AI su WhatsApp, Commissione apre indagine antitrust su Meta (Foto di Pete Linforth da Pixabay)
AI su WhatsApp, Meta nel mirino della Commissione europea
La Commissione europea avvia un’indagine antitrust su Meta per la politica di integrazione dell’AI su WhatsApp. Un provvedimento analogo è stato avviato in Italia dall’Autorità garante della concorrenza
La Commissione europea avvia un’indagine antitrust su Meta per l’integrazione degli strumenti di intelligenza artificiale, e le relative politiche, su WhatsApp. L’indagine, annunciata oggi da Bruxelles, riguarda il modo in cui Meta ha integrato il suo sistema Meta AI nel servizio di messaggistica e la politica relativa all’accesso dei fornitori di AI su WhatsApp.
“I mercati dell’AI sono in forte espansione in Europa e oltre – ha detto Teresa Ribera, Vicepresidente esecutivo per una transizione pulita, giusta e competitiva – Dobbiamo garantire che i cittadini e le imprese europei possano trarre pieno vantaggio da questa rivoluzione tecnologica e agire per impedire che gli operatori digitali dominanti abusino del loro potere per escludere i concorrenti innovativi. Per questo motivo stiamo valutando se la nuova politica di Meta possa essere illegale ai sensi delle norme sulla concorrenza e se sia necessario agire rapidamente per prevenire eventuali danni irreparabili alla concorrenza nel settore dell’AI”.
Indagine antitrust sulla politica AI di Meta
La Commissione europea ha avviato una formale indagine antitrust per valutare se la nuova politica di Meta sull’accesso dei fornitori di intelligenza artificiale a WhatsApp possa violare le norme dell’UE in materia di concorrenza. La nuova politica di Meta, annunciata a ottobre di quest’anno, vieta ai fornitori di AI di utilizzare uno strumento che consente alle aziende di comunicare con i clienti tramite WhatsApp, la “WhatsApp Business Solution”, quando l’intelligenza artificiale è il servizio principale offerto. Le imprese possono usare gli strumenti di AI per funzioni ausiliarie o di supporto, come l’assistenza clienti automatizzata offerta tramite WhatsApp.
La Commissione teme che questa politica possa impedire ai fornitori di AI terzi di offrire i propri servizi tramite WhatsApp nello Spazio economico europeo.
Diversi fornitori di intelligenza artificiale infatti offrono l’accesso ai propri assistenti AI attraverso WhatsApp, permettendo agli utenti di interagire con l’AI conversazionale direttamente all’interno dell’app per rispondere a domande, generare contenuti o accedere all’assistenza clienti.
Meta attuerà la nuova politica attraverso un aggiornamento dei termini e delle condizioni di WhatsApp per gli utenti aziendali: per i fornitori di IA già presenti su WhatsApp, l’aggiornamento sarà applicabile a partire dal 15 gennaio 2026, mentre per i fornitori di IA nuovi su WhatsApp l’aggiornamento è già applicabile dal 15 ottobre 2025.
“Come risultato della nuova politica, i fornitori di IA concorrenti potrebbero essere bloccati e non riuscire a raggiungere i propri clienti tramite WhatsApp – spiega Bruxelles – D’altra parte, il servizio di AI di Meta, “Meta AI”, rimarrebbe accessibile agli utenti sulla piattaforma”.
Se confermate, le pratiche contestate violerebbero le norme europee in materia di concorrenza che vietano l’abuso di posizione dominante.
In Italia un’indagine analoga
L’indagine formale, spiega Bruxelles, riguarderà lo spazio economico europeo a eccezione dell’Italia, dove un’indagine è stata aperta su questi temi dall’Autorità Antitrust, per “evitare sovrapposizioni con il procedimento in corso dinanzi all’Autorità garante della concorrenza e del mercato italiana per l’eventuale imposizione di misure provvisorie relative al comportamento di Meta”.
A luglio di quest’anno, l’Antitrust italiano ha aperto un’istruttoria verso Meta per possibile abuso di posizione dominante legato alla pre-installazione di Meta AI su WhatsApp.
Poi a novembre ha ampliato il procedimento perché, secondo l’Autorità, le nuove condizioni contrattuali di WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre scorso, e l’integrazione di nuovi strumenti di interazione o funzionalità di Meta AI in WhatsApp “possono limitare produzione, sbocchi o sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di AI Chatbot”.
In pratica le imprese che vogliano utilizzare la piattaforma WhatsApp come canale per offrire il proprio servizio di AI Chatbot devono rispettare nuove condizioni di contratto che ne determinano l’esclusione dalla piattaforma: con effetto immediato, per le imprese non ancora presenti su WhatsApp al 15 ottobre 2025 e, per quelle già presenti, a partire dal 15 gennaio 2026. E fra i servizi di AI Chatbot che già sono presenti sulla piattaforma WhatsApp ci sono sia imprese di grandi dimensioni e verticalmente integrate, o comunque con importanti relazioni finanziarie e commerciali con le big tech sia nuove imprese minori.
Udicon: “Stop ai servizi digitali imposti dall’alto”
“Integrare un assistente di IA in un servizio essenziale come WhatsApp senza un consenso chiaro e senza reali alternative mina libertà di scelta e concorrenza – commenta in Italia Martina Donini, presidente nazionale Udicon – Il tema non riguarda solo la privacy, ma la struttura stessa dei mercati digitali. Quando un operatore grande come Meta introduce funzioni proprietarie che diventano, di fatto, ‘obbligate’, il rischio è un ambiente digitale che finisce per limitare l’autonomia degli utenti. È necessario che le verifiche procedano in modo puntuale e che ogni scelta operativa tenga conto, prima di tutto, dei diritti e delle garanzie dei consumatori”.

