Clean Up the Med 2023: raccolti 38.522 kg di rifiuti, l’84% è plastica (Egitto, foto Clean Up the Med)
Plastica monouso ancora dominante: spiagge e parchi italiani invasi dai rifiuti
A quattro anni dalla direttiva europea SUP, un nuovo studio di Legambiente rivela che l’80% dei rifiuti dispersi nell’ambiente è ancora costituito da plastica tradizionale. Le bioplastiche restano marginali.
A quattro anni dal recepimento della direttiva europea SUP (Single Use Plastics), che vieta il commercio di diversi prodotti in plastica monouso, l’Italia continua a fare i conti con una presenza massiccia di plastica tradizionale nell’ambiente. Spiagge e parchi urbani restano i luoghi simbolo di un problema strutturale che le norme, da sole, non sono riuscite a risolvere.
I risultati dello studio “Beach e Park Litter”
La conferma arriva dallo studio “Beach e Park Litter” di Legambiente, primo monitoraggio a scala nazionale che ha analizzato in modo sistematico la presenza di rifiuti su spiagge e parchi urbani, includendo anche un focus specifico sulle bioplastiche compostabili e biodegradabili. Dal 2021 al 2024 sono stati raccolti e catalogati 40.388 rifiuti in 10 spiagge e 10 parchi urbani della Penisola: l’80% è risultato costituito da plastica tradizionale, soprattutto imballaggi e oggetti usa e getta.
La composizione dei rifiuti
Accanto alla plastica, lo studio evidenzia la presenza di metalli (6,8%), carta e cartone (5,9%), vetro e ceramica (3,6%), gomma (1,3%), tessuti (1,1%) e altre frazioni minori. Le bioplastiche compostabili e biodegradabili rappresentano appena lo 0,2% del totale: un dato significativo, anche perché questo materiale non è ancora contemplato nei protocolli ufficiali di monitoraggio europei. Legambiente ha scelto di inserirlo come categoria autonoma, rendendo il monitoraggio unico nel suo genere.
Entrando nel dettaglio, il 65,9% dei rifiuti è stato raccolto sulle spiagge e il 34,1% nei parchi urbani. Sulle spiagge la situazione appare più critica: il 90,5% dei rifiuti è costituito da polimeri tradizionali, contro appena lo 0,2% di bioplastiche. Nei parchi urbani il quadro è più eterogeneo, con una minore incidenza della plastica tradizionale (58,2%) e percentuali più elevate di metalli, carta e vetro.
Il metodo e gli obiettivi della ricerca
Lo studio si basa su un’attività di citizen science, supportata da verifiche di laboratorio condotte dal Dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza di Roma, che hanno confermato la validità del metodo utilizzato. Quattro gli obiettivi principali: raccogliere dati sulla dispersione delle bioplastiche post-consumo, promuovere una corretta informazione sul loro smaltimento, migliorare la gestione del fine vita di questi materiali e affinare i protocolli di monitoraggio attraverso analisi specifiche.
L’allarme di Legambiente
“L’inquinamento da littering resta un’emergenza costante in Italia”, sottolinea Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Parliamo soprattutto di rifiuti monouso, che continuano a rappresentare una minaccia per biodiversità ed ecosistemi, nonostante la direttiva SUP”. Secondo Legambiente è necessario rafforzare l’applicazione della normativa e colmare le lacune ancora presenti, a partire dalla mancata definizione di cosa si intenda per prodotto “riutilizzabile”.
Tra i rifiuti monouso più rinvenuti dominano i tappi e i coperchi in plastica per bevande, che rappresentano il 4,4% del totale. Seguono le bottiglie di plastica di piccolo e grande formato. Per quanto riguarda le bioplastiche, il rifiuto più frequente è costituito da buste e shopper compostabili, che pur rappresentando solo lo 0,11% del totale, costituiscono oltre due terzi dei rifiuti in bioplastica individuati. Un dato che, secondo Legambiente, conferma come queste soluzioni non abbiano generato nuove criticità ambientali, ma richiedano sistemi di raccolta e prevenzione sempre più mirati.

