Navi a perdere, quegli affondamenti sospetti nel Mediterraneo (Foto Pixabay)

L’Europa è chiamata a fare chiarezza sulle “navi a perdere”. E con esse sulle navi dei veleni. L’espressione “navi a perdere” fa riferimento agli affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo lasciate inabissare volontariamente con un carico di rifiuti tossici, scafi dei quali si sospetta il coinvolgimento nel trasporto e nello smaltimento illegale di rifiuti, anche radioattivi. Decine le “navi a perdere” che negli anni passati risultano affondate in modo sospetto nel Mediterraneo, senza lanciare May Day, con destinazioni e carichi su cui i dubbi sono tanti. Il sospetto è appunto che fossero caricate di rifiuti tossici o radioattivi. E questo fenomeno richiede l’impegno delle istituzioni italiane ed europee per accertare la verità e non lasciarlo cadere nell’oblio.

Troppe domande senza risposta

A ricordarlo è Legambiente, che negli anni si è occupata di queste navi, al centro di indagini avviate nel 1994 grazie a un esposto dell’associazione e al centro delle attività della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo illegale dei rifiuti.

L’uso delle navi a perdere, spiega oggi l’associazione, “interessa diverse aree del Mare Nostrum: 23 gli affondamenti registrati tra il 1987 e il 1993 al largo delle coste calabresi, 80 quelli mappati da Legambiente tra il 1979 e il 2000. E oggi sono ancora troppi gli interrogativi senza risposta sulle connessioni con i traffici illegali di rifiuti che hanno attraversato il Mediterraneo su cui fare chiarezza”.

Questo tema è stato dunque al centro di un’iniziativa al Parlamento europeo. L’evento “Ships of Shame and Poison Ships – The role of the European Union in investigating hazardous and radioactive waste in the Mediterranean” è stato promosso dall’eurodeputato Sandro Ruotolo in collaborazione con Legambiente. L’associazione mantiene viva l’attenzione sul caso di Natale De Grazia, il capitano di fregata morto in circostanze sospette nel 1995 mentre era impegnato in una missione di lavoro alla ricerca di prove proprio su alcune di queste “navi a perdere”.

Fare luce su traffici illegali e su affondamenti sospetti

«Alle istituzioni europee chiediamo, attraverso le nostre sei proposte, un impegno concreto per fare piena luce sui traffici illegali e sugli affondamenti sospetti di navi nel Mediterraneo, seguendo la strada indicata da Natale De Grazia -ha detto Enrico Fontana, membro della Segreteria nazionale Legambiente – Non possiamo permettere altri silenzi: verità e giustizia sono un dovere verso chi, come De Grazia, ha dedicato la vita al bene pubblico».

La richiesta è quella di riportare alla memoria pubblica un capitolo trascurato nella storia del Mediterraneo. Legambiente chiede allora alla Commissione europea e in particolare alla Commissaria per l’ambiente, Jessica Roswall, di acquisire “tutta la documentazione sui presunti affondamenti di navi mercantili nel Mediterraneo, con focus specifico su quelle per cui si sospetta che trasportassero rifiuti illegali”.

E di definire, di concerto con il ministero dell’Ambiente italiano, “un programma di ricerca scientifico e ambientale sugli affondamenti sospetti di navi mercantili nel Mediterraneo”.

L’associazione propone poi di acquisire la documentazione sulle tecnologie finora usate per le analisi dei fondali marini, di coinvolgere Euratom, Europol e Interpol. E chiede alla Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo di avviare un’indagine conoscitiva sul fenomeno delle “navi a perdere” e delle “navi dei veleni” usate nei traffici illeciti di rifiuti nel Mediterraneo, nei paesi rivieraschi e in altri paesi africani, tra gli anni Ottanta e Novanta, nonché sugli attuali sviluppi di questi fenomeni di ecocriminalità.

Pagina oscura di storia ambientale

«Il confronto di oggi ha restituito con grande chiarezza la complessità e la portata europea di questa vicenda, che rappresenta una delle pagine più oscure della storia ambientale e industriale del nostro continente – dichiara l’Eurodeputato PD Sandro Ruotolo – Non si tratta di una vicenda soltanto italiana. È una questione europea, che coinvolge rotte internazionali, armatori stranieri, porti europei e paesi rivieraschi africani e mediorientali”. Secondo Ruotolo ”serve una strategia europea integrata, capace di unire ricerca scientifica, cooperazione giudiziaria, monitoraggio ambientale, responsabilità delle imprese e trasparenza democratica».

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