Spid

(Foto Pixabay, immagine generata dall'AI https://pixabay.com/it/illustrations/generato-dallai-identit%C3%A0-digitale-9268105/)

Dal 28 luglio, anche i clienti Infocert dovranno pagare per mantenere attivo lo Spid. Dopo Aruba, infatti, un altro dei principali gestori dell’identità digitale ha introdotto un abbonamento annuale di 4,90 euro più IVA, per un totale di 5,98 euro. La novità riguarda gli utenti dal secondo anno di servizio in poi. Secondo Assoutenti, questa decisione potrebbe fare da apripista ad altri operatori, creando un effetto domino con costi aggiuntivi per oltre 40 milioni di cittadini.

“Il rischio – avverte il presidente Gabriele Melluso – è che anche gli altri fornitori si adeguino, introducendo canoni per un servizio pubblico divenuto essenziale nella vita quotidiana”.

I ritardi dello Stato dietro ai costi per gli utenti

La causa principale di questa svolta, secondo le associazioni, è l’insostenibilità economica del modello di Spid gratuito, acuita dai ritardi del governo nel rimborsare i gestori attraverso i fondi previsti dal PNRR. “Questa situazione – aggiunge Melluso – rischia di trasformare l’identità digitale in un prodotto commerciale, minando il diritto all’accesso gratuito ai servizi pubblici online”.

L’alternativa proposta, ovvero la diffusione della Carta d’identità elettronica (CIE), appare ancora lontana dall’essere una soluzione praticabile, complici i lunghi tempi di rilascio, le difficoltà tecniche e una minore semplicità d’uso rispetto allo Spid.

MDC: “Subito i fondi, altrimenti pagheranno i cittadini”

Anche il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) ha sollevato l’urgenza di sbloccare i 40 milioni di euro destinati ai provider Spid, già inseriti in un emendamento al decreto sul PNRR.

“Senza questi fondi – avverte l’associazione – si rischia di scaricare sui cittadini un costo che non dovrebbero sostenere, per colpa di inefficienze amministrative”.

Secondo MDC, l’idea di sostituire lo Spid con la CIE è poco realistica: oltre il 90% degli accessi ai servizi digitali della pubblica amministrazione avviene ancora tramite Spid.

“È paradossale – sottolinea l’associazione – che gli utenti debbano pagare per un servizio la cui adesione è stata fortemente incentivata dallo Stato e che oggi si vuole abbandonare senza un’alternativa concreta e funzionante. Se non si interviene tempestivamente, si rischia di creare una nuova barriera digitale, penalizzando soprattutto anziani, persone con minore alfabetizzazione digitale e residenti nei piccoli Comuni, dove l’accesso alla CIE è più difficile”.

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