violenza digitale

Phica.eu, una delle piattaforme online finite nel mirino per la diffusione di contenuti sessisti, ha chiuso i battenti. A darne notizia sono stati gli stessi amministratori del forum, con un comunicato in cui hanno annunciato la cancellazione di tutti i contenuti e invitato chi ritenga di aver subito violazioni a segnalare i casi per procedere alla rimozione.

Gli amministratori ammettono di non essere riusciti a bloccare per tempo “comportamenti tossici” che hanno trasformato il sito, agli occhi di molti, in un luogo dal quale prendere le distanze piuttosto che un contesto di appartenenza.

“Abbiamo deciso di cancellare tutto ciò che è stato fatto di sbagliato”, spiegano, sottolineando che in oltre vent’anni la piattaforma ha sempre collaborato con le forze dell’ordine italiane e internazionali, fornendo dati e supporto in diversi casi giudiziari.

Denunce in tutta Italia, la Polizia postale indaga

Parallelamente alla chiusura del sito, continuano ad arrivare segnalazioni e denunce da parte di donne che hanno scoperto proprie foto rubate e finite non solo su Phica.eu ma anche su altri portali simili, come Mia Moglie. Le immagini riguardano non solo cittadine comuni, ma anche figure pubbliche: politiche, attrici e influencer.

La Polizia postale ha avviato indagini per identificare sia i responsabili della gestione delle piattaforme, sia gli autori dei commenti sessisti e delle manipolazioni fotografiche. Particolare attenzione è rivolta alle modalità con cui le foto sono state trafugate e diffuse, così da individuare eventuali reti organizzate dietro al fenomeno.

La politica: “Un reato gravissimo, denunciare è un dovere”

La chiusura del sito e il moltiplicarsi delle denunce hanno riacceso il dibattito politico sul tema della violenza di genere in rete. Martina Semenzato, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e deputata di Noi Moderati, ha definito il fenomeno “una deriva inaccettabile che attualizza la violenza contro le donne in forma digitale”.

Non si tratta solo di degrado morale – ha dichiarato – ma di revenge porn, un reato gravissimo, punibile fino a sei anni di reclusione anche per chi semplicemente condivide le immagini. Denunciare è un dovere comune, senza esitazioni”.

Una battaglia culturale e giudiziaria

Il caso Phica.eu, con il suo epilogo forzato, mostra come il sessismo digitale non sia un fenomeno marginale ma una minaccia concreta e diffusa. Le indagini in corso e le reazioni istituzionali mirano a stabilire responsabilità precise, ma evidenziano anche la necessità di un cambio culturale profondo.

Le donne che denunciano, le istituzioni che richiamano alla fermezza e le figure pubbliche che scelgono di trasformare gli attacchi in resilienza, indicano una strada: rendere la rete uno spazio di libertà e non di violenza.

Parliamone ;-)