Airbag difettosi, la Corte d’Appello di Torino boccia il ricorso di PSA Italia (Foto Dietmar Janssen per Pexels)
Airbag difettosi, la Corte d’Appello di Torino boccia il ricorso di PSA Italia
La Corte di Appello di Torino ha bocciato il ricorso presentato da PSA Italia verso il provvedimento di condanna del Tribunale Civile sul caso degli airbag difettosi installati sulle auto Citroen. Codacons, Adusbef e Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi: la Corte conferma le ragioni dei consumatori
La Corte di Appello di Torino ha bocciato il ricorso d’appello di PSA Italia sul caso degli airbag difettosi, presentato dalla società contro il provvedimento di condanna del Tribunale civile di Torino che imponeva una serie di azioni a tutela degli automobilisti. Il provvedimento dello scorso ottobre condannava la società a “cessare le condotte omissive che hanno arrecato danno ai propri clienti” nella campagna degli airbag difettosi, una vicenda che riguarda circa 190mila veicoli Citroen C3 e DS3, prodotti tra il 2009 e 2019.
Codacons, Adusbef e Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi avevano promosso un’azione inibitoria nei confronti della società, conclusasi con un provvedimento di condanna, che PSA ha chiesto di annullare dinanzi alla Corte di Appello di Torino.
Il ricorso è stato dunque respinto, annunciano oggi in una nota congiunta le tre associazioni, per le quali “la Corte di Appello di Torino sconfessa su tutta la linea la difesa di Psa Italia, e conferma interamente le ragioni dei consumatori. Ora la società dovrà attenersi a quanto disposto dal Tribunale e mettere in atto le misure individuate dai giudici di primo grado”.
Il caso degli airbag difettosi
Il caso è quello degli airbag difettosi e della campagna di richiamo, avviata nel maggio dello scorso anno, con l’arrivo della comunicazione che notificava a migliaia di persone un difetto nei dispositivi di gonfiaggio dei cuscini salvavita delle automobili di cui erano proprietari. Nella nota, trasmessa da Groupe PSA e DS Automobilies in qualità di aziende produttrici delle vetture coinvolte, veniva specificato che “le sostanze chimiche contenute in questi dispositivi di gonfiaggio potrebbero deteriorarsi nel tempo, esponendo guidatore e passeggero al rischio di rottura del dispositivo di gonfiaggi dell’airbag con una forza eccessiva in caso di incidente, in grado di provocare gravi lesioni o morte”.
Si raccomandava quindi ai destinatari delle lettere di non utilizzare i veicoli. Le società hanno dunque richiamato oltre 497 mila vetture Citroën modello C3 e oltre 108 mila veicoli modello DS3 non solo in Italia, ma anche in altri Paesi in Europa, Medio Oriente e Nord Africa.
Sotto i riflettori delle associazioni dei consumatori è dunque finita ben presto quella che è diventata un’odissea per molti automobilisti, stretti fra l’impossibilità di usare l’auto – gli utenti hanno denunciato l’indisponibilità, presso i centri assistenza autorizzati, delle componenti necessarie alla riparazione – e risarcimenti negati.
Airbag difettosi, le misure richieste
A ottobre 2024 il Tribunale di primo grado aveva condannato Groupe PSA Italia ad attuare una serie di misure quali fornire un’auto sostitutiva agli automobilisti coinvolti nella campagna di richiamo degli airbag difettosi e a completare con urgenza la loro sostituzione, sostituire il kit airbag alle automobili che avevano già fatto il check-in e mettere l’autovettura sostitutiva, o il voucher per il servizio di car-sharing, a disposizione del cliente entro 7 giorni dalla sua richiesta. Fra gli obblighi, inoltre, l’adozione di una serie di misure anche informative verso gli utenti, con la possibilità di fare richiesta di un’auto sostitutiva (o di optare per voucher di car-sharing dove il servizio è presente).
Nella motivazione, i cui stralci sono riportati dal Codacons, la Corte considera “irrilevante” il fatto che PSA non sia il produttore dei veicoli e che lo sia invece Citroen e rileva che “come ben ha spiegato il giudice di prime cure, il tempo ragionevole per la sostituzione è sicuramente trascorso giacché questa non è minimamente avvenuta entro un congruo periodo, visto che la difettosità degli airbags era (documentalmente) nota sin dal 2020 e dopo cinque anni le operazioni di richiamo dei veicoli non sono ancora state completate”. Per quanto riguarda la messa a disposizione dei veicoli di cortesia, i richiedenti si fermano al 12,5%, una “bassissima percentuale” che per la Corte è un “dato anomalo” che “indica presuntivamente un deficit informativo a favore dell’utente anche circa modalità e tempi di fornitura”.

