Desertificazione bancaria, Fisac Cgil: meno 20% di filiali in cinque anni (Foto Pixabay)

Negli anni avanza il processo di desertificazione bancaria. In poche parole: ci sono meno sportelli bancari sul territorio, meno uffici “fisici” a disposizione del cittadino. Quanti in meno?

Secondo uno studio della Fisac Cgil, in 5 anni sono stati definitivamente chiusi oltre 5 mila sportelli bancari, oltre il 20% del totale. Prima erano 25 mila, nel 2023 sono diventati 20 mila. Con gli sportelli bancari se ne sono andati anche i dipendenti: c’è stata una riduzione di personale di quasi il 6% in cinque anni, pari a poco più di 16 mila lavoratori (che sono passati da 278 mila a 262 mila). E nel 2027 potrebbero mancare all’appello fino a mille sportelli bancari in più.

È il bilancio del processo di desertificazione bancaria nel quinquennio 2018-2023 che emerge dal report “Desertificazione sportelli & dipendenti bancari 2018/2023” dell’Ufficio Studi & Ricerche della Fisac Cgil. La contrazione è confermata anche per il 2023, con sportelli diminuiti del 3,9% rispetto al 2022 per una perdita di 825 sportelli e un calo dello 0,8% dei dipendenti (oltre 2 mila in meno rispetto al 2022).

Benché in maniera meno marcata rispetto agli anni passati, osserva la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, «anche nel corso del 2023 abbiamo registrato una diminuzione dell’occupazione e delle filiali bancarie, specie nelle aree più fragili del paese. Questo processo deve avere una fine, il sistema bancario deve ritrovare e perseguire la sua funzione a sostegno dell’economia».

Meno sportelli bancari in Italia

Alla fine del 2023 le banche italiane e le filiali in Italia di banche estere, si legge nel report Fisac condotto su dati Bankitalia, disponevano di 20.161 sportelli operativi. Sotto il profilo dimensionale, il 54% (10.787)  appartenevano a banche di maggiori dimensioni.

Considerando, invece, il gruppo istituzionale, le banche Spa possedevano il 76% (15.294) degli sportelli rilevati al 31 dicembre dello scorso anno. Le quote riconducibili alle banche di credito cooperativo e alle banche popolari erano pari, rispettivamente, al 20% (4.091) e al 3% (653).

Gli sportelli bancari operativi non sono distribuiti in modo omogeneo. Nelle regioni del Nord c’è il 57% del totale nazionale (il 40% solo in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto). Il numero di sportelli nelle regioni del Sud e nelle Isole è pari invece al 22% del totale nazionale.

Solo nel 2023 c’è stato un calo di 825 sportelli bancari rispetto all’anno precedente, con una riduzione calo del 3,9% che ha riguardato tutte le regioni.

Secondo lo studio, negli ultimi cinque anni “il numero di sportelli in Italia è diminuito di 5.248 unità, quasi il 21% delle 25.409 unità rilevate a fine 2018: in sintesi, negli anni 2019-2023 il numero di sportelli bancari in Italia si è contratto di quasi 1/5 rispetto al dato di partenza. In questo periodo tutte le regioni italiane hanno visto diminuire il numero di agenzie con tassi di contrazione più accentuati in Abruzzo, Molise, Marche e in Basilicata, con tassi di contrazione pari o superiori al 25%, e e più attenuati per Trentino-Alto Adige e Sardegna”.

Nel 2023 gli sportelli continuano a diminuire ma un po’ meno rispetto alla media degli anni precedenti. Secondo Fisac Cgil questo però non implica il raggiungimento di un nuovo equilibrio.

“Si può al contrario prevedere che, nonostante la diminuzione probabile dei tassi di chiusura degli sportelli, al 2027 potrà esserci una ulteriore riduzione di filiali quantificata in una forbice di 600/1.000 sportelli circa”.

Sportelli bancari, nuove tendenze?

Dal dossier emergono poi, in traccia, alcune tendenze che potrebbero segnare delle effettive novità e un cambio di strategia per alcune banche.

In alcune regioni e per alcuni istituti, specialmente le BCC, si prevedono nuove aperture sul territorio anziché chiusure. “Questo fatto, tutto da verificare, può essere in parte attribuito alla necessità di intercettare il risparmio amministrato, dato il continuo espandersi di interesse da parte della clientela retail verso i titoli di stato di nuova emissione e meno propensi all’utilizzo dei canali virtuali”, spiega il dossier.

Un altro dato riguarda la diffusione dell’e-banking, che per l’Italia è ancora inferiore alla media europea.

Nella Ue infatti è del 58% mentre “l’Italia è ancora il fanalino di coda tra i paesi occidentali di tutta l’area euro, con appena il 46% della popolazione complessiva che preferisce l’e-banking ai servizi bancari in filiale”.

Le motivazioni? Per il dossier rimandano a scarse competenze digitali, età, scarse infrastrutture, gap fra nord e sud del paese. Fra le domande che si pone il dossier, c’è inoltre il ruolo dei servizi di prossimità, che possono rispondere a necessità diverse anche per le giovani generazioni, e il ruolo della tecnologia. “Forse l’AI e le nuove tecnologie si rivelano inefficaci in aree interne del paese e nel rapporto con la clientela, facendo perdere opportunità di business alle banche?”, si chiede il dossier.

Spiega allora Esposito: «Leggiamo delle interessanti linee di tendenza in questi dati, che confermano quanto da tempo sosteniamo: l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, devono fondarsi sul lavoro. Presenza sul territorio, prossimità alla clientela, competenze specifiche e non standardizzate, sono punti insostituibili. Lo dimostrano anche le strategie di alcuni colossi bancari americani, che si reinsediano nei territori per sostenere l’economia».


Vuoi ricevere altri aggiornamenti su questi temi?
Iscriviti alla newsletter!



Dopo aver inviato il modulo, controlla la tua casella per confermare l'iscrizione
Privacy Policy

Parliamone ;-)