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https://www.pexels.com/it-it/foto/famiglia-che-cammina-sul-sentiero-1682497/a (Foto Vidal Balielo Jr. per Pexels)

Povertà, Istat: cala la spesa dei comuni per il sostegno ai più fragili

Nel 2022 le risorse comunali per il sostegno a chi vive in povertà sono diminuite di 102 milioni di euro rispetto al 2021, mentre cresce il numero di persone in carico ai servizi sociali. Aumenta, invece, la spesa per l’inclusione degli immigrati. Consumatori e associazioni chiedono interventi strutturali e un cambio di rotta.

Secondo i dati Istat, nel 2022 i Comuni italiani hanno destinato 800 milioni di euro al supporto delle persone in condizioni di povertà e disagio sociale, in calo di 102 milioni rispetto all’anno precedente (-11,3%). Una tendenza che preoccupa, soprattutto perché avviene in un momento di crescente emergenza sociale: le persone prese in carico sono passate da oltre 508mila nel 2020 a più di 559mila nel 2022.

Il calo della spesa riguarda quasi tutte le aree geografiche, con l’eccezione di Sardegna, Abruzzo, Molise, Liguria e Friuli-Venezia Giulia, ed è particolarmente evidente se confrontato con l’andamento del periodo pandemico, quando i contributi straordinari per buoni spesa e aiuti alimentari avevano portato a un aumento record del 72,9% nel 2020.

Divari territoriali e disuguaglianze

La spesa per il contrasto alla povertà riflette le storiche disuguaglianze del welfare italiano. Al Sud, dove la povertà assoluta colpisce l’11,2% delle famiglie, la spesa pro-capite è la più bassa: 13 euro per residente tra i 18 e i 64 anni. Al contrario, nelle regioni del Nord-est la spesa media è di 29 euro, più del doppio di quella meridionale, seguite dal Nord-ovest (25 euro), dalle Isole (26 euro) e dal Centro (22 euro).

Un paradosso che l’Istat sottolinea: le aree più colpite dal disagio economico sono anche quelle dove le amministrazioni riescono a investire meno, a causa di una minore capacità fiscale e di risorse locali più scarse.

Emergenza senza dimora: più richieste di aiuto

L’area della povertà include anche servizi essenziali come il pronto intervento sociale e la residenza anagrafica fittizia per le persone senza dimora.

Tra il 2019 e il 2022 il numero di utenti delle unità di strada è salito da 25.800 a oltre 34mila, con un aumento anche delle segnalazioni di altre emergenze sociali, più che raddoppiate rispetto al periodo pre-pandemico.

Nel 2022 i Comuni hanno inoltre registrato all’anagrafe 33mila persone senza dimora, circa 8mila in più rispetto al 2019. Anche la distribuzione di beni di prima necessità, pur in lieve calo rispetto al 2021, ha coinvolto oltre 41.500 persone, segno di un disagio ancora diffuso.

L’allarme dei consumatori: “Dati vergognosi”

I numeri diffusi dall’Istat hanno suscitato dure reazioni. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, parla di “dati vergognosi” e denuncia il paradosso di un welfare che si ritira proprio mentre l’emergenza sociale cresce.

“Nonostante il costante aumento della povertà assoluta, salita sia nel 2022 che nel 2023, nel 2022 la spesa gestita dai Comuni per il supporto ai poveri, invece di salire, è scesa di 102 milioni rispetto al 2021. Anche la spesa per la popolazione over65 è calata in termini nominali rispetto al 2012. Si fanno passi indietro invece di investire dove c’è più bisogno”, afferma Dona.

Adoc: “Non è più tollerabile”

Anche l’Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori (Adoc) esprime forte preoccupazione. La presidente Anna Rea denuncia una situazione “diventata insostenibile”, aggravata dal caro vita e dalla pressione sulle famiglie.

“Il nostro Paese ha bisogno di politiche strutturali, non di misure tampone. Serve calmierare i prezzi dei beni essenziali, rafforzare il potere d’acquisto delle persone e introdurre una fiscalità a misura di famiglia”, sostiene Rea, che chiede l’azzeramento dell’IVA sui prodotti per neonati e bambini, oltre a interventi per il lavoro stabile e l’accesso alla casa.

Famiglie in difficoltà: il costo dei figli spinge verso la povertà

Un dato su tutti preoccupa: secondo un’analisi Moneyfarm, il costo per crescere un figlio fino ai 18 anni ha raggiunto livelli proibitivi, al punto da diventare una delle prime cause di impoverimento per le famiglie italiane.
Un problema che rischia di alimentare il calo demografico e che richiede, secondo Adoc, un ripensamento delle politiche familiari, oggi giudicate insufficienti ad affrontare il lavoro precario, l’inflazione e l’aumento dei costi abitativi.

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