ps://www.pexels.com/it-it/foto/2-ragazzi-e-ragazza-che-tengono-smartphone-blu-5212659/ (Foto Max Fischer per Pexels)
Smartphone a scuola: tra divieti, compromessi e trasgressioni
Le scuole italiane applicano in modo diverso il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari in classe: prevale la linea “morbida”, ma non mancano soluzioni più rigide. E gli studenti? Molti continuano comunque a usarli.
Dall’anno scolastico in corso, il divieto di utilizzo degli smartphone a scuola riguarda tutti gli alunni di ogni ordine e grado. La misura, però, non ha portato a una gestione uniforme: l’autonomia concessa agli istituti ha prodotto una varietà di approcci, che spaziano dalla collaborazione al controllo rigido.
Secondo un sondaggio di Skuola.net, condotto su un campione di 1.000 studenti di medie e superiori, oltre la metà può ancora tenere il telefono con sé, a patto che sia spento e riposto nello zaino o comunque lontano dalla vista.
Le strategie delle scuole
La scelta più diffusa resta dunque quella di affidarsi al senso di responsabilità degli alunni: il 56% racconta di poter conservare il dispositivo in classe, purché inutilizzato.
Tuttavia, esistono anche soluzioni più restrittive: il 18% deve riporre lo smartphone in spazi dedicati predisposti in aula, il 6% è obbligato a consegnarlo a docenti o personale scolastico, mentre un altro 4% utilizza custodie sigillate che impediscono l’uso. In un ulteriore 4% dei casi, i dispositivi vengono raccolti all’ingresso e custoditi in armadietti collocati nei corridoi.
Tra regole già note e nuove restrizioni
Non tutti gli studenti hanno vissuto il divieto come una novità. Per il 31% la regola era già in vigore lo scorso anno, mentre il 52% racconta che l’anno scorso il divieto esisteva, ma la sua applicazione è diventata più severa solo quest’anno.
Solo il 17% parla di un cambiamento radicale, inedito per la propria scuola. Questo spiega anche perché molti ragazzi abbiano già imparato a muoversi tra regole, controlli e possibili “scappatoie”.
Trasgressioni e tolleranza
Al di là delle norme stabilite, resta un dato significativo: circa uno studente su tre ammette che, nella propria classe, una parte consistente dei compagni continua a usare il telefono per scopi personali, eludendo i divieti.
Le sanzioni previste per i trasgressori, inoltre, variano molto: il 5% riferisce di scuole che si limitano a semplici richiami verbali, il 41% segnala un sistema graduale con avvisi seguiti da provvedimenti più pesanti in caso di recidiva, mentre il 38% parla di una linea dura sin dalla prima infrazione. Un 16%, infine, racconta di istituti che non hanno ancora definito regole precise sulle conseguenze.
La sfida della responsabilità condivisa
Il quadro che emerge è quello di un divieto interpretato in maniera differente e con gradi di severità molto variabili. Nella maggioranza dei casi, però, la strategia scelta punta sulla collaborazione tra scuola e studenti, più che su un controllo serrato. Resta da capire se questa linea “morbida” sarà sufficiente a contenere davvero l’uso improprio dei dispositivi, o se la tentazione degli smartphone continuerà a prevalere anche in classe.

