Ddl beneficenza, via libera dal CdM. Consumatori: multe “ridicole” e “blande” (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Via libera dal Consiglio dei Ministri al ddl beneficenza. Chi lancia operazioni di beneficenza e solidarietà con la vendita di prodotti commerciali dovrà farlo in modo trasparente, con una informazione non ingannevole, indicando chi riceverà i fondi, la finalità dell’operazione, l’importo o la percentuale del prezzo di vendita destinato all’attività benefica. Pena una sanzione che andrà da 5 mila a 50 mila euro e la cui competenza è affidata all’Autorità Antitrust. Per i consumatori sono sanzioni troppo basse.

Da più parti la misura è stata ribattezzata ddl Ferragni perché arriva all’indomani del caso del pandoro griffato dalla famosa influencer per Balocco e alle indagini avviate sull’attività dell’imprenditrice nella promozione di una serie di prodotti legati a campagne di beneficenza. Una delle prime reazioni è stata proprio quella di Chiara Ferragni che, riporta la stampa, ha dichiarato ieri: “”Sono lieta che il governo abbia voluto velocemente riempire un vuoto legislativo. Quanto mi è accaduto mi ha fatto comprendere come sia fondamentale disciplinare con regole chiare le attività di beneficenza abbinate alle iniziative commerciali” (Fonte: Rai News).

Ddl beneficenza, obblighi e sanzioni

Il ddl è stato approvato ieri in Consiglio dei ministri e introduce “disposizioni in materia di destinazione di proventi derivanti dalla vendita di prodotti”.

Le norme, spiega la nota di Palazzo Chigi, “sono finalizzate ad assicurare un’informazione chiara e non ingannevole sulla commercializzazione di prodotti i cui proventi sono destinati a iniziative solidaristiche”.

“Si prevede, per i produttori dei beni e per i professionisti che li commercializzano e li promuovono, l’obbligo di esplicitare il soggetto destinatario dei proventi, le finalità a cui questi sono destinati e la quota percentuale del prezzo di vendita o l’importo destinati all’attività benefica, per ogni unità di prodotto”.

Si dovranno indicare queste informazioni sulle singole confezioni, anche attraverso adesivi. Produttori e professionisti dovranno comunicare all’Antitrust l’operazione promozionale e il termine entro il quale sarà effettuato il versamento dell’importo destinato al soggetto beneficiario.

L’Antitrust, in caso di violazioni, potrà irrogare sanzioni amministrative pecuniarie che vanno da 5.000 a 50.000 euro e disporre “la pubblicazione del provvedimento da parte del produttore o del professionista sul proprio sito, su uno o più quotidiani nonché con ogni altro mezzo ritenuto opportuno, come i social media”. Il ddl prevede inoltre che il 50 per cento degli importi delle sanzioni sia destinato a finalità solidaristiche.

Non rientrano nel campo di applicazione della legge, conclude la nota di Palazzo Chigi, le attività di promozione, vendita o fornitura di prodotti ai consumatori da parte degli enti non commerciali, restando ferme le norme del codice del Terzo Settore riguardanti la raccolta di fondi per autofinanziamento e quelle relative degli enti appartenenti alle confessioni religiose che hanno stipulato accordi o intese con lo Stato con riguardo alla libera effettuazione di collette.

Ddl beneficenza, UNC: giudizio pessimo

Nell’attesa di leggere tutto il testo, ha commentato il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona, «al momento permane il nostro parere negativo, anzi pessimo, sul disegno di legge sulla beneficenza che rischia di essere un passo indietro rispetto alla vigente normativa. Le multe continuano a essere insignificanti, ridicole e soprattutto infinitamente inferiori a quelle che l’Antitrust può comminare oggi per pratica scorretta e che possono arrivare fino a 10 milioni».

Codacons: sanzione inadeguata davanti ai guadagni degli influencer

Il Codacons si sofferma sui guadagni degli influencer, che coprono ampiamente eventuali sanzioni. L’estensione delle norme agli influencer, spiega l’associazione, non basta a tutelare i cittadini e le sanzioni sono “troppo blande, soprattutto se rapportate ai guadagni milionari di tali soggetti”.

«Se da un lato è corretto applicare le norme sulla trasparenza anche agli influencer, dall’altro è evidente che per tali soggetti è impossibile realizzare una separazione netta tra attività benefiche e attività commerciali – afferma il presidente Carlo Rienzi – Gli influencer, infatti, si arricchiscono lanciando operazioni di solidarietà sui social, attraverso un incremento di follower e interazioni che fa crescere il loro potere commerciale e, di conseguenza, i loro guadagni. Va poi considerato che un influencer percepisce fino a 75mila euro per ogni singolo post che pubblica: questo significa che un sanzione massima da 50mila euro, così come prevede la nuova legge, è assolutamente inadeguata a garantire correttezza verso i consumatori, e sarebbe stato meglio adottare misure più incisive e limiti più stringenti nei confronti di chi opera sui social network».

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