avanzata degli accessi – evidenziano – Serve una politica nazionale che punti chiaramente al riequilibrio modale, dimezzando l’uso dell’auto privata e investendo sul trasporto pubblico elettrico, sulle reti tranviarie e metropolitane, sulla ciclabilità e sulla mobilità condivisa, oggi frenata da scelte miopi e arretrate”.
Servono nuovi fondi per il trasporto pubblico, l’elettrificazione del parco veicolare, piani decennali per le infrastrutture in ferro e investimenti stabili per le ciclovie. Le associazioni chiedono poi di “recepire con coraggio” la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria.

