Le nuove tendenze dei consumi alimentari: dal free from al veg, gli italiani secondo il carrello della spesa

Le nuove tendenze dei consumi alimentari: dal free from al veg, gli italiani nel carrello della spesa

Le etichette dei prodotti raccontano i consumi degli italiani, dice l’Osservatorio Immagino GS1 Italy, che racconta ancora le nuove tendenze dei consumi alimentari. Dal free from al mondo veg, dal rich in all’italianità, ecco le tendenze di consumo che emergono dal carrello della spesa

Nuove tendenze dei consumi alimentari emergono da fenomeni di consumo che identificano altrettanti universi di valore, dall’italianità al free from all’attenzione agli stili di vita. Le etichette dei prodotti raccontano i consumi degli italiani, dice l’Osservatorio Immagino GS1 Italy, giunto ormai all’undicesima edizione (è uscito il nuovo numero del 2022). Il dossier monitora un maxi carrello della spesa composto da oltre 128 mila prodotti, alimentari e non, di supermercati e ipermercati, per 39 miliardi di euro di vendite, pari al 83% del sell-out totale.

La lettura dei consumi degli italiani e delle nuove tendenze passa dalle informazioni presenti sulle etichette e sulle confezioni dei prodotti. E anche quest’anno si conferma, sul fronte del cibo, come le nuove tendenze dei consumi alimentari si muovano fra italianità, rivendicazioni di assenza o maggior presenza di alcuni ingredienti e prodotti lifestyle che caratterizzano anche nel carrello della spesa un particolare stile di vita – come quello vegetariano o vegano. Ecco dunque le tendenze alimentari che emergono, o si modificano, secondo la nuova edizione dell’Osservatorio.

Il mondo dell’italianità

Sono quasi 24 mila prodotti, pari al 26,8% del mondo food, che riportano i claim “made in Italy”, “prodotto in Italia”, “solo ingredienti italiani”, “100% italiano” o le indicazioni geografiche europee (come Igp, Dop, Docg e Doc), la “bandiera italiana” o il nome della regione di riferimento.

Nel 2021 la corsa all’italianità nel carrello della spesa si è stabilizzata, i prodotti col riferimento all’italianità hanno chiuso l’anno con oltre 8,9 miliardi di euro di vendite tra ipermercati e supermercati e il giro d’affari è rimasto stabile (-0,1%).

Nonostante la stabilità delle vendite, scrive il dossier, «quello dell’italianità resta il fenomeno più pervasivo tra quelli individuati dall’Osservatorio Immagino, poiché accomuna il 26,8% delle referenze rilevate e contribuisce per il 27,5% al giro d’affari complessivo del paniere Immagino».

Ii primi tre claim più presenti in etichetta sono la bandiera italiana, il claim “100% italiano” e “prodotto in Italia”.

Nel paniere italianità la crescita più alta è quella messa a segno dagli oltre 4 mila prodotti che evidenziano in etichetta di aver ottenuto la Doc (Denominazione di origine controllata), la Dop (Denominazione di origine protetta) o la Docg (Denominazione di origine controllata e garantita): nell’arco di 12 mesi il loro giro d’affari è aumentato del +4,0% arrivando a 1,3 miliardi di euro.

 

Festival del giornalismo alimentare
Fenomeni di consumo, il carrello della spesa fra italianità, free from e vegan

 

Meglio senza? Il mondo del free from

Nel mondo del free from rientra un insieme di prodotti che presentano in etichetta o sul packaging una serie piuttosto ampia di claim, accomunati dalla minore o assoluta non presenza di qualcosa: ad esempio “pochi zuccheri”, “poche calorie”, “senza zucchero”, “senza olio di palma”, “senza grassi idrogenati”, “senza sale”, “senza aspartame”, “senza conservanti”, ”senza OGM”.

«Il 2021 ha segnato una battuta d’arresto nella, fino ad allora, intensa crescita del business dei prodotti “senza”, ossia quelli che evidenziano sulle etichette l’assenza di un ingrediente, componente o nutriente».

Si tratta di un paniere ampio nel quale rientrano il 17,8% di tutti i prodotti alimentari rilevati in quest’edizione dell’Osservatorio Immagino. Sono oltre 14 mila referenze che hanno realizzato oltre 7,2 miliardi di euro di vendite. L’anno si è chiuso però con un meno 0,1% a valore.

Dietro questa tendenza ci sono andamenti diversi per i vari claim. Il 2021 è un anno negativo per i prodotti “senza olio di palma” (3,7% di incidenza sul totale): hanno totalizzato 1,7 miliardi di euro di sell- out, in calo del -1,8% rispetto all’anno precedente.

ll trend più significativo che ha connotato il 2021 del paniere free from è invece quello dell’attenzione agli zuccheri. I prodotti con “pochi zuccheri” crescono del +10,4% rispetto al 2020 e quelli “senza zuccheri aggiunti” aumentano del +10,6%.

