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Sale il carrello della spesa, boom dei prezzi per frutta e verdura
A ottobre sale il carrello della spesa. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona segnano un aumento dell’1,2%. Vanno su soprattutto i prezzi di frutta e verdura
A ottobre sale il carrello della spesa. I prezzi che vanno su sono soprattutto quelli della frutta fresca, che in un anno aumenta del 9,9%, e quelli della verdura, che segnano più 5,3%.
Nel complesso e ottobre l’inflazione registra un aumento dello 0,2% su base mensile e una diminuzione dello 0,3% nel confronto annuale. I prezzi al consumo segnano però un aumento dei prodotti del carrello della spesa. I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano infatti passando da +1,0% a +1,2%.
Questo il quadro disegnato dall’Istat nei prezzi al consumo di ottobre 2020.
«Anche a ottobre l’inflazione al netto delle componenti più volatili, tra le quali quella degli energetici – caratterizzati dalla persistenza di tendenze negative dei prezzi –pur accelerando, rimane modesta. D’altra parte, la crescita dei prezzi del cosiddetto carrello della spesa si conferma vivace, trainata dagli incrementi dei prezzi degli alimentari freschi».

Frutta e verdura, prezzi su
I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano (da +1,0% a +1,2%), evidenzia l’Istat, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto continuano a registrare una flessione (da -0,1% a -0,2%).
Particolarmente marcato l’aumento dei beni alimentari, di frutta e verdura, che pesano nel carrello della spesa. I beni alimentari segnano un aumento dell’1,4%, più 0,3% rispetto al mese precedente. L’accelerazione dipende dagli Alimentari non lavorati (che passano da +2,7% a +3,5%; +0,9% il congiunturale), a causa dell’inversione di tendenza dei prezzi dei Vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (passano da -0,5% a +5,3%; +5,2% sul mese). I prezzi della Frutta fresca o refrigerata registrano un lieve calo ma confermano comunque una crescita molto sostenuta (da +10,2% a +9,9%; +0,7% l’andamento mensile).

Consumatori: aumenta la spesa per l’ortofrutta
La flessione dei prezzi è causata dalla crisi dei consumi, dice il Codacons a commento dei dati Istat. La media dell’inflazione cala dello 0,3% a ottobre ma «i prezzi salgono nei comparti che concentrano i maggiori acquisti da parte dei consumatori», dice l’associazione.
In particolare frutta e verdura segnano aumenti record. I prezzi al dettaglio della frutta fresca vanno su del 9,9% su base annua mentre la verdura aumenta del 5,3% e in generale gli alimentari non lavorati registrano una accelerazione del +3,5% sull’anno. «Questo significa che, nonostante l’inflazione media sia in calo del -0,3%, le famiglie spendono di più per l’alimentazione, con un rincaro medio di spesa solo per la voce ortofrutta pari a +112 euro su base annua a famiglia», dice il Codacons. Per l’associazione una famiglia con due figli spende ora 51 euro in più per la verdura e 61 euro in più per la frutta.
L’Italia è in piena crisi e «i prezzi in calo possono dare una mano per rilanciare i consumi, contenendo la caduta del potere d’acquisto alle famiglie dovuta alla riduzione del reddito disponibile – dice il presidente dell’UNC Massimiliano Dona – Preoccupa, invece, il rialzo del carrello della spesa che accelera da +1% di settembre a +1,2%. Per una coppia con due figli, la famiglia tradizionale di una volta, la deflazione consente una diminuzione della spesa annua complessiva di 135 euro, con un ribasso di 216 euro per i trasporti e di 78 euro per l’abitazione, anche se il carrello della spesa a +1,2% incide sugli acquisti di tutti i giorni, che segnano un rialzo di 118 euro, di cui 105 per i soli prodotti alimentari».
I dati dell’inflazione ripartiti per regioni e città permette di stilare la classifica delle città e delle regioni più care in termini di aumento del costo della vita. In testa alla classifica dei capoluoghi e delle città con più di 150 mila abitanti più care, spiega l’UNC, c’è Bolzano, che con un’inflazione pari a +1%, ha la maggior spesa aggiuntiva, equivalente, per una famiglia media, a 318 euro.
Al secondo posto Perugia, dove il rialzo dei prezzi dello 0,7% determina un aggravio annuo di spesa pari a 167 euro. Al terzo posto Trento, dove il +0,6% genera una spesa supplementare, per una famiglia tipo, pari a 140 euro. Le regioni più costose sono nell’ordine il Trentino, l’Umbria e la Calabria.

