Dazi al 30%, MDC: rischio stangata per i consumatori (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)
Dazi al 30%, MDC: rischio stangata per i consumatori
Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato dazi al 30% per l’Unione europea a partire dal primo agosto. MDC: “Le aziende italiane, per compensare le perdite sul mercato americano, potrebbero incrementare i prezzi dei prodotti destinati al mercato interno”
Dazi al 30% dal primo agosto per l’Unione europea. L’annuncio è arrivato dal presidente Usa Donald Trump in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Quali conseguenze per l’Italia? Si parla di un costo fino a 35 miliardi di euro l’anno e del rischio di una stangata per i consumatori se le aziende dovessero traslare sul mercato interno le perdite su quello statunitense, aumentando i prezzi dei prodotti. È quanto teme il Movimento Difesa del Cittadino.
Dazi al 30%, la lettera alla Ue
Il presidente statunitense Donald Trump ha dunque annunciato dazi al 30% dal 1 agosto per l’Unione europea.
Nella lettera inviata alla Ue e pubblicata online, si legge: “Abbiamo avuto anni per discutere delle nostre relazioni commerciali con l’Unione Europea e abbiamo concluso che dobbiamo abbandonare questi deficit commerciali a lungo termine, ampi e persistenti, generati dalle Sue politiche tariffarie e non tariffarie e dalle Sue barriere commerciali. Le nostre relazioni sono state, purtroppo, tutt’altro che reciproche. A partire dal 1 agosto 2025, applicheremo all’Unione Europea una tariffa di solo il 30% sui prodotti UE spediti negli Stati Uniti, distinta da tutte le tariffe settoriali”.
Nella lettera inviata alla Commissione europea Trump aggiunge poi che “Se per qualsiasi motivo decidete di aumentare le vostre tariffe e di reagire, l’importo, qualunque sia l’aumento scelto, verrà aggiunto al 30% che applichiamo”. Allo stesso tempo, sempre nella lettera il presidente Usa aggiunge: “Se desiderate aprire i vostri mercati commerciali, finora chiusi, agli Stati Uniti ed eliminare le vostre politiche tariffarie e non tariffarie e le barriere commerciali, potremmo valutare una modifica a questa lettera” (Fonte: RaiNews).
Dazi, i rischi per i consumatori
L’entrata in vigore dei dazi al 30% sull’export europeo a partire dal primo agosto annunciata dal presidente statunitense Donald Trump, spiega il Movimento Difesa del Cittadino, “rischia di produrre una stangata per i consumatori italiani ed europei”.
Fra le possibili ripercussioni in Italia ci sono quelle sulle esportazioni agroalimentari, che secondo l’Istat nel 2024 hanno raggiunto il record di 69,1 miliardi di euro, di cui l’11,6% è destinato agli Usa, secondo mercato mondiale di destinazione.
«L’impatto sui consumatori italiani potrebbe manifestarsi attraverso l’aumento dei prezzi, poiché le aziende italiane, per compensare le perdite sul mercato americano, potrebbero incrementare i prezzi dei prodotti destinati al mercato interno», afferma il presidente di MDC, Antonio Longo.
Gli effetti delle misure protezionistiche Usa «si aggiungono al costante aumento dell’inflazione – 1,7% a giugno, secondo le stime preliminari dell’Istat – e potrebbero aggravare gli oneri per i cittadini. Per questo serve una risposta politica immediata», prosegue Longo.
I dazi Usa potrebbero poi avere ripercussioni sul mercato del lavoro. Secondo Cgia (l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre) e Svimez (l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), l’Italia è il secondo Paese Ue più esposto ai nuovi dazi, subito dopo la Germania. Le stime indicano perdite di fatturato tra 15 e 35 miliardi di euro, con un impatto sul PIL tra -0,6 % e -0,8 % e circa 178.000 posti di lavoro a rischio.
Secondo l’Ufficio studi della Cgia, i dazi al 30% dell’amministrazione Trump potrebbero avere effetti diretti e indiretti sulle esportazioni, come un ulteriore apprezzamento dell’euro, l’aumento dell’incertezza dei mercati finanziari e un incremento del costo di molte materie prime, in grado di provocare “un danno economico al nostro sistema produttivo fino a 35 miliardi di euro all’anno. Praticamente una finanziaria. E a pagare il conto più salato potrebbero essere le regioni del Sud”.

