Virus West Nile, 32 casi dall’inizio dell’anno. Limitazioni per la donazione di sangue (Foto Pixabay)
Virus West Nile, limitazioni in 31 province per la donazione di sangue
Sono 32 i casi confermati di virus West Nile dall’inizio dell’anno, 21 segnalati dalla Regione Lazio, in provincia di Latina. Le vittime salgono a sei. SIMG: malattie virali in aumento, ruolo strategico dei medici di famiglia
Salgono a sei le vittime del virus West Nile in Italia dall’inizio dell’anno: un decesso a Novara, due in Campania e tre nel Lazio. Al 23 luglio, sono 32 i casi confermati di infezione da virus del West Nile in Italia dall’inizio dell’anno; 21 di questi sono stati segnalati dalla Regione Lazio, tutti in provincia di Latina, di cui 15 con sintomi neuro-invasivi. Nella scorsa stagione, il bollettino del 25 luglio 2024 riportava 13 casi confermati e nessun decesso. È dunque alta l’attenzione nel confronti del West Nile, arbovirus che può infettare gli esseri umani a seguito della puntura di zanzare infette.
Centro nazionale sangue: limitazioni in 31 province
Sono a oggi 31 le province sottoposte a limitazioni nella donazione di sangue ed emoderivati per il contrasto al West Nile. È quanto fa sapere il Centro nazionale sangue.
Andranno dunque effettuati Test NAT o in alternativa andrà praticata la sospensione temporanea per 28 giorni dei donatori di sangue e di emocomponenti che abbiano soggiornato anche solo per una notte nella stagione 2025 in una serie di aree e territori.
Le province interessate sono quelle di Bologna, Caserta, Cremona, Ferrara, Forlì-Cesena, Frosinone, l’Aquila, Latina, Lecce, Lecco, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Napoli, Novara, Oristano, Padova, Parma, Pavia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Roma, Rovigo, Torino, Treviso, Udine, Varese, Venezia, Verona. Analoga limitazione vale per i donatori di cellule staminali emopoietiche. Le regioni interessate sono Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna e Veneto.
Fra i paesi extra-Ue, le limitazioni riguardano Grecia (unità periferiche dell’Attica Occidentale e del Pireo) e Romania (distretto di Sălaj) mentre vige la sospensione tutto l’anno per Stati Uniti e Canada.
West Nile & arbovirosi, infezioni sempre più autoctone
Le infezioni emergenti sono ormai sempre più autoctone, una nuova realtà epidemiologica con cui l’Italia è chiamata a fare i conti. Il riferimento è a tutto l’insieme di malattie virali trasmesse da zanzare, quali Chikungunya, Dengue e West Nile Virus, che “sono in costante aumento e non sono più solo casi “di importazione”, legati cioè a viaggi e migrazioni”.
A ribadirlo è la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) che “è pronta a rispondere alla nuova realtà epidemiologica che sta cambiando il volto della sanità italiana”.
La sigla ribadisce il ruolo strategico dei medici di famiglia, chiamati ad avere un “tempestivo sospetto diagnostico” davanti a sintomi diffusi e comuni quali febbre, cefalea e dolori articolari. SIMG si dichiara “da subito disponibile a collaborare con l’Istituto Superiore di Sanità per una formazione ad hoc dei Medici di famiglia affinché abbiano delle competenze aggiornate”.
Il ruolo dei medici di famiglia
«Il clima sempre più favorevole alla proliferazione delle zanzare vettori sta modificando profondamente il nostro panorama epidemiologico – spiega Alessandro Rossi, Presidente SIMG – In questo scenario, il medico di famiglia assume un ruolo cruciale: ogni febbre prolungata, soprattutto se associata a cefalea, dolori muscolari o articolari, in questo periodo e in determinate aree del Paese, dovrebbe spesso far pensare a un’arbovirosi. Il Medico di Medicina Generale è il primo osservatore sul territorio e può intercettare i casi sospetti e avviare rapidamente il percorso di segnalazione e presa in carico. Per affrontare la sfida con efficacia, SIMG è pronta a potenziare la propria rete di sorveglianza, avvalendosi dell’esperienza maturata con RespiVirNet, il sistema di monitoraggio dell’influenza. Metteremo in campo una rete di medici sentinella formati e certificati, in collaborazione con le istituzioni sanitarie, a partire dall’Istituto Superiore di Sanità, con l’obiettivo di garantire una diagnosi precoce e il contenimento dei focolai”.
West Nile, l’infezione
Il West Nile è una delle arbovirosi (zoonosi causati da virus trasmessi da vettori quali le zanzare) che rientrano nell’attività di sorveglianza speciale in Italia, insieme a malattie come dengue, chikungunya e zika. Le punture delle zanzare sono il principale mezzo di trasmissione. A oggi non esiste un vaccino per la febbre del West Nile. L’infezione umana è in oltre l’80% dei casi asintomatica; nel restante 20% dei casi i sintomi sono quelli di una sindrome pseudo-influenzale. Nello 0,1% di tutti i casi, invece, l’infezione virale può provocare sintomatologia neurologica. Il virus è diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America.
La febbre West Nile non si trasmette da persona a persona tramite il contatto con le persone infette. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo mentre, fra i casi sintomatici, circa il 20% ha sintomi leggeri. A rischio di sintomi più gravi sono soprattutto gli anziani e le persone debilitate.
I sintomi più gravi si presentano in media in meno dell’1% delle persone infette (1 persona su 150), e comprendono febbre alta, forti mal di testa, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale. Non esiste una terapia specifica per la febbre West Nile. Nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono da soli dopo qualche giorno o possono protrarsi per qualche settimana. Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero in ospedale.

