Trasformazione digitale, l’Europa fa progressi ma non basta ancora (fonte immagine: pixabay)

L’Europa sta avanzando nella trasformazione digitale e nel processo di digitalizzazione della società ma rimangono alcune lacune in termini di competenze digitali dei cittadini, diffusione di reti 5G avanzate e digitalizzazione delle PMI. È il quadro che emerge dall’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI) 2022, che registra i progressi compiuti negli Stati membri dell’UE in ambito digitale, pubblicato ieri dalla Commissione europea.

Trasformazione digitale, progressi e lacune

Durante la pandemia di COVID-19 – scrive Bruxelles – gli Stati membri hanno compiuto progressi nei loro sforzi di digitalizzazione ma stentano ancora a colmare le lacune in termini di competenze digitali, digitalizzazione delle PMI e diffusione di reti 5G avanzate. Ad esempio l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale e dei big data da parte delle imprese si attesta, rispettivamente, all’8% e al 14% (a fronte dell’obiettivo del 75% entro il 2030).

Dal 2014 la Commissione monitora i progressi compiuti dagli Stati nella trasformazione digitale e nella digitalizzazione. Un settore fondamentale che potrà ricevere la spinta dei fondi messi a disposizioni dall’Europa. Il dispositivo per la ripresa e la resilienza, con circa 127 miliardi di euro destinati a riforme e investimenti nel settore digitale, offre infatti «un’opportunità senza precedenti, che l’UE e gli Stati membri non possono lasciarsi sfuggire, per accelerare la trasformazione digitale», evidenzia la Commissione. Gli Stati hanno destinato in media il 26% della dotazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza alla trasformazione digitale, superando la soglia obbligatoria del 20%.

La digitalizzazione si sta intensificando

La maggior parte degli Stati sta avanzando nella trasformazione digitale ma le imprese stentano ad adottare tecnologie digitali fondamentali, come l’intelligenza artificiale (IA) e i big data. Occorre inoltre intensificare gli sforzi per garantire la piena diffusione dell’infrastruttura di connettività (in particolare il 5G) necessaria per servizi e applicazioni altamente innovativi. Le competenze digitali sono un altro settore importante in cui gli Stati membri devono compiere progressi più ampi.

«Il ritmo della digitalizzazione si sta intensificando – ha detto Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale – La maggior parte degli Stati membri sta compiendo passi avanti nella costruzione di una società e di un’economia digitale resilienti. Dall’inizio della pandemia abbiamo compiuto sforzi notevoli per sostenere gli Stati membri in questa transizione, ad esempio tramite i piani per la ripresa e la resilienza, il bilancio dell’UE o, più di recente, anche tramite il dialogo strutturato su istruzione e competenze digitali. Perché dobbiamo sfruttare al massimo gli investimenti e le riforme necessari per conseguire gli obiettivi del decennio digitale nel 2030. Quindi il cambiamento deve realizzarsi da subito».

 

DESI 2022

 

Trasformazione digitali e differenze nazionali

Ci sono differenze fra gli stati, come sempre in queste classifiche, ma anche un generale processo di convergenza fra chi sta più indietro e cresce in modo più rapido. L’Italia per esempio non è alta in classifica e si posiziona al 18° posto ma, evidenzia il report DESI, sta guadagnando terreno.

Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia restano all’avanguardia dell’UE. Ma anche questi paesi, spiega la Commissione, presentano lacune in settori chiave: la diffusione di tecnologie digitali avanzate quali l’IA e i big data, che rimane al di sotto del 30% e molto lontana dall’obiettivo del decennio digitale del 75% per il 2030; la diffusa carenza di personale qualificato, che rallenta il progresso generale e porta all’esclusione digitale. C’è una tendenza generale positiva alla convergenza: il livello di digitalizzazione dell’UE continua a migliorare e gli Stati membri partiti dai livelli più bassi crescono a un ritmo più rapido recuperando terreno a poco a poco.

In particolare, prosegue Bruxelles, l’Italia, la Polonia e la Grecia hanno migliorato notevolmente i loro punteggi DESI negli ultimi 5 anni, realizzando investimenti consistenti grazie a una maggiore attenzione politica al digitale, anche con l’aiuto dei finanziamenti europei.

Le competenze digitali dei cittadini

Un settore chiave è quello delle competenze digitali dei cittadini. Solo poco più della metà degli europei ha infatti, tuttora, competenze digitali di base.

«Poiché gli strumenti digitali diventano parte integrante della vita quotidiana e della partecipazione alla società, le persone prive di adeguate competenze digitali rischiano di essere lasciate indietro – evidenzia la Commissione europea –  Solo il 54% degli europei di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base: l’obiettivo del decennio digitale è di arrivare almeno all’80% entro il 2030».

Un altro problema è rappresentato dagli specialisti e dalla carenza di personale qualificato. Sebbene fra il 2020 e il 2021 siano entrati nel mercato del lavoro 500 mila specialisti di TIC, i 9 milioni di specialisti dell’UE sono ben al di sotto dell’obiettivo di raggiungere i 20 milioni di specialisti di TIC entro il 2030 e non sono sufficienti a rimediare alla carenza di personale qualificato per le imprese. Nel 2020 oltre metà delle imprese dell’UE (il 55%) segnalava difficoltà nel coprire i posti vacanti di specialisti in TIC.

Questa carenza, evidenzia Bruxelles, rappresenta «un pesante ostacolo alla ripresa e alla competitività delle imprese dell’UE. La mancanza di competenze specialistiche sta inoltre frenando gli sforzi dell’UE per conseguire gli obiettivi del Green Deal. Sono quindi necessari sforzi ingenti per la riqualificazione e lo sviluppo delle competenze della forza lavoro».


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