Fra le diciture più recenti, continua l’espansione dei nuovi claim “senza antibiotici” e del “non fritto” (rispettivamente più 5,6% e più 17% nelle vendite) «a conferma di come sia l’attenzione al salutismo la principale motivazione di scelta dei prodotti “senza”», rileva l’Osservatorio.

Sono tre i claim emergenti nel mondo del free from. Il primo è “poche calorie”, rilevato dall’Osservatorio Immagino su 450 prodotti che nel 2021 hanno incassato oltre 144 milioni di euro, il +10,9% rispetto al 2020. C’è poi da registrare il successo del claim “senza antibiotici”, che ha chiuso il 2021 con un +5,6% di vendite (arrivate a oltre 109 milioni di euro), determinato dalla consistente espansione dell’offerta (+12,6%), soprattutto nelle carni avicole e nelle specialità ittiche, mentre la domanda è risultata in accentuato calo (-7,1%). Il claim “non fritto” è stato trovato sulle etichette di 367 prodotti e ha chiuso l’anno con quasi 84 milioni di euro di sell-out, incassando il +17,0% rispetto al 2020.

Un po’ di più: il mondo del rich in

Qui rientra una serie piuttosto ampia di claim accomunati dalla presenza in assoluto o in forma maggiore di qualcosa: “con vitamine”, “ricco di fibre”, “con Omega 3”, “integrale”, “ricco di ferro”, “fonte di calcio”, per esempio.

Nove claim su dodici hanno visto aumentare le vendite, che in tutto salgono del 2%. I rich in rappresentano il 12% del paniere dei prodotti e nel 2021, in supermercati e ipermercati, hanno sfiorato i 3,8 miliardi di euro di vendite, in crescita del +2% rispetto all’anno precedente.

«Il claim “proteine” è il fenomeno del 2021 nel mondo del rich-in: non solo ha ottenuto l’aumento delle vendite più significativo (+6,4%) ma ha anche scavalcato il claim “fibre”, diventando il numero uno in termini di incassi, con 1,1 miliardi di euro, pur rimanendo al secondo posto per numerosità dell’offerta».

 

Osservatorio immagino 2022/1 – I prodotti lifestyle

 

Lo stile di vita nel carrello: a tutto veg

Nel mondo del lifestyle rientrano prodotti adatti ad un determinato stile di vita: “idoneo a uno stile di vita vegetariano”, “idoneo a uno stile di vita vegano”, “halal”, “kosher”, “biologico”.

Le vendite di questo paniere, oltre 13 mila referenze che rappresentano il 14,2% del paniere dell’Osservatorio, sono stabili. Rispetto al 2020, il giro d’affari è lievemente diminuito del -0,3% ed è stato superiore a 3,4 miliardi di euro. I claim più dinamici sono quelli del mondo vegetariano e vegano.

«Guardando all’intero paniere, l’avanzata dei prodotti privi di componenti animali emerge come il trend più rilevante del 2021. Sia a livello macro (veg), sia a livello di singoli claim (vegetariano, vegano), ha registrato ovunque vendite in crescita, trainate dal maggior utilizzo di queste indicazioni sulle etichette dei prodotti. L’insieme dei prodotti vegetariani e vegani, il mondo “veg”, è rappresentato da una numerica di prodotti pari al 5,2% che sviluppano un giro d’affari complessivo pari al 6,0% del totale alimentare».

Si tratta di oltre 4600 referenze per 1,9 miliardi di euro di vendite che rispetto al 2020 hanno ottenuto un aumento del +0,6% di vendite. Nel dettaglio, poi, il giro d’affari dei prodotti etichettati come vegetariani è aumentato nel 2021 del +1,8%, superando gli 1,3 miliardi di euro; il claim vegano aumenta le vendite del 2,3% su base annua, superando i 935 milioni di euro.


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Sabrina Bergamini
Sabrina Bergamini
Giornalista professionista. Responsabile di redazione. Romana. Sono arrivata a Help Consumatori nel 2006 e da allora mi occupo soprattutto di consumi e consumatori, temi sociali e ambientali, minori, salute e privacy. Mi appassionano soprattutto i diritti e i diritti umani, il sociale e tutti quei temi che spesso finiscono a fondo pagina. Alla ricerca di una strada personale nel magico mondo del giornalismo ho collaborato come freelance con Reset DOC, La Nuova Ecologia, Il Riformista, IMGPress. Sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione alla Sapienza con una tesi sul confronto di quattro quotidiani italiani durante la guerra del Kosovo e ho proseguito gli studi con un master su Immigrati e Rifugiati. Le cause perse sono il mio forte. Ho un libro nel cassetto che prima o poi finirò di scrivere. Hobby: narrativa contemporanea, fotografia, passeggiate al mare. Cucino poco ma buono.

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