Un meccanismo di turnazione per far rimanere aperti circa un quarto degli esercizi commerciali. Questa la proposta che il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha fatto intervenendo in una trasmissione televisiva. “Ci sarà sempre un posto dove andare a fare la spesa. Ci sarà un meccanismo di turnazione per cui resterà aperto il 25% dei negozi, gli altri a turno chiudono”. Lo ha detto Di Maio intervistato a L’aria che tira su La7, parlando della proposta di chiusura domenicale degli esercizi commerciali. La decisione sulle chiusure spetterà a sindaci e commercianti. Continua così il dibattito su negozi chiusi di domenica, negozi aperti e superamento delle liberalizzazioni del Governo Monti.

La proposta del meccanismo di turnazione per cui rimarrà aperto il 25% dei negozi viene bocciata dall’Unione Nazionale Consumatori. “Una proposta assurda. Torniamo all’epoca dell’economia dirigista, quando a decidere se restare aperto erano i Comuni in riunioni fiume con commercianti, sindacati e associazioni di consumatori – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’associazione – Invece di lasciare libertà di scelta ad ogni singolo commerciante, che autonomamente può ora decidere se aprire o restare chiuso a seconda delle sue esigenze e convenienze, si impone una scelta dall’alto”.

Al Codacons invece quella proposta sembra “ragionevole”. Sostiene il presidente dell’associazione Carlo Rienzi: “Mantenere la domenica il 25% dei negozi aperti e prevedere dei turni garantisce ai consumatori la possibilità di fare acquisti nei giorni festivi e non danneggia eccessivamente i piccoli esercizi. E’ necessario però tenere conto delle differenze che esistono tra le varie città, alcune a forte vocazione turistica, altre meno, e delle esigenze specifiche in alcuni periodi dell’anno, come i mesi estivi quando le località di villeggiatura registrano elevate presenze e pertanto un maggior numero di negozi deve poter rimanere aperto la domenica”.

“Ciò che manca nella posizione di Di Maio – prosegue Rienzi – è la previsione di controlli contro lo sfruttamento dei lavoratori, i quali la domenica e nei giorni festivi devono veder riconosciuti i loro diritti economici e non subire alcun ricatto da parte dei datori di lavoro”. Secondo il Codacons, fra l’altro, la chiusura totale nei giorni festivi farebbe spostare gli acquisti sull’e-commerce. Di quanto? L’associazione stima che il settore delle vendite online “sarà l’unico a beneficiare delle chiusure domenicali dei negozi, con un incremento del giro d’affari pari a +2,7 miliardi di euro solo nel primo anno e come effetto diretto di un eventuale divieto di apertura nei giorni festivi per gli esercizi tradizionali.”

Nel dibattito che si è articolato sull’orario dei negozi, contraria alle riduzione delle aperture degli esercizi commerciali si è detta la Conad, che ha parlato di una proposta “disancorata dalla realtà e dai bisogni reali dei consumatori e del mondo produttivo”. “Tale provvedimento, che limita fortemente la libertà di impresa, la concorrenza e la libertà di scelta dei consumatori riportando il Paese indietro di diversi anni, avrebbe ricadute negative sui consumi e sul Pil – dice Conad – Si stima che attualmente siano circa 19,5 milioni gli italiani che approfittano dei giorni festivi per fare acquisti, i quali verrebbero privati di un servizio di grande utilità. A questi effetti va sommato l’impatto non certamente positivo che la misura avrebbe sugli occupati della Grande distribuzione organizzata, settore che attualmente vede impiegati circa 450 mila addetti, a cui vanno aggiunti quelli dell’indotto. Stupisce, anzi, che in un momento di grandi difficoltà economiche le organizzazioni a tutela dei lavoratori non mostrino preoccupazione a fronte di una proposta che mette a rischio migliaia di posti di lavoro”. Per la Conad inoltre la norma rappresenterebbe “uno straordinario regalo ai colossi dell’ecommerce. Tanto più che le indagini condotte negli ultimi anni hanno riscontrato da parte dei consumatori un altro grado di apprezzamento nei confronti delle aperture domenicali”.

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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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