Aumento dei costi dei conti correnti per inflazione, Bankitalia accende un faro e scrive alle banche (foto Pexels Pixabay)

La Banca d’Italia accende un faro sull’aumento dei costi dei conti correnti motivati dall’inflazione. Bankitalia ha infatti invitato le banche a «prestare particolare attenzione nel proporre modifiche contrattuali a sfavore dei clienti basate sull’andamento dell’inflazione, sollecitandole anche a valutare una revisione delle manovre effettuate in passato giustificate dall’andamento decrescente dei tassi, alla luce del loro incremento».

Comunicazione Bankitalia sull’aumento del costo dei conti correnti

Bankitalia agisce nelle sue funzioni di tutela della clientela bancaria e di vigilanza sulla correttezza dei comportamenti delle banche.

La comunicazione inviata agli istituti bancari parte dalla considerazione che «gli elevati livelli di inflazione raggiunti negli ultimi mesi stanno inducendo alcune banche ad aumentare il costo dei conti correnti a carico dei clienti, proponendo loro modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali».

La Banca d’Italia «ha invitato tutte le banche a valutare con estrema attenzione simili modifiche contrattuali a sfavore dei clienti, considerato che l’aumento dei tassi di interesse ufficiali avviato lo scorso luglio dalla Banca Centrale Europea può avere effetti positivi sulla redditività complessiva dei rapporti tra le banche e i loro clienti, potenzialmente in grado di compensare l’aumento dei costi indotto dall’inflazione».

Bankitalia ricorda che in precedenza alcune banche hanno di fatto aumentato gli oneri a carico dei clienti – non era insomma conveniente avere depositi troppo elevati e soldi “fermi” sul conto.

«Questa fase di normalizzazione della politica monetaria – scrive la Banca d’Italia nella comunicazione – fa seguito a un lungo periodo di tassi di interesse straordinariamente bassi o negativi che avevano già spinto alcune banche ad azzerare la remunerazione dei depositi in conto corrente e ad aumentarne gli oneri a carico dei clienti. Con l’aumento dei tassi di interesse oggi in corso, tali intermediari sono stati sollecitati a rivedere le condizioni in senso favorevole ai clienti. Alcune banche stanno procedendo in tale direzione».

L’obiettivo delle comunicazioni ai clienti delle modifiche unilaterali dei contratti «è assicurare che le variazioni contrattuali siano sempre motivate dalla necessità di ripristinare l’equilibrio effettivo degli impegni originariamente assunti dall’intermediario e dal cliente».

E se in un’economia di mercato si tratta di libere scelte imprenditoriali, Bankitalia ricorda: «In ogni caso, in presenza di modifiche unilaterali, la clientela ha sempre il diritto di recedere dal contratto senza spese entro la data di entrata in vigore delle nuove condizioni, valutando anche offerte più convenienti di altre banche».

 

Servizi bancari, Bankitalia: in aumento la spesa per la gestione del conto corrente
Servizi bancari, Bankitalia: in aumento la spesa per la gestione del conto corrente

 

Codacons: rincari ingiustificati

È una comunicazione che non sfugge alle associazioni dei Consumatori, che sottolineano come negli ultimi anni i costi di gestione dei conti correnti siano aumentati.

«I costi di gestione dei conti correnti in Italia sono in costante aumento – dice il Codacons – L’ultimo report della Banca d’Italia registra una crescita della spesa di 3,8 euro, che porta il costo medio di gestione di un conto a 94,7 euro, a causa soprattutto delle spese fisse, in particolare quelle per l’emissione e per la gestione delle carte di pagamento. Sempre più spesso le banche ricorrono alla scusa dell’inflazione e dei maggiori costi a loro carico per modificare unilateralmente le condizioni contrattuali ai clienti, ma tali rincari risultano ingiustificati – denuncia l’associazione – Grazie all’home-banking e alle app oggi i costi operativi per gli istituti di credito si sono sensibilmente abbattuti, con una serie di operazioni compiute in autonomia dagli utenti attraverso smartphone o pc che non hanno alcun costo per le banche».

UNC: invertire la rotta

Quelle di Bankitalia sono “parole sante”, commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. «Giustissimo l’appello di Bankitalia. Le banche in questi anni hanno dato zero interessi per i depositi in conto corrente, anzi alcune hanno addirittura aumentato gli oneri per punire chi aveva depositi troppo elevati. Più soldi gli davi e più erano scontente. Una situazione assurda e paradossale», dice Dona, che riporta i dati sui costi dei conti correnti.

«Già nel 2021, secondo gli ultimi dati di Bankitalia, la spesa per la gestione di un conto corrente è cresciuta di 3,8 euro, +4,2%, raggiungendo l’importo di 94,7 euro. Nel 2022, poi, le spese bancarie sono salite in media del 3,3% rispetto al 2021, ma con una preoccupante impennata, passando, secondo i dati Istat, dal +2,3% tendenziale di gennaio 2022 al +5,8% di dicembre 2022. Una corsa al rialzo che non solo deve cessare immediatamente, ma va subito invertita la rotta. Quanto al diritto di recesso senza spese invitiamo i consumatori a segnalarci ogni eventuale abuso, pronti a segnalarlo alle autorità di vigilanza».

Adoc: aumenti inaccettabili

Di analogo tenore anche il commento dell’Adoc. «Troviamo inaccettabili e ingiustificati gli aumenti dei costi dei conti correnti a causa dell’alta inflazione, tenuto conto che, nell’ultimo periodo, le grandi banche italiane hanno aumentato i loro profitti del 5,5%, portandoli a 8,9 miliardi di euro, in seguito ai rialzi dei tassi di interesse praticati dalla BCE – spiega l’associazione – A tal proposito, l’Adoc auspica che questi aumenti vengano assorbiti dai margini di interesse che le banche hanno realizzato in questo periodo non facendo gravare sul consumatore ulteriori costi di gestione del conto corrente, che risultano essere già tra i più alti del resto d’Europa».


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